è assolutamente relativa,
provate a parlarne con un
pescatore...
La vita, il tempo e tutto
ciò che vi è dentro, un
respiro alla volta...
Lorenzo Reschiglian
Si corre, si corre in continuazione, si corre anche quando non ce n'è bisogno, si corre perché già si stava correndo e cosi, si continua a correre.
Sempre in perenne affanno, sempre in ritardo, in ritardo da cosa non si ha più nemmeno memoria.
Il tempo è il bene e la mancanza allo stesso tempo...
Avessimo almeno una meta, un traguardo, uno scopo da raggiungere, dico oltre la morte, no, corriamo perché tutti corrono, corrono e scorrono in mille scie sfocate, impalpabili e irraggiungibili.
Esopo taci.
Tutto sembra importante, tutto sembra stramaledettamente importante e, ancora più importante è farlo in fretta.
Viviamo in competizione.
Ci serve di più, ancora di più, più grosso, più grande, più importante, più nuovo, più moderno, più di te, più di lui o di chicchessia, basta che sia di più, di più e prima.
Eppoi, una mattina, ti svegli.
Eppoi una mattina ti svegli ed è una mattina come le altre, c'è il sole o forse no, hai dormito bene o forse no, tutto intorno a te è lo stesso, lo stesso o forse no.
O forse si?
Come ieri prepari la colazione, ma spendi un istante in più, mettendo bene le tazze, controllando il caffè nella caffettiera, appoggiando la brioche a formare un sorriso, cercando i gatti per distribuire cibo e coccole, ti stringi nell'abbraccio di tuo figlio, senza la fretta di distaccarsi, dai un bacio in più a tua moglie e poi ancora un altro.
Tutto quasi come ieri.
Tutto quasi come ieri, solo che oggi, oggi, ti piace di più.
Il mondo, il mio mondo, non corre più.
Il mio mondo non ha più bisogno di correre, io, io non sento il bisogno di correre.
E non è l'unica cosa che è cambiata, tutto quello che c'è intorno a me è cambiato, tutto è cambiato perché tutto è rimasto assolutamente quello che già era, ma io, io lo vivo diversamente.
Le mie necessità sono diverse, come diverse sono le percezioni ad esse legate.
Mi piace respirare, sentendo e gustando l'aria, espirando lentamente, come a salutare un amico che parte, cercando di dilatare il tempo, espandendo i polmoni.
Mi piacciono quegli istanti di non curanza, dove le lancette sembrano invertire il passo, dove il tempo non si ferma, ma, ma un secondo sembra durare di più, di più ed è un regalo alla vita, perché quel secondo è solo mio, solo mio ed è un secondo che sento di aver vissuto, vissuto perché l'ho sentito in me.
Eccolo il presente, il dono che ne è sinonimo, la consapevolezza del tempo, non quello che scorre, ma quello che scorro, quello che vivo e sento in me.
Ed ecco che non è più importante occupare il tempo, non è più importante impiegare il tempo o evitare di perdere tempo, ma lo è sentire il tempo, sentirsi parte del tempo, del proprio tempo; smettere di essere vinti alla rincorsa del tempo, ma padroni di se stessi al suo interno.
Rallentare.
Fino a fermarsi.
Respirare.
Piano.
Il mondo corre se noi corriamo, ma è fermo se noi ci fermiamo.
La routine non necessariamente significa noia.
Amo.
Amo il tempo.
Amo alzarmi presto, non per correre, ma per avere il tempo di fare le cose col giusto tempo.
Preparare la colazione o riempire una lavastoviglie, diventano noiosa routine se noi diventiamo degli automi senza sentimenti e agli automi, non importa lo scorrere del tempo, perché non hanno sentimenti.
Io vivo di sentimenti, di emozioni e di necessità ed è per questo che ho deciso di camminare a fianco del mio tempo, sentendolo in me e avendone cura, perché il tempo non ha limiti, ma il mio tempo, la mia vita si e ogni istante è unico, unico e perderlo significa perdere un po' di se stessi e perdere se stessi, significa perdere l'unica cosa che abbiamo veramente.
Saluti.
E poi, cos’è l’amore?
Cosa significa, amare?
Non è facile rispondere…
O si?
Lorenzo Reschiglian
Quante persone ci sono al mondo? Circa sette miliardi e mezzo…
Volendo togliere i troppo giovani, che forse ancora non hanno sufficiente discernimento per parlare d’amore, volendo togliere chi non sarà mai abbastanza cresciuto per parlarne e chi lo è troppo e, forse se lo è dimenticato, volendo anche togliere chi, parlando d’amore, ha idee troppo confuse, ammalate o violente, volendo egoisticamente, calcolare solo le persone “sane e normali”, quindi etero e gay ambosessi, quanti siamo al mondo?
