domenica 31 maggio 2020
aspettando
domenica 29 dicembre 2019
Ecco il solito post di fine anno...
quello che dico, non di
quello che capisci tu.
lunedì 11 novembre 2019
Verso 103
è assolutamente relativa,
provate a parlarne con un
pescatore...
martedì 15 ottobre 2019
L'amore e altre stupidaggini
capita di fermarsi a pensare...
Poi, per fortuna, passa...
Tutto passa.
domenica 29 settembre 2019
Greta Thunberg e il 1988...
domenica 25 agosto 2019
Ti ho sempre dato del lei...
parla di noi più di qualunque cosa noi
si faccia durante la vita.
Reschiglian Lorenzo
giovedì 22 agosto 2019
Bulli, pupe e marinai
ma ci manca tutto il resto.
Reschiglian Lorenzo
venerdì 24 maggio 2019
Politica, popolo, pecore, pastori e pensieri
venerdì 22 marzo 2019
La catarsi del pedalino
Lorenzo Reschiglian
sabato 23 febbraio 2019
Eppoi, una mattina, ti svegli...
La vita, il tempo e tutto
ciò che vi è dentro, un
respiro alla volta...
Lorenzo Reschiglian
Si corre, si corre in continuazione, si corre anche quando non ce n'è bisogno, si corre perché già si stava correndo e cosi, si continua a correre.
Sempre in perenne affanno, sempre in ritardo, in ritardo da cosa non si ha più nemmeno memoria.
Il tempo è il bene e la mancanza allo stesso tempo...
Avessimo almeno una meta, un traguardo, uno scopo da raggiungere, dico oltre la morte, no, corriamo perché tutti corrono, corrono e scorrono in mille scie sfocate, impalpabili e irraggiungibili.
Esopo taci.
Tutto sembra importante, tutto sembra stramaledettamente importante e, ancora più importante è farlo in fretta.
Viviamo in competizione.
Ci serve di più, ancora di più, più grosso, più grande, più importante, più nuovo, più moderno, più di te, più di lui o di chicchessia, basta che sia di più, di più e prima.
Eppoi, una mattina, ti svegli.
Eppoi una mattina ti svegli ed è una mattina come le altre, c'è il sole o forse no, hai dormito bene o forse no, tutto intorno a te è lo stesso, lo stesso o forse no.
O forse si?
Come ieri prepari la colazione, ma spendi un istante in più, mettendo bene le tazze, controllando il caffè nella caffettiera, appoggiando la brioche a formare un sorriso, cercando i gatti per distribuire cibo e coccole, ti stringi nell'abbraccio di tuo figlio, senza la fretta di distaccarsi, dai un bacio in più a tua moglie e poi ancora un altro.
Tutto quasi come ieri.
Tutto quasi come ieri, solo che oggi, oggi, ti piace di più.
Il mondo, il mio mondo, non corre più.
Il mio mondo non ha più bisogno di correre, io, io non sento il bisogno di correre.
E non è l'unica cosa che è cambiata, tutto quello che c'è intorno a me è cambiato, tutto è cambiato perché tutto è rimasto assolutamente quello che già era, ma io, io lo vivo diversamente.
Le mie necessità sono diverse, come diverse sono le percezioni ad esse legate.
Mi piace respirare, sentendo e gustando l'aria, espirando lentamente, come a salutare un amico che parte, cercando di dilatare il tempo, espandendo i polmoni.
Mi piacciono quegli istanti di non curanza, dove le lancette sembrano invertire il passo, dove il tempo non si ferma, ma, ma un secondo sembra durare di più, di più ed è un regalo alla vita, perché quel secondo è solo mio, solo mio ed è un secondo che sento di aver vissuto, vissuto perché l'ho sentito in me.
Eccolo il presente, il dono che ne è sinonimo, la consapevolezza del tempo, non quello che scorre, ma quello che scorro, quello che vivo e sento in me.
Ed ecco che non è più importante occupare il tempo, non è più importante impiegare il tempo o evitare di perdere tempo, ma lo è sentire il tempo, sentirsi parte del tempo, del proprio tempo; smettere di essere vinti alla rincorsa del tempo, ma padroni di se stessi al suo interno.
Rallentare.
Fino a fermarsi.
Respirare.
Piano.
Il mondo corre se noi corriamo, ma è fermo se noi ci fermiamo.
La routine non necessariamente significa noia.
Amo.
