giovedì 15 settembre 2011

Salsedine...

A Genova ho incontrato un signore che,
con un giro di parole mi ha fatto capire che,
a Genova c'è il mare...
Il mare lo abbiamo avuto anche noi a Milano...
                                                              Cochi e Renato.               




Oggi, per una serie di sfortunati eventi, mi trovo "precettato", l'autista che avrebbe dovuto accompagnare: Mia moglie, il pupetto, la suocera ed un suo anziano vicino di casa, dai parenti di quest'ultimo, a Diano Marina, ha dato forfait, quindi... Mi tocca:

Una giornata al mare...

La sveglia non è male, innanzi tutto perché non la sento, poi è un periodo (speriamo duri parecchio) che il pupo si sveglia di ottimo umore, dopo una veloce vestizione, ci fiondiamo (lentamente) verso la colazione, dove ci aspettano la suocera e il vicino sorseggiando caffè...

Primo Orrore,

scopro che i parenti dell'anziano vicino, non sanno del nostro arrivo... "gli facciamo una sorpresa"... Io sono sicuro che rimarrà parecchio sorpreso quando si troverà la casa invasa da parenti e seguito, affamati e stanchi...

Secondo orrore,

Saliamo tutti in macchina, passo il tom tom a mia moglie la quale, dopo qualche maneggiamento, esclama: Ma caspiterina, sono quasi 300 chilometri, non riusciamo a far fare il bagnetto al piccolo... Svegliarsi prima, par brutto?

Comunque... Con un ritardo assolutamente inopportuno, partiamo alla volta di Diano Marina...

Da quando è nato Adriano, al mare non ci siamo andati più, quindi è la sua "prima volta"...

Parcheggiata l'auto, ci avviamo verso la spiaggia, raggiunta la quale... Il pupo vede e "quantifica" l'area di gioco, non gli par vero, avere tutta quella sabbia da paciugare, l'espressione beata  che ha sul viso, è spettacolare.
Eppoi, il mare... Il piccolo, sguardo fisso all'orizzonte, rapito...
Sulle prime, l'Adriano e timoroso, rimane sul bagnasciuga, il pupetto, percepisce la grandiosità del mare, ma lo rispetta, allora, un piedino alla volta entriamo sempre di più Poi un po alla volta fanno "amicizia"...

Dopo pranzo, c'è il matrimonio, "il pupo entra in acqua"... Sboccia l'amore, ore intense a farsi accarezzare dalle onde... Lo guardo mentre spinnazza, non c'è niente da fare, in acqua ci sta bene, per lui è una seconda casa...
Le ore scorrono veloci, dobbiamo tornare a casa, il bimbo è esausto ma felice, si addormenta in meno di 2 minuti, eppoi, eppoi vai, il ritorno e stato piacevole, anche la sosta all'autogrill, tante rilassanti chiacchiere sulla bella giornata che volge al termine, il piccolo dorme tranquillamente... 
Noi siamo distrutti, felicemente distrutti.
Saluti. 
   

mercoledì 14 settembre 2011

Strada facendo...

Sono un ottimista.
Un inguaribile ottimista.
Sono ottimista patologico...
E dalle patologie, si deve guarire...
Mi farò curare...
                                              Lorenzo Reschiglian