Facciamo i pessimisti, diciamo la metà, metà abbondante, quindi quattro miliardi.
Quattro miliardi.
Quattro miliardi di persone.
Ok?
Sono convinto che se le interrogassimo tutte, se a tutte chiedessimo, cos’è l’amore, sono convinto che avremmo quattro miliardi di risposte diverse; probabilmente non diversissime, probabilmente si riuscirebbe a trovare un “minimo comune denominatore”, una sorta di traccia che renda, l’amore, qualcosa di mondiale, un ingrediente comune in quattro miliardi di ricette diverse.
Ok?
La domanda che sorge spontanea è, chi ha ragione?
Chi, tra questi quattro miliardi, ha la soluzione definitiva alla più antica delle domande?
Chi?
Nessuno, ma anche tutti.
L’amore è un sentimento troppo grande per poterlo confinare, per darle un nome univoco o una connotazione finita.
l’amore è, necessariamente, confusione.
Confusione di idee, sentimenti, movimenti e convinzioni…
L’amore non può essere, calcoli e certezze.
Ognuno ama a modo suo e non si può pretendere di trovare qualcuno che ami, e ci ami, nello stesso modo che amiamo noi, non esiste e non funzionerebbe.
Le due metà della coppia, sono come due motori, molto simili ma separati, allora cos’è l’amore?
L’amore è la frizione che unisce questi due motori, che accoppia le differenze nel modo di amare.
Amarsi significa, comprendersi, cioè accettare e farsi accettare.
Amare non è guardarsi alla ricerca dei difetti altrui, ma guardare insieme, nella stessa direzione che si è deciso di percorrere.
Per me, l’amore è il più semplice dei sentimenti, se non lo carichiamo di inutili necessità.
L’amore è un sentimento che nasce nudo, l’errore sta nel vestirlo come piace a noi o come pensiamo possa piacere ad altri.
Difficile certo, difficile perché, spesso, la nostra mente è un vecchio armadio pieno di stracci…
Saluti.
La storia si ripete.
La storia è ciclica.
Possono cambiare i nomi.
Possono cambiare i luoghi.
Ma tutto rimane uguale.
Uguale, inutilmente.
Reschiglian Lorenzo
Il problema come al solito, sta nella crisi, non la crisi dei valori, che non frega un cazzo a nessuno, ma bensì la solita, cara e rassicurante crisi economica.
Una sesantina d'anni fa, ad uno così, lo stato coadiuvato dall'esercito, gli avrebbero organizzato un corteo, con tanto di auto scoperta da far passare tra due ali di persone festanti, così da poterlo prendere a fucilate da un edificio, magari per risparmiare qualcosina, lo si poteva prendere a revolverate durante un comizio pubblico, tirando i costi all'osso, lo si poteva avvicinare in un giorno qualunque, con una scusa banale, tipo farsi fare un autografo in mezzo alla folla, per poi sparargli alla schiena.
Tutto bello, bellissimo ma dispendioso.
Ma la crisi è una brutta bestia, tra "spending reviou", brexit, immigrazione, accise, global warming e escort sempre più care, i soldi insomma devono essere "impegnati" la dove servono veramente...
Così, i poveri poteri occulti, tra una bottiglia di Cristal e un soffocotto, frugandosi nelle tasche dei loro pantaloni calati, racimolano quattro spicci da dare all'imbecille di turno che, temperino alla mano, ci toglie la possibilità di godere dell'intelligenza di una brava persona.
Fa niente, tanto ci sono problemi più pressanti da seguire, tipo capire chi saranno i partecipanti al grande fratello vip, la supercoppa, e soprattutto, cosa dirà la D'Urso?
Saluti
Nella vita, si operano scelte,
si fa una scala di priorità mossi
dal buonsenso, poi si butta
tutto nel cesso, si spegne il
cervello e ci si getta anima e
corpo nell'inutilità...
Reschiglian Lorenzo
Negli anni 60/70, in Arabia Saudita, si lavorava per guadagnarsi il khubz, si andava in spiaggia o al ristorante, ci si incontrava per farsi quattro chiacchiere e, come nel resto del mondo civilizzato, si tirava avanti, chi meglio, chi peggio, comunque i giorni iniziavano e finivano, e proprio come in qualunque altro paese civilizzato, la vita scorreva sia per gli uomini che per le donne…
Poi.
Poi, interpretabilissimi “dettami religiosi”, decidono che le donne sono pressoché inutili, buone soltanto per procreare (preferibilmente maschi) e governare casa in attesa che torni l’uomo, uomo che ne può fare ciò che vuole, un po' come un paio di ciabatte, ma con molto meno rispetto.
Che cinquant’anni fa, le donne andassero a scuola o in piscina, al resto del mondo non gliene fregava un cazzo, come non gliene frega un cazzo, adesso che le stesse non possono fare assolutamente niente di più divertente che essere lapidate in piazza.
