venerdì 22 marzo 2019

La catarsi del pedalino

Il pensare logora.
Il non pensare, uccide.
                       Lorenzo Reschiglian


Le nostre vite sono un susseguirsi di situazioni non sempre piacevoli, siamo spesso messi di fronte a scelte che non sono, semplicemente difficili, ma il più delle volte lo diventano a causa del poco tempo che si ha a disposizione per valutarle, lasciando che sia la pancia, il destino o l'intuito a scegliere per noi.
I risultati sono quasi sempre catastrofici.
Perché?
Oltre alla sopra citata, spesso immotivata mancanza di tempo, c'è una motivazione ben più complessa, che in effetti relega il fattore tempo a mera scusa per l'accaduto.
Il vero guaio sono le aspettative.
Le aspettative, sia nostre nelle nostre capacità, sia le altrui nelle nostre capacità...
Gli altri sembrano sempre chiederci l'impossibile, non credo esclusivamente perché confidino nelle nostre capacità, ma più perché sono consci delle proprie incapacità, così ci sovrastimano nella speranza di vederci cadere e di occultare le proprie mancanze, nella polvere del nostro tonfo.
Esagero?
Forse.
Ma tutti ridiamo quando, in auto veniamo sorpassati da un altro veicolo che, subito dopo, viene fermato dalle forze dell'ordine.
Ridiamo perché?
Per il subitaneo intervento della giustizia divina?
No.
È una sorta di scarico nervoso, dovuto all'invidia provata nei confronti di chi ha una macchina più bella o nuova o potente della nostra, inconsciamente ci sentiamo in colpa e, con una risatina, cerchiamo di mondare i cattivi pensieri...
Ma torniamo alle aspettative, qui un piccolo esame di coscienza è d'obbligo, guardiamoci dentro, siamo sicuri che gli altri ci chiedano sempre l'impossibile?
O siamo noi che ci limitiamo ancor prima di metterci in gioco?
E questi limiti, tentiamo di superarli o temiamo siano insormontabili?
Sinceramente, quante volte usciamo sconfitti, perché abbiamo già perso prima di cominciare?
Che aspettative abbiamo su di noi?
Quante ne riversiamo nell'intento di appesantire chi riteniamo ci sia superiore?
Pensieri.
Tonnellate di pensieri.
Che schiacciano le nostre aspettative.
Il tempo, sempre lui, scorre e noi con lui, rallentati da zavorre cognitive.
Lo dico da sempre, il tempo, prendiamoci del tempo, tempo per noi.
Per riposare la mente.
Facendo altro.
Io faccio le lavatrici.
Divido i colorati dai bianchi.
Le fibre naturali dai sintetici.
Schiaccio il tasto e via.
Il tempo che preparo la macchina è tempo che io guadagno, le mani lavorano, io penso.
Poi.
Poi c'è da stendere i panni.
Trovare il bandolo nella matassa uscita dall'obló.
Solitamente una asciugamani.
Le maglie.
I pantaloni, rigorosamente appesi dalle gambe.
Ed ecco, i calzini, il vero momento catartico.
I calzini, vanno attaccati a copie, vicini vicini, dopo averli "girati" per il  giusto verso.
Rilassante.
Appunto, catartico.
Ecco, forse per le nostre aspettative, dovremmo iniziare così, piccoli passi, come accoppiare due pedalini, non grandi progetti, non puntiamo a salvare il mondo, no, puntiamo ad accoppiare i calzini due a due, ragionando a piccoli step realizzabili, spostare sempre più su l'asticella, ma una tacca alla volta, calzino dopo calzino.
Le mani lavorano, la mente vaga per sogni...

saluti

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