Sapete già che faccio il "rappresentante", cioè, rappresento (propongo) i prodotti di una azienda, presso altre aziende che consumano i detti prodotti...
Spiegato così, sembra semplice, e in un certo senso, è semplice, per esempio, la mia azienda vende carta igienica, io devo, semplicemente, trovare clienti che hanno "il bisogno grosso" da fare...
Semplice no?
Si, vi assicuro di si, è proprio semplice come sembra.
Ma, a volte sembra che tutto giri al contrario.
Oggi, la maschera del "tutto va bene" mi andava stretta.
Eppure, tutto era cominciato bene, dormito tanto, alzato con pupetto super coccoloso, colazione allegra, tutto lasciava presagire una radiosa giornata, anche il sole... Caldo e luminoso...
Esco, quando c'è bel tempo, vado a lavorare con lo scooter, stamattina l'aria e fresca e mi scompiglia i capelli, beh, non è vero, perché è obbligatorio l'uso del casco, e anche non fosse, sono praticamente pelato... Ma mi piace l'idea...
Il sole, il caldo, l'aria fresca i capelli...
Sono ottimista, sarà una bella giornata...
No.
Perché le visite si susseguono infruttuose, entro ed esco, quattro parole, tutte sulla crisi o la manovra, piagnistei, tutti che si lamentano: Io farei, io se fossi, se comandassi io... Bla bla bla, ci vorrebbe la rivoluzione...
La rivoluzione...
Da sganasciarsi dal ridere!!
"la rivoluzione" 
Sarebbe già una rivoluzione se la gente imparasse ad usare il cervello...
Ma non cambiamo discorso...
A quanto pare, sembra che a nessuno scappi il bisogno grosso...
Vago, sempre più sconfortato, un ordine salta fuori, ma non è merito mio, il cliente ha chiamato e io sono andato a "raccogliere" l'ordine... 
La giornata scorre appiccicosa, non combino niente, ho il morale sotto le suole, sono quasi le 19, decido di tornare a casa per buttarmi sulla poltrona e una volta lì, scivolare nel buio dei miei tetri pensieri...
Ma non ci riesco.
Nel senso, riesco ad arrivare a casa, e riesco pure a buttarmi sulla poltrona, ma arriva Odette, per la quale sono un libro aperto scritto a lettere grandi, non dice niente, non ne abbiamo bisogno, mi da un bacio e va in sala, la cena è in tavola, gli ultimi sprazzi neri, vengono spazzati via dalle grida del pupo: Papy, paaapyyyy... Da qualche giorno non siamo più papà e mamma, siamo, vai a capire perché, papy e mamy, ma c'è poi bisogno di un perché?
Papyyyyyyyy!!!!!
Mi alzo e vado in sala, mi siedo, il piccolo ride e mi abbraccia, sono un libro aperto...
Beh, la giornata è stata una schifezza, però è finita, sono a casa.
Saluti. 

martedì 13 settembre 2011

Pensieri tra le righe.

Che titolo figo.
Per me un problema...
Perché non riesco a fermare in parole i pensieri che mi frullano nella testa...
Sono troppo lento, e quelli troppo evanescenti...
La tecnologia mi aiuta, l'immediatezza del cellulare mi permette di "salvare" pensieri e idee che altrimenti si perderebbero, spinti via da nuovi pensieri e altre idee...
Prima era più bello, con carta e penna, indubbiamente molto romantico, romantico come solo le cose retrò sanno esserlo, carta e penna, adesso che ci sono i "social", parlare di carta e penna, è l'apoteosi del retrò...
Ma a me piace scrivere, gli eruditi dicono sia una conseguenza del leggere, cioè, se ti piace leggere, prima o poi ti metterai a scrivere, è il mio caso, leggo, leggo tantissimo e leggo di tutto, non ho un "genere", leggo per il semplice piacere del leggere, e sono retrò, perché mi piace la "fisicità" dei libri, il semplice gesto di "girare" una pagina è come aprire il sipario su un mistero, e ad ogni pagina, un sogno una sensazione un sentimento, il sipario si apre e chiude su immaginifici mondi, su viaggi fantastici e storie impossibili, impossibili ma accattivanti, leggere "libera" la mente, anche il peso o il profumo di un libro sono parte del "gusto"...
Vi è mai capitato di leggere, o meglio di rileggere un libro letto molto tempo addietro? Io ho una buona memoria, non dico di ricordare tutto il libro, ma il senso del racconto si, eppure se lo rileggo, le sensazioni che mi trasmette, non sono le stesse, non più leggere o blande, diverse, quasi sempre più forti, come se solo la seconda lettura possa regalarti il vero senso dello scritto, come se solo rileggendoli si possa entrare in possesso della vera anima di chi li ha scritti, quasi si "sente" la fatica dell'autore, le parole non scritte, gli errori e le frasi cancellate, vivi l'impasse per un capitolo che non "gira", soffri perché lo vedi nascere storto, strappato e appallottolato nel cestino...
Mi piace pensare che quando i libri sono sullo scaffale, in realtà siano vuoti, solo copertina e pagine numerate, le parole, si formano solo quando lo apriamo e non ci raccontano una storia, ma "la" storia, quella che vogliamo che ci racconti, la nostra storia vista attraverso le parole scritte da un altro... 
I libri andrebbero sempre riletti, per scoprire quanto di noi è rimasto tra le pagine e quanto invece è nascosto dietro alle parole...
Aprire e riaprire il sipario, per vedere se siamo ancora in grado di regalare un altro bis, o se rimaniamo spogli sullo sfondo di una pagina bianca...
Saluti.

lunedì 12 settembre 2011

Con i se e i ma..