Ma allora, perché i giornali sono pieni di roboanti articoli che condannano uno stato e una religione al completo?
Rigurgiti umanitari?
Redivive rivendicazioni femministe?
Il Papa che cerca moglie?
Noooneeee!
Tutto sto casino per una partita di calcio.
La supercoppa vattelapesca...
Che poi “supercoppa”, perché la coppa normale era troppo poco? Poi cosa si inventeranno in questa fregola pallonaro/pallonara? L’ipercoppa? L’ultracoppa? La megacoppaesticazzispecchioriflessosenzaritorno?
Che due palle sto schifo di calcio.
Ma torniamo un passo indietro, Supercoppa italiana, quindi un torneo per club’s italiani, giocato da squadre italiane, in Italia…
Perché la finale di questa competizione indigena, deve essere disputata in un altro paese?
Sarà mica solo per quel botto di milioni elargiti dai petrolieri?
No, dai, non è possibile, secondo me, gli avveduti Arabi, che i soldi li hanno anche perché sanno come risparmiarli, consci che prendere quei loro aerei privati, sarebbe stata una scocciatura, oltreché un costo non deducibile, decidono per il bene dell’ambiente di risparmiare carburante e scocciature, comprandosi l’evento, cosicché, con le loro tunicone e gli asciugamani in testa, possano andarselo a gustare utilizzando delle meno assetate limousine, Ferrari, Lamborghini e Fiat, ma queste ultime solo se pagati per farlo…
Quindi, passati i canonici 90 minuti (più recupero), qualcuno si ricorderà dei diritti delle donne? Ci sarà spazio tra le polemiche su chi ha vinto o perso, per parlare di giustizia sociale? Il nuovissimo moviolone mostrerà una slow motion in ultradefinizione 3D, di una donna a viso scoperto che esulta per il solo fatto di essere Donna?
Saluti
Un giorno dissi ad una donna:
Ti amo.
Mi credette, io no.
Lorenzo Reschiglian
In molti mi hanno chiesto cosa pensassi della giornata contro la violenza sulle donne...
Inizio col ribadire che il termine "femminicidio", mi fa cagare.
Mi fa cagare perché, in un certo modo, ghettizza un problema che, secondo me, dovrebbe essere affrontato istituzionalmente, oltre che in famiglia, sin dalla più tenera età, ed è il rispetto alla vita.
Femminicidio, ghettizza, esaltandone le misure, l'ennesimo ossimoro sfruttato dai giornalisti per accentrare l'attenzione pubblica lontano da altri problemi, problemi che, innanzitutto fanno meno audience, ma soprattutto più scomodi per il "sistema".
Così la tragedia dell'ennesima donna uccisa, per il "solo" motivo di essere donna, cancella la catastrofe delle centinaia di migliaia di morti per alcool, tabacco o tumori.
Tutta gente che se l'è andata a cercare, direte voi, nessuno obbliga l'alcolizzato a riempirsi il bicchiere, ne ad accedere l'ennesima sigaretta al tabagista o a essere donna ad una donna..
Le fascette dei monopoli di stato, sono per l'informazione come la kriptonite per Superman.
Ma sto divagando.
Quindi, cosa penso di esseri umani che uccidono altri esseri umani?
Penso che nessuno abbia il diritto di togliere la vita a chicchessia, e voglio essere chiaro, sto parlando di ignoranti, imbecilli, impotenti, idioti, invertebrati e chi più ne ha più ne metta, che uccidono per futili motivi, altre persone, quindi volutamente non parlo di, dottori, militari e compagnia bella.
Ok?
Per me, se un essere umano toglie la vita ad un altro essere umano, dovrebbe fare la stessa fine.
P.s. Non scassatemi il cazzo con qualsiasi implicazione più o meno teologico/filosofica.
Saluti
La vita sta nella distanza che corre tra il parlare e lo spiegarsi, tra il sentire e il capirsi.
Reschiglian Lorenzo
Si tende a pensare che, se una persona, nella sua infanzia, va in buone scuole, crescendo, frequenta le migliori università e da adulto avrà le migliori opportunità di lavoro, questa sarà una persona migliore.
Probabilmente la statistica gioca a favore di questa ipotesi, ma sappiamo benissimo che la statistica é, tra le scienze, la meno attendibile...
Innanzitutto perché, per quanto siano buone le scuole e malgrado tutta la nozionistica che può essere impiantata nella testa di chiunque, certa "ignoranza" non è possibile migliorarla, e certi rimangono "ignoranti" al di là delle proprie capacità intellettive...
Cosa nutre queste "tare"? Cos'è che limita una persona "migliore" ad essere veramente una persona migliore?
L'arroganza.