Amo il tempo.
Amo alzarmi presto, non per correre, ma per avere il tempo di fare le cose col giusto tempo.
Preparare la colazione o riempire una lavastoviglie, diventano noiosa routine se noi diventiamo degli automi senza sentimenti e agli automi, non importa lo scorrere del tempo, perché non hanno sentimenti.
Io vivo di sentimenti, di emozioni e di necessità ed è per questo che ho deciso di camminare a fianco del mio tempo, sentendolo in me e avendone cura, perché il tempo non ha limiti, ma il mio tempo, la mia vita si e ogni istante è unico, unico e perderlo significa perdere un po' di se stessi e perdere se stessi, significa perdere l'unica cosa che abbiamo veramente.
Saluti.
martedì 12 febbraio 2019
Traslocare idee...
E poi, cos’è l’amore?
Cosa significa, amare?
Non è facile rispondere…
O si?
Lorenzo Reschiglian
Quante persone ci sono al mondo? Circa sette miliardi e mezzo…
Volendo togliere i troppo giovani, che forse ancora non hanno sufficiente discernimento per parlare d’amore, volendo togliere chi non sarà mai abbastanza cresciuto per parlarne e chi lo è troppo e, forse se lo è dimenticato, volendo anche togliere chi, parlando d’amore, ha idee troppo confuse, ammalate o violente, volendo egoisticamente, calcolare solo le persone “sane e normali”, quindi etero e gay ambosessi, quanti siamo al mondo?
Facciamo i pessimisti, diciamo la metà, metà abbondante, quindi quattro miliardi.
Quattro miliardi.
Quattro miliardi di persone.
Ok?
Sono convinto che se le interrogassimo tutte, se a tutte chiedessimo, cos’è l’amore, sono convinto che avremmo quattro miliardi di risposte diverse; probabilmente non diversissime, probabilmente si riuscirebbe a trovare un “minimo comune denominatore”, una sorta di traccia che renda, l’amore, qualcosa di mondiale, un ingrediente comune in quattro miliardi di ricette diverse.
Ok?
La domanda che sorge spontanea è, chi ha ragione?
Chi, tra questi quattro miliardi, ha la soluzione definitiva alla più antica delle domande?
Chi?
Nessuno, ma anche tutti.
L’amore è un sentimento troppo grande per poterlo confinare, per darle un nome univoco o una connotazione finita.
l’amore è, necessariamente, confusione.
Confusione di idee, sentimenti, movimenti e convinzioni…
L’amore non può essere, calcoli e certezze.
Ognuno ama a modo suo e non si può pretendere di trovare qualcuno che ami, e ci ami, nello stesso modo che amiamo noi, non esiste e non funzionerebbe.
Le due metà della coppia, sono come due motori, molto simili ma separati, allora cos’è l’amore?
L’amore è la frizione che unisce questi due motori, che accoppia le differenze nel modo di amare.
Amarsi significa, comprendersi, cioè accettare e farsi accettare.
Amare non è guardarsi alla ricerca dei difetti altrui, ma guardare insieme, nella stessa direzione che si è deciso di percorrere.
Per me, l’amore è il più semplice dei sentimenti, se non lo carichiamo di inutili necessità.
L’amore è un sentimento che nasce nudo, l’errore sta nel vestirlo come piace a noi o come pensiamo possa piacere ad altri.
Difficile certo, difficile perché, spesso, la nostra mente è un vecchio armadio pieno di stracci…
Saluti.
mercoledì 16 gennaio 2019
Pawel Adamowicz
La storia si ripete.
La storia è ciclica.
Possono cambiare i nomi.
Possono cambiare i luoghi.
Ma tutto rimane uguale.
Uguale, inutilmente.
Reschiglian Lorenzo
Il problema come al solito, sta nella crisi, non la crisi dei valori, che non frega un cazzo a nessuno, ma bensì la solita, cara e rassicurante crisi economica.
Una sesantina d'anni fa, ad uno così, lo stato coadiuvato dall'esercito, gli avrebbero organizzato un corteo, con tanto di auto scoperta da far passare tra due ali di persone festanti, così da poterlo prendere a fucilate da un edificio, magari per risparmiare qualcosina, lo si poteva prendere a revolverate durante un comizio pubblico, tirando i costi all'osso, lo si poteva avvicinare in un giorno qualunque, con una scusa banale, tipo farsi fare un autografo in mezzo alla folla, per poi sparargli alla schiena.