Non seguo la politica, è noiosa rumorosa e mi fa venire il mal di testa, insomma il bruciore al sedere posso sopportarlo, il mal di testa no...
In questi giorni, però, è stato impossibile rimanere indifferente, troppo casino, troppe parole, quindi, preparatevi, state per leggere un post strano... (scusa mary).
Premessina: Non è importante cosa e chi votate voi, ne cosa e chi voto io... Tanto...
Il tutto incomincia durante l'ascolto dell'ennesimo dibattito, nelle migliaia di parole che volano inutili, una cattura la mia attenzione: Cattocomunista...
Se volete sapere cosa vuol dire, andate su wikipedia...
Io ho dato una versione bondiana della parola, chiariamoci subito, bondiana non nel senso di Bondi, il ministro, ma bondiana da Bond, quel James Bond della saga ideata da Ian Fleming, il suo, Ernst Stavro Blofeld che accarezza un candido gatto, è, per me, il prototipo del cattocominista...
Sono stato "comunista" anche io, tra i sedici e i diciassette anni, trovavo veramente "figo" vestirmi male (ma per quello la politica non c'entrava...) e volantini alla mano, appostarsi fuori dalle scuole per "sensibilizzare" i giovani alla "lotta"... Figurarsi, non ci capivo niente, ma mi dava un certo senso di appartenenza...
Poi ho scoperto la "patata" e della politica non mi è interessato più niente...
Quella politica non c'è più, perché non ci sono più quei politici, in questo caso la frase "i tempi sono cambiati" è azzeccatissima, oggi, a parte i ciechi per scelta e quei pochi "amarcordisti" che rifiutano il passare del tempo, della politica, non esiste più niente...
Ma potendo scegliere...
Il modello politico che trovo più funzionale, non necessariamente il più giusto, ma sicuramente più funzionale è quello a due vie, per capirci, come quello Americano, o sei di qui o sei di la, Repubblicani o Democratici, da una parte: Siamo Americani siamo i migliori del mondo e spariamo a tutto quello che non ci piace, dall'altra parte: Siamo Americani siamo i migliori del mondo e prima di sparare a tutto quello che non ci piace chiediamo il permesso...
Differenza sottile forse, ma sostanziale...
Il concetto stesso di "partito" è sbagliato o quanto meno, limitante, perché è impossibile trovare due persone che pensano e agiscono nello stesso identico modo, figurarsi metterne insieme abbastanza da formare un partito perfettamente coeso e univoco nelle idee e negli intenti...
Utopia, infatti tutto si frammenta e prende nuovi spazzi...
Noi viviamo nel paese dei se e dei ma, del forse e dei "distinguo", il paese del "volemose bbene" a revolverate, e dove la "certezza della pena" è l'unico vero privilegio dei poveri, non ci sono più i comunisti "falce e martello" sono stati sostituiti da quelli "Rolex e barca a vela", non ci sono più (per fortuna) i fascisti all'olio di ricino e manganello, anche se, qualcuno li tiene sempre pronti nell'armadio, insieme al Fez e alla camicia nera, non si sa mai...
L'Italia è piena di banderuole, di politici saltelloni, quelli che vanno dove tira il vento, perché è più facile salire sul carro dei vincitori, piuttosto che aver la forza e il coraggio di non scendere da quello dei perdenti...
E noi? Beh noi avevamo cominciato bene, da una parte c'erano i: Cattivi comunisti mangia bambini, dall'altra: I democristiani che potendo contare su una dieta migliore, a base di pani, pesci e vin santo, i bambini non li mangiano, si limitavano a lubrificarli... La destra non c'era, nel primo dopo guerra essere di destra non era proprio "in"... Insomma l'Italia era una enorme Brescello di Guareschiana memoria, dove tanti Don Camilli e Pepponi, litigavano, litigavano, litigavano eppoi mangiavano la stessa minestra... 
Fin qui, tutto bene, due partiti e mezzo, quasi l'ottimo, però si sparge la voce che la minestra è buona, e non solo, è buona e gratis, anzi ancora meglio, è buona è gratis e ti pagano per abbuffarti, quindi dalle ceneri ancora fumanti del fascismo, sorge la destra nazionale, così siamo a tre, vabbè, basta allungare un poco il brodo, ma le bocche sono tante e per ogni bocca c'è una testa, e come già detto, non è che tutte le teste pensano uguali, quindi i tre partiti non bastano, allora, nascono i moderati, che sono sì di destra o sinistra ma spostati verso il centro, centro che a sua volta ha i progressisti, che sono sì di centro ma un po spostati verso l'una o l'altra fazione, va da sè, che se c'è chi si avvicina, c'è anche chi si vuole allontanare il più possibile, sia dal centro che dai moderati, nascono così, sia a destra che a sinistra, gli estremisti, che come quasi tutto quello che sta agli estremi è spesso secco e infruttuoso, gli estremi sono diventati così ampi che il semi cerchio si è chiuso, tant'è che arrivano anche i "girotondini", siamo al caos... 
Oramai, quello che era un ricco e buon minestrone, è diventato un brodetto insipido, dove grufolano enormi mandrie...
A oggi se ne contano quasi 120, tra partiti e movimenti politici, virtualmente destra e sinistra non esistono più, perché il concetto si perde nella miriade di "liste" che raggruppano partiti o movimenti, agli antipodi, che si uniscono per la necessità di fare numero e non sparire...
E io?
Io vivo di idee, mi piacciono le idee, buone o cattive, giuste o sbagliate, mancine o destrorse che siano, perché credo che ogni idea, anche quella che si rivelerà più catastrofica, ha in se qualcosa di unico e irripetibile: l'intelletto umano, l'uso creativo dell'intelletto umano...
Starà, eventualmente, a chi realizzerà l'idea, il compito di stroncarla sul nascere, piuttosto che morire nel perseguirla...
Saluti. 