L'arroganza, non necessariamente quella dei grandi distacchi, non quella dei "lei non sa con chi sono io!", no, intendo l'arroganza spicciola, quella dei "grazie" mancati, quella più nascosta tra le pieghe dell'ignoranza, quella della mai defunta "lotta di classe".
Roba da rinascimento borghese.
L'arroganza bisbigliata all'orecchio puntando il dito, quella nascosta tra falsi sorrisi, nell'accondiscendenza viziata dalla stupidità.
L'arroganza che ferisce con lame affiliate dall'inutilità.
Ti riconosco falso e ipocrita, non mi incantano ì tuoi sorrisi, non mi ingannano le pacche sulla schiena, l'arroganza sa essere leggera, sa scivolare tra le fessure della noncuranza, può volare su ali di invidia, sa posarsi come una morbida carezza...
L'arroganza siamo noi, tutti noi, l'arroganza é nostra ed è in noi, nel nostro modo di fare.
Un'arroganza pret-à porter, nel pretendere che gli altri la pensino come noi, quando siamo banderuole, l'arroganza di essere sempre sinceri, noncuranti dei sentimenti altrui, nel pretendere la sincerità, restando però ciechi ai propri limiti, l'arroganza dei voglio bene a tutti, che nasconde la paura di restare soli.
La vita é arrogante, perché ci illude ma poi finisce, la vita ci rende arroganti, nel tentativo di viverla..
Siamo arroganti che si indignano dell'arroganza altrui...
Guardiamoci negli occhi, guardiamoci senza la paura di essere guardati...
Saluti
L'esistenza è fatta di istanti, tutti stretti tra loro, ma se ne metti molti insieme e di questi, tanti, ritornandoti in mente, provocano belle sensazioni, allora si parla di vita.
Reschiglian Lorenzo.
É quando non ti aspetti niente, quando dai tutto per scontato, quando credi di aver visto tutto o quando ti aggrappi ad inconsistenti certezze, che succede qualcosa, che succede ciò che non ti aspetti; succede che la vita cambia, succede che cambi prospettiva e hai voglia di guardare oltre.
Ero stanco, più di vent'anni a lavorare "in proprio", mi avevano distrutto, non tanto fisicamente, ma mentalmente, ero sfiduciato, disilluso e profondamente prostrato, l'inerzia mi sballottava senza una meta sicura, giorni opachi seguiti da altri giorni opachi...
Vagavo, aspettando che i giorni si consumassero, passando al giorno successivo.
Gli amici queste cose le percepiscono, i veri amici ti aiutano a portarne il peso, le persone speciali ti donano una prospettiva...
Katia e Davide questo hanno fatto per me, mi hanno tirato fuori dal buco dove mi nascondevo e mi hanno cambiato prospettiva, spesso anche a calci nel culo, ma solitamente parlando, ascoltando e donando le proprie esperienze.
Così, perché per loro è così che si fa.
Ora, questo ciclo vitale è giunto al suo naturale termine, ma grazie a loro, se ne apre uno tutto nuovo, tutto da scoprire e dal quale imparare.
Grazie amici miei grazie, non avrò mai modo per sdebitarmi, mi avete fatto tornare la voglia di guardare avanti.
In questo, che vuol essere un abbraccio collettivo, oltre a Katia e Davide, stringo forte a me anche tutte le persone con le quali ho passato questi ultimi anni, in ordine alfabetico per non far torto a nessuno, Barbara, Bea & Bea, Cristina, Donatella, Ilaria, Miriam, Nataly, Roberto, Serena, Tatiana e Valentina...
Grazie a tutti, vi voglio bene.
Un alba, in fondo non è altro che l'ennesimo giro della terra intorno al sole, però a guardar bene, con il giusto occhio, c'è molto di più.
Lorenzo Reschiglian
Ci avete fatto caso?
Un genitore non si "accorge" che i figli crescono.
Detta così sembra una brutta cosa, ma in realtà è normale, cioè, un genitore segue ogni giorno la crescita del proprio figlio, non "accorgendosi" che questi diventa più alto o parla meglio o che acquisisce consapevolezza di se, perché tutto si svolge nella quotidianità della vita, quotidianità che a volte viene scossa quando capita di ritrovare un vestitino di quando era davvero più piccolo, allora guardi tuo figlio, poi posi lo sguardo su quel abitino e pensi, sembra ieri...
Ma di ieri ne sono passati tanti e, fortunatamente ti ritrovi a sorridere perdendoti in momentanei ricordi...
Quindi?
Tutto normale, i figli crescono e noi con loro.
Io sono uno che si accorge che mio figlio cresce..
Un po' sono anche spaventato...
Poi succedono cose...