Tutto bello, bellissimo ma dispendioso.
Ma la crisi è una brutta bestia, tra "spending reviou", brexit, immigrazione, accise, global warming e escort sempre più care, i soldi insomma devono essere "impegnati" la dove servono veramente...
Così, i poveri poteri occulti, tra una bottiglia di Cristal e un soffocotto, frugandosi nelle tasche dei loro pantaloni calati, racimolano quattro spicci da dare all'imbecille di turno che, temperino alla mano, ci toglie la possibilità di godere dell'intelligenza di una brava persona.
Fa niente, tanto ci sono problemi più pressanti da seguire, tipo capire chi saranno i partecipanti al grande fratello vip, la supercoppa, e soprattutto, cosa dirà la D'Urso?
Saluti
lunedì 7 gennaio 2019
Vicini ma mica tanto...
Nella vita, si operano scelte,
si fa una scala di priorità mossi
dal buonsenso, poi si butta
tutto nel cesso, si spegne il
cervello e ci si getta anima e
corpo nell'inutilità...
Reschiglian Lorenzo
Negli anni 60/70, in Arabia Saudita, si lavorava per guadagnarsi il khubz, si andava in spiaggia o al ristorante, ci si incontrava per farsi quattro chiacchiere e, come nel resto del mondo civilizzato, si tirava avanti, chi meglio, chi peggio, comunque i giorni iniziavano e finivano, e proprio come in qualunque altro paese civilizzato, la vita scorreva sia per gli uomini che per le donne…
Poi.
Poi, interpretabilissimi “dettami religiosi”, decidono che le donne sono pressoché inutili, buone soltanto per procreare (preferibilmente maschi) e governare casa in attesa che torni l’uomo, uomo che ne può fare ciò che vuole, un po' come un paio di ciabatte, ma con molto meno rispetto.
Che cinquant’anni fa, le donne andassero a scuola o in piscina, al resto del mondo non gliene fregava un cazzo, come non gliene frega un cazzo, adesso che le stesse non possono fare assolutamente niente di più divertente che essere lapidate in piazza.
Ma allora, perché i giornali sono pieni di roboanti articoli che condannano uno stato e una religione al completo?
Rigurgiti umanitari?
Redivive rivendicazioni femministe?
Il Papa che cerca moglie?
Noooneeee!
Tutto sto casino per una partita di calcio.
La supercoppa vattelapesca...
Che poi “supercoppa”, perché la coppa normale era troppo poco? Poi cosa si inventeranno in questa fregola pallonaro/pallonara? L’ipercoppa? L’ultracoppa? La megacoppaesticazzispecchioriflessosenzaritorno?
Che due palle sto schifo di calcio.
Ma torniamo un passo indietro, Supercoppa italiana, quindi un torneo per club’s italiani, giocato da squadre italiane, in Italia…
Perché la finale di questa competizione indigena, deve essere disputata in un altro paese?
Sarà mica solo per quel botto di milioni elargiti dai petrolieri?
No, dai, non è possibile, secondo me, gli avveduti Arabi, che i soldi li hanno anche perché sanno come risparmiarli, consci che prendere quei loro aerei privati, sarebbe stata una scocciatura, oltreché un costo non deducibile, decidono per il bene dell’ambiente di risparmiare carburante e scocciature, comprandosi l’evento, cosicché, con le loro tunicone e gli asciugamani in testa, possano andarselo a gustare utilizzando delle meno assetate limousine, Ferrari, Lamborghini e Fiat, ma queste ultime solo se pagati per farlo…
Quindi, passati i canonici 90 minuti (più recupero), qualcuno si ricorderà dei diritti delle donne? Ci sarà spazio tra le polemiche su chi ha vinto o perso, per parlare di giustizia sociale? Il nuovissimo moviolone mostrerà una slow motion in ultradefinizione 3D, di una donna a viso scoperto che esulta per il solo fatto di essere Donna?
Saluti
martedì 27 novembre 2018
Disparità di degenere
Un giorno dissi ad una donna:
Ti amo.
Mi credette, io no.
Lorenzo Reschiglian
In molti mi hanno chiesto cosa pensassi della giornata contro la violenza sulle donne...
Inizio col ribadire che il termine "femminicidio", mi fa cagare.
Mi fa cagare perché, in un certo modo, ghettizza un problema che, secondo me, dovrebbe essere affrontato istituzionalmente, oltre che in famiglia, sin dalla più tenera età, ed è il rispetto alla vita.