domenica 11 settembre 2011

Con un po di pazienza...

Un paio di premesse...
Se seguite con assiduità questo blog, vi sarete fatti un'idea di massima sul mio "modo d'essere", sapete pure che qualcosa è cambiato, non posso dire di essere la miglior persona che vi può capitare di incontrare, quantomeno per la faccia... Ma insomma, credo, una volta conosciutomi, di non essere poi così malaccio, al di la della faccia ovviamente...
Leggendo i post che parlano della mia "carriera" scolastica, si deduce che non ero propriamente quel che si dice un "fulmine di guerra" nello studio, se a questo aggiungete, che a scuola ero proprio un casinista e combina guai, potete immaginarvi che stress per i proff.!!
Perché, vi chiederete, ho fatto queste due premesse?
Perché la persona di cui parlerò, era una mia professoressa, con la quale, non andavo proprio d'accordo d'accordo...
Per Rispetto nei suoi confronti, non vi dico chi è, ma so che lei si riconoscerà...
Ometto anche i suo nome vero... Per questo post, la chiamerò, Stars...
Stars, la conobbi a scuola, era una mia proff, per la precisione, insegnava tecnica, e all'inizio, non mi era antipatica, anzi, aveva un modo di fare, gentile e accomodante, il metodo d'insegnamento era votato alla chiarezza e per mia fortuna, ad una certa condiscendenza nei confronti degli alunni "legnosi" come me...
Del resto, io non ero proprio il miglior alunno che si potesse avere, ero, oltre alla già citata,  legnoseria nell'apprendimento, chiacchieravo senza sosta, rompevo le scatole continuamente e disturbavo la lezione, insomma una vera seccatura...
Non per lei, Stars era totalmente refrattaria alle mie angherie, e sembrava non ci fosse niente che la potesse fare arrabbiare...
Un giorno, durante la sua lezione, io mi facevo i cavoletti miei, all'epoca avevo una "cotta" giovanile, per una mia compagna di classe, Annamaria, le stavo scrivendo una lettera "appassionata" sapendo benissimo che non avrei mai trovato il coraggio per consegnarla... Sono talmente preso dalle mie rosee elucubrazioni, da non accorgermi che Stars, aggirata la cattedra, si stava avvicinando, quando la vidi e mi  accorsi delle intenzioni, era troppo tardi, la lettera era già nelle sue mani, e non basta, tornata a sedersi, legge mi guarda... E tutti i miei peggiori incubi "si avverano", perché si mette a leggerla, ad alta voce...
Disastro!
Classe che ride...
Annamaria che mi fulmina con lo sguardo...
Io vorrei sparire in un buco...
La odiai con tutto me stesso, ed esternai il mio odio nell'ora successiva, insultandola pesantemente, insulti che arrivarono alle orecchie della proff. Di matematica, la quale, prima mi diede una bella nota, poi si alzo e andò, a cercare l'intestataria delle mie "attenzioni", tornarono e io presi una delle più poderose e pressanti ramanzine mai subite, rischiai la sospensione, ma lei non volle infierire, ci sopportammo per i pochi mesi che rimase lì, non finì l'anno, con mio grande sollievo se ne andò...
Fu sempre la proff, di matematica, rispondendo alle nostre domande, a dirci che Stars, per colpa nostra, era uscita di testa e stava in una qualche clinica per rimettersi...
Ovviamente non era vero, ma purtroppo lo scoprii solo molti anni dopo, lei è una vicina di casa dei miei suoceri e in questi ultimi mesi, complice proprio questo blog, ci siamo "riavvicinati" spiegati e capiti, adesso, con mia grande soddisfazione, è una assidua e critica lettrice, e io ho avuto modo di cambiare idea su di lei, basta guardare i libri che legge o la musica che ascolta, per darsi dello sciocco, anzi ero stupido, sono contento di conoscerla e mi dispiace d'averla fatta tribolare a scuola...
E anche sono passati quasi 30 anni, scusami proff, e grazie.
Saluti.  