Mio figlio non è un dormiglione, nel senso che, come tutti non è contento di doversi alzare, ma svegliandolo con coccole, carezze e dispettini giocosi, ridendo si alza, nulla di pedagogico, ma io ho la convinzione che se un bambino inizia la giornata ridendo, la stessa verrà affrontata con più tranquillità.
Qualche mattina fa, vedo che si alza, parecchio prima anche dell'orario "da giorno di scuola", gli chiedo se va tutto bene, mi risponde che deve andare in bagno e che ha da fare una cosa...
Dopo qualche minuto, sento che ritorna, ma si ferma sul balcone senza rientrare, lascio passare qualche momento, infilato un maglione, lo raggiungo sul balcone...
Che fai biscotto?
Aspetto l'alba...
Mi dice, senza distogliere lo sguardo da una montagna poco distante, dietro la quale cominciava a palesarsi una pallida Alba...
Mi sfilo il maglione e glielo faccio indossare, lui ci si raggomitola come solo un bambino sa fare, mi siedo con lui, abbracciati guardiamo l'alba che incurante di noi, comincia a sorgere...
Mi dice che ha deciso quale strumento musicale vuole imparare a suonare, spiegandomi il perché della sua scelta...
Sono felice.
Lo guardo, lui ha il viso illuminato dall'alba e gli occhi pieni di sole, lo stringo forte, perché lì, su quel balcone rischiarato dai raggi di un giorno nuovo, lì abbracciato a mio figlio, lì, io l'ho sentito crescere...
Saluti.
A volte una parola è soltanto
una serie di lettere, l'importante
non è capire il senso della parola,
ma cosa c'è dentro la parola.
Reschiglian Lorenzo
Mi ritengo un buon "parlatore", credo di essere più bravo ad ascoltare ma, sono un buon parlatore.
Perché dico questo, perché nella vita ho incontrato parecchie persone, con moltissime di queste ho allacciato rapporti di varia natura, dal semplice rapporto di lavoro, ai complessi rapporti familiari, dalle più blande amicizie, a quelle fortemente legate, poi...
Poi, di qualcuna mi sono innamorato, altre mi hanno strappato letteralmente il cuore...
Ora, la chimica dell'amore la conosco e condivido, così come conosco e condivido, la teoria che suddivide l'amore in fasi, sapete no, l'innamoramento, l'amore, l'amore maturo, ecc ecc...
Bene, su queste pagine ho più volte scritto quanto ritengo sia importante, vivere l'alternanza delle fasi, soprattutto le primissime fasi, quelle giovanili, quelle dove sono gli ormoni a comandare, quelle dove è facilissimo credersi innamorati, cioè che ci si innamora di tutto e tutti, dove si vive in una continua febbre testosteronica, febbre che fa confluire tutto il sangue disponibile, nell'unico "organo" che riteniamo utile, lasciando però a secco il cervello...
Tutto normale, anzi dovuto, perché sono convinto che le "follie" debbano essere fatte, ma fatte da giovani quando non si ha da perdere nulla, non quando si é sposati o genitori...
L'amore comunque è il sentimento più confusamente bello che si possa provare, almeno, lo é quando è vero, vitale e totalmente corrisposto.
Ecco, qui, quest'ultime parole, totalmente corrisposto, sono la chiave di volta di tutto.
L'amore deve essere corrisposto, deve, deve essere corrisposto, altrimenti non funziona.
Ora, se la vita ci vuole mediamente bene, ci darà un grandissimo amore, grandissimo amore che perderemo...
Inutile cercare i perché, la vita é così, ma non é poi così importante il perché o il percome, quello che ritenevano il grandissimo amore é finito, ok, come ci comporteremo con il prossimo?
Ecco la domanda importante, come ci comporteremo con il prossimo...
Il prossimo...
Perché un prossimo ci sarà, non siamo fatti per stare soli, siamo e restiamo la metà di un intero, volenti o nolenti, l'altra metà, prima o poi verrà a bussare al nostro cuore.
Allora come ci comporteremo?
Rimarremo noi stessi, sapendo di poter cadere di nuovo, ma nella speranza di trovare chi ci completerà, oppure cambieremo, sapendo di fare un salto nel vuoto, ma sperando di trovare qualcuno che ammortizzi la caduta?
Non penso ci sia una risposta definitiva...
Molto fa anche, come sia terminato il "grandissimo amore" e quanti sono i segni e quanto questi siano profondi nel nostro animo.
E in virtù di questo, quanto una persona può "mettersi da parte" per stare con chi ama?
È giusto annichilirsi, fin quasi all'annientamento, per stare con qualcuno, o meglio, per non stare da soli?
È giusto "accontentarsi" in amore?
È giusto soffrire per paura di cagionar sofferenza?
La risposta a queste domande é Martina.
Martina è una delle donne più incredibili che io abbia mai conosciuto, Martina é la donna che da il titolo a questo post, Martina é la donna dei "vabbè"...