Femminicidio, ghettizza, esaltandone le misure, l'ennesimo ossimoro sfruttato dai giornalisti per accentrare l'attenzione pubblica lontano da altri problemi, problemi che, innanzitutto fanno meno audience, ma soprattutto più scomodi per il "sistema".
Così la tragedia dell'ennesima donna uccisa, per il "solo" motivo di essere donna, cancella la catastrofe delle centinaia di migliaia di morti per alcool, tabacco o tumori.
Tutta gente che se l'è andata a cercare, direte voi, nessuno obbliga l'alcolizzato a riempirsi il bicchiere, ne ad accedere l'ennesima sigaretta al tabagista o a essere donna ad una donna..
Le fascette dei monopoli di stato, sono per l'informazione come la kriptonite per Superman.
Ma sto divagando.
Quindi, cosa penso di esseri umani che uccidono altri esseri umani?
Penso che nessuno abbia il diritto di togliere la vita a chicchessia, e voglio essere chiaro, sto parlando di ignoranti, imbecilli, impotenti, idioti, invertebrati e chi più ne ha più ne metta, che uccidono per futili motivi, altre persone, quindi volutamente non parlo di, dottori, militari e compagnia bella.
Ok?
Per me, se un essere umano toglie la vita ad un altro essere umano, dovrebbe fare la stessa fine.
P.s. Non scassatemi il cazzo con qualsiasi implicazione più o meno teologico/filosofica.
Saluti
martedì 3 luglio 2018
Pret-à porter
La vita sta nella distanza che corre tra il parlare e lo spiegarsi, tra il sentire e il capirsi.
Reschiglian Lorenzo
Si tende a pensare che, se una persona, nella sua infanzia, va in buone scuole, crescendo, frequenta le migliori università e da adulto avrà le migliori opportunità di lavoro, questa sarà una persona migliore.
Probabilmente la statistica gioca a favore di questa ipotesi, ma sappiamo benissimo che la statistica é, tra le scienze, la meno attendibile...
Innanzitutto perché, per quanto siano buone le scuole e malgrado tutta la nozionistica che può essere impiantata nella testa di chiunque, certa "ignoranza" non è possibile migliorarla, e certi rimangono "ignoranti" al di là delle proprie capacità intellettive...
Cosa nutre queste "tare"? Cos'è che limita una persona "migliore" ad essere veramente una persona migliore?
L'arroganza.
L'arroganza, non necessariamente quella dei grandi distacchi, non quella dei "lei non sa con chi sono io!", no, intendo l'arroganza spicciola, quella dei "grazie" mancati, quella più nascosta tra le pieghe dell'ignoranza, quella della mai defunta "lotta di classe".
Roba da rinascimento borghese.
L'arroganza bisbigliata all'orecchio puntando il dito, quella nascosta tra falsi sorrisi, nell'accondiscendenza viziata dalla stupidità.
L'arroganza che ferisce con lame affiliate dall'inutilità.
Ti riconosco falso e ipocrita, non mi incantano ì tuoi sorrisi, non mi ingannano le pacche sulla schiena, l'arroganza sa essere leggera, sa scivolare tra le fessure della noncuranza, può volare su ali di invidia, sa posarsi come una morbida carezza...
L'arroganza siamo noi, tutti noi, l'arroganza é nostra ed è in noi, nel nostro modo di fare.
Un'arroganza pret-à porter, nel pretendere che gli altri la pensino come noi, quando siamo banderuole, l'arroganza di essere sempre sinceri, noncuranti dei sentimenti altrui, nel pretendere la sincerità, restando però ciechi ai propri limiti, l'arroganza dei voglio bene a tutti, che nasconde la paura di restare soli.
La vita é arrogante, perché ci illude ma poi finisce, la vita ci rende arroganti, nel tentativo di viverla..
Siamo arroganti che si indignano dell'arroganza altrui...
Guardiamoci negli occhi, guardiamoci senza la paura di essere guardati...
Saluti
lunedì 21 maggio 2018
Momenti
L'esistenza è fatta di istanti, tutti stretti tra loro, ma se ne metti molti insieme e di questi, tanti, ritornandoti in mente, provocano belle sensazioni, allora si parla di vita.
Reschiglian Lorenzo.