sabato 10 settembre 2011

E' la fine...

Quel 11 settembre me lo ricordo bene, come credo tutto il resto del mondo...
Era una bella giornata, sole e caldo, proprio un bel Settembre, mi dicevo seduto in macchina, la vita era bella, io e Odette eravamo insieme da poco, ma le nostre menti viaggiavano già nella stessa direzione, il lavoro andava bene, ero un "giovane rampante" venditore che raggiungeva ottimi risultati senza fatica, la crisi economica non esisteva, vendevo qualunque cosa a chiunque...
Io come al solito, sto facendo il giro dei miei clienti, sono contento, ho già due ordini all'attivo e ancora un sacco di tempo da lavorare, ho voglia di un caffè, sono a Intra fa caldo c'è il sole, decido di stare sul lago, berrò il mio caffè comodamente seduto vicino alla riva, per farmi coccolare dalla brezza lacustre, il programma è semplice, parcheggio entro nel locale, ordino il caffè e lo aspetto accoccolato sotto l'ombrellone...
Ma non andò proprio così...
Il parcheggio lo trovai subito, entrai nel locale però qualcosa non andava, il posto solitamente è parecchio rumoroso e c'è un continuo va e vieni, invece quando entrai, tutto era fermo e silenzioso, tutti guardavano la televisione, mi girai anche io verso l'apparecchio, quel che vidi mi lasciò per qualche secondo interdetto, una delle torri gemelle aveva un buco e tutto bruciava, pensai: sarà l'anteprima dell'ennesimo film catastrofistico, la solita "americanata tutto spara spara...".
Però, il silenzio è davvero pesante, mi avvicino al banco e chiedo cosa succede, lui risponde: Sembra un attentato terroristico, forse con una aereo...
Brutti pensieri cominciano ad affacciarsi nella mia testa, intanto rimango rapito dalla tivù, è  veramente impressionante, le immagini prese dall'elicottero fanno paura, il fumo avvolge la torre, mentre per strada è tutto un brulicare di mezzi d'emergenza, non riesco a togliere lo sguardo dalla televisione, penso: Chi cavolo può fare una cosa del genere? E perché poi?
Mentre cerco, senza riuscirci, di ragionare, le immagini si spostano, si vedono le due torri, lo speaker blatera qualcosa, in quel momento si schianta il secondo aereo...
Smetto di respirare, il silenzio è irreale...
Venni preso da una paura gelida e profonda e pensai: Guerra, siamo in guerra, è la fine... voglio, devo tornare a casa, quando schiacceranno i bottoni, voglio essere insieme alle persone che amo...
La terza guerra mondiale non scoppiò, i bottoni non vennero schiacciati, e sono passati 10 anni, però questi dieci anni, non li ho vissuti "tranquillo" perché, una sorte di fastidio li ha accompagnati, una sottile e continua paura, paura di non aver visto ancora tutto, e che qualche folle mi possa rubare ciò che amo... Non dimentichiamo e non abbassiamo la guardia...
Saluti.   

venerdì 9 settembre 2011

Coincidenze...