Amo Martina.
Amo Martina e i suoi vabbè.
Dentro i suoi vabbè, c'è un mondo che non credevo, non sapevo potesse esistere, un mondo, il suo mondo, dove l'amore ha una spiegazione logica, dove l'amare ha un suo peso specifico, dove l'amarsi ha dei confini netti, dove tutto é giustificabile, dove il vabbè è l'imperativo e col vabbè, si può risolvere tutto...
Amo Martina per il suo modo di amare, totale, unico e incondizionato, quel modo che é anche il mio e che é quello che vorrei, anche se fa male, anche quando fa soffrire e ti lascia troppo tempo per pensare...
Amo Martina, ma lei non ama me...
Vabbè...
Ma non è questo il fatto importante, la cosa grandiosa è che ho avuto la fortuna di conoscerla e ora é mia amica.
La vita ci dà splendide opportunità, sta a noi riconoscerle.
Saluti
Non ho mai "concesso" a nessuno
questo spazio, ma c'è una prima volta per tutto...
Quindi per questa mia prima, lascio
la tastiera ad una grande donna e amica, ecco a voi:
Alessia De Pilla
Parturient montes, nascetur ridiculus mus.
E fu così che la montagna partorì il topolino.
Finalmente svelato il piano B del nostro governo.
Inutili le notti insonni di Hollande, Cameron e Frau Merkel.
Possono finalmente conservare lo Xanax e il Tavor e riprendere i loro sonni tranquilli.
Magari noi dormiremo un po' meno tranquillamente.
Tutti a scervellarsi, a immaginare quale grande "Eureka" avrebbe illuminato il buio del "e ora cosa facciamo??"
Tutti pronti a stupirsi per il meraviglioso bianconiglio che sarebbe stato estratto dal cilindro.
Tutti convinti che con un inusuale ma coraggioso e provvido colpo di reni, orgoglio, buonsenso e intelligenza pratica, avremmo messo in riga, la Ue, la CEE, la CEI, l'ONU, la Nato, la MEC, la PEC, STiCAZ (ho finito le sigle), avremmo fatto applicare tutte le regole, diritti, sanzioni possibili e immaginabili.
Invece il piano B sarebbe:
"Non ci aiutate??
Ok, facciamo tutto noi!!!"
Ahahahaahahahahaahahahaha
(non ce la posso fare).
Al resto d'Europa, con la scusa del trattato di Dublino (che data la tragedia di proporzioni epocali, andrebbe modificato:..ieri) e di mille altre fesserie, non gliene può fregar di meno.
Di tutto: delle guerre (create e alimentare, soprattutto da loro), dei poveri disperati, della fame, dei morti.
Ognuno pensa a casa propria e chissenefrega se gli "Italien o Italienisch" per punizione non vanno in vacanza!
Anzi, sono pure contenti, dato il malcelato disprezzo che nutrono per i cugini italiani.
E Francia, Austria, Spagna, Germania lo stanno dimostrando senza Se e senza Ma.
Però ci...(LO) accolgono con la canzone "Azzurro".
Eh si.
Noi (LUI) si che siamo importanti e degni di considerazione.
Non so perché per un attimo mi viene in mente Stalin genitore del termine "utili idioti".
Gli Europartners (partners quando c'è da prendere e non quando c'è da dare)
si riempiono la bocca col Trattato di Dublino (quello che ci vorrebbero 5 min per variarlo, ma dato che agli altri non conviene e l'Italia conta meno di niente, non si modificherà).
Però quando arrivano (sempre i disperati) nel primo paese mediterraneo che li accoglie, se si chiama Spagna e li respinge a fucilate tutti zitti.
E Dublino con la Spagna non lo fa applicare nessuno.
Quindi i più disgraziati, sfigati, quelli che hanno tratto meno vantaggi dallo sfruttamento secolare dell'Africa (schiavismo, ricchezze naturali, diamanti, petrolio ecc, guerre di potere vedi Libia, Tunisia) e che "al momento sono i più poveri", Italia e Grecia, devono farsi carico della prima (e a quanto pare ultima e definitiva accoglienza) di milioni di poveretti che scappano da guerre e fame.
Senza contare tutti gli altri (sempre disperati) che arrivano dall'est Europa, dall'Asia via auto/pullman/aereo, coi flussi regolari e non, che vivono non certo nei quartieri alti e di lusso, ma nelle periferie popolari, in mezzo ad anziani, disoccupati, gente senza lavoro, casa, diritti, voce e senza neppure più dignità.
I nostri Disperati, che non sono certo diversi dagli altri, ma non se li fila nessuno.
Le grida d'aiuto di questi, cronache di tragedie e suicidi annunciati, il nostro ricco Epulone non le ascolta.