É quando non ti aspetti niente, quando dai tutto per scontato, quando credi di aver visto tutto o quando ti aggrappi ad inconsistenti certezze, che succede qualcosa, che succede ciò che non ti aspetti; succede che la vita cambia, succede che cambi prospettiva e hai voglia di guardare oltre.
Ero stanco, più di vent'anni a lavorare "in proprio", mi avevano distrutto, non tanto fisicamente, ma mentalmente, ero sfiduciato, disilluso e profondamente prostrato, l'inerzia mi sballottava senza una meta sicura, giorni opachi seguiti da altri giorni opachi...
Vagavo, aspettando che i giorni si consumassero, passando al giorno successivo.
Gli amici queste cose le percepiscono, i veri amici ti aiutano a portarne il peso, le persone speciali ti donano una prospettiva...
Katia e Davide questo hanno fatto per me, mi hanno tirato fuori dal buco dove mi nascondevo e mi hanno cambiato prospettiva, spesso anche a calci nel culo, ma solitamente parlando, ascoltando e donando le proprie esperienze.
Così, perché per loro è così che si fa.
Ora, questo ciclo vitale è giunto al suo naturale termine, ma grazie a loro, se ne apre uno tutto nuovo, tutto da scoprire e dal quale imparare.
Grazie amici miei grazie, non avrò mai modo per sdebitarmi, mi avete fatto tornare la voglia di guardare avanti.
In questo, che vuol essere un abbraccio collettivo, oltre a Katia e Davide, stringo forte a me anche tutte le persone con le quali ho passato questi ultimi anni, in ordine alfabetico per non far torto a nessuno, Barbara, Bea & Bea, Cristina, Donatella, Ilaria, Miriam, Nataly, Roberto, Serena, Tatiana e Valentina...
Grazie a tutti, vi voglio bene.
venerdì 27 aprile 2018
Avete visto crescere vostro figlio?
Un alba, in fondo non è altro che l'ennesimo giro della terra intorno al sole, però a guardar bene, con il giusto occhio, c'è molto di più.
Lorenzo Reschiglian
Ci avete fatto caso?
Un genitore non si "accorge" che i figli crescono.
Detta così sembra una brutta cosa, ma in realtà è normale, cioè, un genitore segue ogni giorno la crescita del proprio figlio, non "accorgendosi" che questi diventa più alto o parla meglio o che acquisisce consapevolezza di se, perché tutto si svolge nella quotidianità della vita, quotidianità che a volte viene scossa quando capita di ritrovare un vestitino di quando era davvero più piccolo, allora guardi tuo figlio, poi posi lo sguardo su quel abitino e pensi, sembra ieri...
Ma di ieri ne sono passati tanti e, fortunatamente ti ritrovi a sorridere perdendoti in momentanei ricordi...
Quindi?
Tutto normale, i figli crescono e noi con loro.
Io sono uno che si accorge che mio figlio cresce..
Un po' sono anche spaventato...
Poi succedono cose...
Mio figlio non è un dormiglione, nel senso che, come tutti non è contento di doversi alzare, ma svegliandolo con coccole, carezze e dispettini giocosi, ridendo si alza, nulla di pedagogico, ma io ho la convinzione che se un bambino inizia la giornata ridendo, la stessa verrà affrontata con più tranquillità.
Qualche mattina fa, vedo che si alza, parecchio prima anche dell'orario "da giorno di scuola", gli chiedo se va tutto bene, mi risponde che deve andare in bagno e che ha da fare una cosa...
Dopo qualche minuto, sento che ritorna, ma si ferma sul balcone senza rientrare, lascio passare qualche momento, infilato un maglione, lo raggiungo sul balcone...
Che fai biscotto?
Aspetto l'alba...
Mi dice, senza distogliere lo sguardo da una montagna poco distante, dietro la quale cominciava a palesarsi una pallida Alba...
Mi sfilo il maglione e glielo faccio indossare, lui ci si raggomitola come solo un bambino sa fare, mi siedo con lui, abbracciati guardiamo l'alba che incurante di noi, comincia a sorgere...
Mi dice che ha deciso quale strumento musicale vuole imparare a suonare, spiegandomi il perché della sua scelta...
Sono felice.
Lo guardo, lui ha il viso illuminato dall'alba e gli occhi pieni di sole, lo stringo forte, perché lì, su quel balcone rischiarato dai raggi di un giorno nuovo, lì abbracciato a mio figlio, lì, io l'ho sentito crescere...
Saluti.