Molte persone entreranno ed 
usciranno dalla tua vita, 
ma soltanto i veri amici 
lasceranno impronte nel tuo cuore.
                                             Anna Eleanor Roosevelt


Se non siete del V.C.O, questo post, non vi sarà di facile interpretazione, siate buoni...
Una volta, fin non molto tempo fa, la sede del comune di Verbania, era un palazzone in riva al lago, questo palazzone è sorretto da un caratteristico porticato, questo bel portico, fa da scenario ad alcuni storici locali, uno di questi è il "portici".
Se volevate incontrare Marisa, la titolare, dovevate andare lì al mattino.
Se volevate, già, volevate... Perché Marisa non c'è più, un cancro se le portata via.
Non lo sapevo, stamattina sono andato lì, per fare 4 chiacchiere e prendere un caffè, lei non c'era, ho chiesto e così l'ho saputo...
Un mese fa, il dieci di agosto, San Lorenzo... Forse un caso...
Non credo nelle coincidenze.
Marisa non era una persona "facile", nel senso, aveva un caratterino, o caratteraccio se volete, forte perché temprato da anni di "mestiere" e decine di "fregature", era schietta, se doveva dirti qualcosa, non si perdeva in facili ciance e non ti indorava la pillola, in quattro parole era capace di massacrarti, chiara, limpida, mai fraintendibile e assolutamente priva di peli sulla lingua...
Ma sapeva anche farti ridere e quando rideva, lo faceva in modo cristallino, modo di cui sono capaci solo le persone pulite e sincere.
Mi stava proprio simpatica, ho sempre preferito l'amicizia con persone così, persone a prima vista "difficili", ovvero, dal forte carattere e personalità ben definite, piuttosto che quella di persone tanto bla bla dalle zucche vuote quelli che sono, "facili" banderuole senza spina dorsale.
Andavamo d'accordo, sia sul piano personale, sia su quello professionale...
Già, era una mia cliente, ma per me, una cliente speciale, ma non confondetevi, speciale non perché comprasse da me decine di prodotti o che ne prendesse quantità enormi, no non c'entra niente, era speciale perché, in un certo senso, lei era per me, una sorta di "conforto" un po come per il piccolo Linus è la sua coperta...
Vi spiego.
Il lavoro che svolgo, mi mette in continuo contatto con persone/clienti, chiunque di voi che faccia un lavoro, dove per tutto il giorno "deve" subire le "angherie" della gente, sa, che ci vuole poco ad uscirne pazzi...
Quindi ogni tanto ho "bisogno" di scaricarmi dalle tensioni e "resettare" il cervello, perciò, quando raggiungevo il limite "critico", limite oltre il quale, uscivo di testa, mollavo tutto e  andavo al bar...  
Ed è qui che entrava in gioco Marisa. 
L'enorme esperienza accumulata, la portava ad aiutare, senza però dispensare "inutili" e spesso rovinosi consigli, bensì ascoltando pazientemente, per poi, sempre con un mezzo sorriso sulle labbra, attingeva dalla sua sconfinata esperienza, una "testimonianza" di vita vissuta, capace di cambiare, magari in piccola parte l'andamento della giornata, ma in maniera risolutiva, la qualità dei miei pensieri risollevandomi l'umore...
Una persona speciale.
Per me lo era.
Capace, anche nella "difficoltà" di farmi ridere, lei come Valerio, il mio macellaio preferito o Debora (la barista di Villadossola), grandi persone, che non hanno bisogno di "apparire" meglio di quel che sono, ma, sempre pronti ad ascoltarti per rimetterti in pace con il mondo...
Ciao Marisa, Mi mancherai.
Saluti.

giovedì 8 settembre 2011

Pesi piuma...