Ma li ospitassero ai Parioli o a Monte Mario, a Cortina o a Taormina, perché il "ci pensiamo noi" è foriero di grandi sventure soprattutto per chi ormai ha perso tutto e gli viene imposta l'applicazione di una solidarietà dagli alti poteri, gli stessi che, "chi ha perso tutto", lo hanno abbandonato nel dimenticatoio.
Dato che quasi tutto il continente africano patisce guerre, carestie, miserie e torture e dato che, se non erro, sono circa un miliardo e 300 milioni di abitanti, cosa si pensa di fare?
Lasciamo stare le storie di 100-200- 300 anni fa.
C'è il disastro: Qui e Ora.
Cosa si pensa di fare, dopo aver tamponato una prima emergenza che va avanti da anni e si sta cronicizzando, in un periodo di crisi in cui chi era ricco è rimasto ricco e chi aveva abbastanza e poco non ha più nulla e le prospettive sono le peggiori mai avute?
Si pensa di trasbordare negli anni un miliardo di persone da un continente all'altro?
Perché le motivazioni (guerre, disperazione, fame ecc) non cambieranno certo nel giro di un paio d'anni.
Senza contare la convivenza ed integrazione con persone che hanno culture radicalmente diverse dalle nostre, difficili da miscelare anche perché loro, credo, saranno i primi a non voler miscelare proprio nulla.
E lasciando perdere il discorso religioso, rinunceranno forse a cose come l'infibulazione, la poligamia, la totale discriminazione verso il genere femminile, l'intolleranza verso gli omosessuali, ammessa per legge perché, interpretazione di parte (quella maschile) e di comodo del volere del loro Dio?
Che se lo nomini storto ti fanno saltare, e non dico dove...
Per ultimo, ma non meno importante.
Tutti i fratelli arabi/musulmani stramiliardari coi cessi d'oro, perché non accolgono i loro fratelli disperati?
Perché non contribuiscono costruendo tante scuole, ospedali, e creando possibilità di lavoro?
Quanto bene potrebbero fare le ricchezze degli Emirati Arabi!
Quelli che costruisco un circuito automobilistico con uno schiocco di dita...
Là, a due passi, in Africa, anziché realizzare fili spinati d'oro e platino a corrente alternata.
Hanno la stessa religione e cultura, sono facilmente raggiungibili, con la vendita di un cesso d'oro di Dubai ci campa un anno una famiglia di 6 maschi senegalesi con le loro 4 mogli cad e 5 figli per moglie.
Qualunquismo? Demagogia?
Forse?
Però perché non farlo?
O le solite richieste (senza possibilità di rifiuto) di solidarietà si possono "imporre" solo ai "soliti utili idioti".
Perché con la scusa della inutile demagogia, cose che alla fine aiuterebbero molto si scartano a priori.
Pare che tutti gli abitanti dell'Eritrea e del Corno d'Africa abbiano migliaia di parenti disposti a ospitarli e offrire loro un lavoro, in Norvegia o in Danimarca, e in Norvegia e Danimarca li aspettano a braccia aperte.
Nessuno negli Emirati Arabi?
Chi se ne frega del razzismo.
Fossero cinesi, indiani, russi direi uguale.
Ed è pieno pure di cinesi, indiani e russi, la maggior parte dei quali vive al di sopra della legge.
In Italia 3 categorie vivono al di sopra della legge:
i politici, i ricchi e gli immigrati.
E non capisco perché.
Come possiamo pensare di accogliere un continente o anche solo un decimo di questo?
Ma tutti i miliardi investiti dalle organizzazioni internazionali in questi paesi, che fine hanno fatto?
Tutte queste organizzazioni internazionali inutili e parassite, stipendifici di incompetenti che la parola solidarietà non sanno nemmeno come si scrive, che ci stanno a fare?
A distogliere risorse da investimenti ben più utili in tante zone svantaggiate?
Perché se qua non si interviene in Africa, investendo e ricostruendo in Africa, aiutando in loco, l'Africa si trasferirà e non certo in Europa, ma in Italia.
Con buona pace di chi chiede che vengano rispettati i diritti di tutti.
Non ne faccio nemmeno una questione politica.
So solo che chi sta facendo queste scelte scellerate, le sta "imponendo" ai troppi italiani che sono rimasti senza lavoro, senza assistenza, senza salute, senza casa, senza diritti e senza voce, dal comodo dei loro mega uffici galattici, dai loro superattici lussuosi nei quartieri più sicuri, dai loro salotti letterari nobilitati da qualche illustre Nobel di grido, da dove predicano solidarietà e accoglienza fra un bicchiere di champagne e una tartina al caviale, che insegnano il politically correct ai figli mentre l'autista li accompagna alla scuola privata con lo zainetto targato Luis Vuitton e dicono:
Cattivi e razzisti questi italiani poveri.
Provare a vivere un mese come un vero italiano povero di questi tempi e poi ne riparliamo.
Un po' di buon senso e condivisione della realtà (quella sporca e cattiva) non guasterebbe.
E chiunque osi muovermi qualunque accusa, è a priori rispedita al mittente.
La mia vita parla per me, che, mentre molti degli attuali solidali da tastiera partecipavano nei loro salotti "solidali" (ripeto questa parola allo sfinimento perché pare che più la si ripete più diventi vera!) ad eventi solidali, io raccoglievo vomito e povertà di questi disperati (bianchi e neri che fossero).
Mi faccio inutile portavoce dei troppi poveri (brutti, sporchi e cattivi, però poveri e veramente senza più nulla da perdere), di cui faccio parte e che ho visto ogni giorno. Solo che la mia povertà, la mia (nostra) disperazione, ora non la raccoglie nessuno, nonostante infinite grida d'aiuto.
Non suonerebbe come "solidarietà abbastanza politically correct" (e per quanto continui a ripeterla e scriverla, verso di me (noi) non si trasforma in realtà).
Inutile dire che condivido totalmente il pensiero di Alessia.
Saluti
Ciò che vorremmo,
spesso è molto più
di ciò che potremmo
fare, ma comunque
molto meno di ciò
che effettivamente
poi realizziamo...
Lorenzo Reschiglian
Non sono un uomo irascibile.
Credo non siano più di due o tre, le persone che mi hanno visto veramente arrabbiato o con le quali mi sono veramente arrabbiato.
È altresì vero che non sono molte le cose, o i motivi, che inducono ad arrabbiarmi.
Ciò non vuol dire che non mi arrabbio.
Mi arrabbio quando la mia presenza è data per scontata:
Visto che tu sei sempre in giro, ho bisogno di questo, quello o quell'altro...
È vero, il mio lavoro mi porta a viaggiare, ma è lavoro non sono a spasso, come posso organizzare una giornata di lavoro se devo dare retta alle paturnie di chiunque?
Mi arrabbio quando mia moglie si fa carico di mille impegni, che ovviamente non può onorare tutti, quindi riversandone una parte su di me:
Tanto lui c'è...
Mi arrabbio quando i cellulari delle persone che cerco suonano continuamente liberi, ma cazzo, sti telefoni li avete sempre in mano, anche quando siete seduti sul cesso, possibile che non riuscite mai a rispondere?! E comunque, anche fosse che sono così sfortunato da chiamarvi proprio negli "unici" momenti che non potevate assolutamente rispondere, ma dopo, cazzo, ma dopo, dopo che avete salvato il mondo da distruzione certa, dopo, perché cazzo non telefonate a chi vi ha cercato?! Ma chi cazzo vi credete?
Fanculo.
Mi arrabbio quando devo mangiare da solo a casa o se "mi tocca" mettermi ai fornelli perché, chi poteva farlo, non ha visto che ora fosse, o perché impegnata in cose sempre più importanti, tanto:
Puoi farlo tu no?
Mi arrabbio per la becera ignoranza, per la prepotenza, per il tutto è dovuto e per la falsa modestia.
Così, ieri, sono in giro con la mia incazzatura rimurginando tra me e me, incazzato perché è tardi, perché sono all'iper per comprare quello che serve, sono le 19 passate e so già che, tra finire, andare a casa, preparare la cena e cazzi e mazzi, non sarà possibile mettere a nanna il piccolo ad un orario sano, quindi la mia acidità di stomaco viaggia a mille...
Entrando all'iper, vedo il solito buffoncello, su tipica macchinetta da sbruffone, pretenziosa l'auto, palestrato lui, parcheggiati, se così si può dire, in mezzo alla strada, ovviamente con radio a manetta e sigaretta in mano, entro pensando:
Lui sicuramente tutte le mie rogne non le ha...
Compro di corsa quello che mi serve, pago e mi incammino verso l'auto, uscendo ho davanti una donnina, tanto esile quanto trafelata, una mano occupata da una enorme borsa, l'altra sorregge una confezione d'acqua da 12 litri...
Mi offro di aiutare, cortesemente rifiuta, esce e va proprio verso l'auto dell'energumeno visto poco prima...
Questi non scende nemmeno dall'auto, accenna appena ad aprire lo sportello standosene seduto comodamente e, con tono accusatorio, lo sento dire:
Era ora, ma ci vuole un'ora per prendere ste quattro cagate?
Be' avrei voluto essere un energumeno pure io, o che lui lo fosse molto meno, per tirarlo giù dalla macchina e prenderlo a calci nel culo, invece, da pavido qual sono, ho tirato dritto e una volta salito in macchina, mi sono accorto che non ricordavo più perché, pochi minuti prima, ero arrabbiato...