Non sono vecchio, il prossimo 3 Gennaio, però, compio 40 anni, dicono "la seconda giovinezza"...
Vedremo...
Io non mi sento tanto diverso da 20 anni fa, fisicamente sono un po più pingue, ho perso qualche capello, beh, un po più che qualche...
Quello che è cambiato di più, il lato di me che si è evoluto, è quello caratteriale, nel senso, sono come ero, una persona "prettamente" gioviale, facile alla battuta e rovinosamente ottimista...
Ma con il tempo, alcuni tratti spigolosi del mio "essere", erano diventati troppo pungenti, quindi, un po per gli altri, ma sopratutto per me, ci ho dato giù di lima per migliorare la situazione, il grosso della fatica, è stato speso sui due difetti più ingombranti, l'egocentrismo e la logorrea...
Da ragazzo, farmi stare zitto era pressoché impossibile, salmodiavo le masse, che inevitabilmente si formavano all'annuncio del mio arrivo... Beh, non esageriamo, c'è già stato qualcuno che lo faceva, e non è finito bene bene...
Il "morbo" della lettura, aveva già fatto i suoi danni, leggevo tanto e di tutto, questo "sapere" mi aveva regalato un "nomignolo" in cortile: Computer...
Questa, presunta, superiorità letterale, mi evitava la parte "sporca" della vita di cortile, oltreché un certo carisma, diciamo che ero "l'intellettuale" del gruppo, quindi io organizzavo le bravate, poi gli altri le combinavano, lasciandomi intonsa la faccina da bravo bimbo, non venivo quasi mai "associato" ai bulli del quartiere, questo mi conferiva una sorta di aura, aura che ovviamente portava un certo tornaconto...
Questo difetto, andava a braccetto con l'altro, l'egocentrismo.
L'essere al centro del discorso o, comunque, l'esserne la parte più attesa, mi ha sempre dato gustose sensazioni...
Adesso, leggo ancora, molto più di prima, ma ho sperimentato su di me, gli spaventosi effetti delle mie leggerezze, rido e scherzo ancora, ma parlo meno, molto meno, e ho imparato: il silenzio e l'ascolto...
E.... 
Che bello, adesso so come si chiamano tutti...
Ascoltare per me, è l'essenza dell'amicizia, e di qualunque rapporto, parlarsi è basilare in un rapporto, parlarsi, e conseguentemente essere sinceri, per me, non esiste dialogo senza sincerità, e se non sei sincero, non serve dialogare...
Ho adottato questo "modus vivendi" in tutti i campi della mia vita, l'amore, la famiglia o il lavoro, non è stato e non è facile, e sopratutto, è difficile spiegarlo, perché la gente è lenta ai cambiamenti e pensa solo che vuoi fregarli...
Perseverate gente, raccontare la verità porta bene, la verità è univoca e facile da ricordare, ma sopratutto, dona uno splendido senso di leggerezza...
Saluti.

mercoledì 7 settembre 2011

Revisionismo.

In questi giorni, ho scritto molto, molto di me, non è stato facile, sopratutto perché rileggendo quanto scritto, capisco che brutta persona ero, mi tornano in mente le enormi quantità di bugie che ho detto, ho raccontato balle a tutti e su tutto, a volte solo per il "gusto" di raccontarle, senza neanche la blanda scusante di raccontarle per ottenere un qualche tornaconto, no, solo balle su balle, migliaia di parole inutili, anzi, dannose perché portarono dolore, facendo soffrire persone le cui uniche colpe erano il credermi una persona diversa, credevano in me, che spreco...
Ma se c'è qualcosa che la saggezza popolare ci insegna, è che tutti i nodi vengono al pettine, la vita, prima o poi ti presenta il conto, nelle code negli strascichi ci si inciampa, e i tuoi castelli di carta sono destinati a cadere alla prima brezza di verità...
A me le "fatture" arrivarono, ed erano parecchio salate e sapevo bene che nulla era per caso...
Nulla è per caso.
Non credo nella teoria del "destino già scritto"...
Ma se vivi negativamente la vita, la stessa, ti restituirà solo negatività, il sorriso che hai congelato in faccia è solo una maschera per coprire gli spettri...
Egoismo.
Opportunismo.
Falsità.
Tutto ritorna indietro, le sofferenze cagionate, le vuote menzogne, per ogni vita che hai scalfita, una goccia, per ogni finta bugia, una goccia, per ogni minuto di dolore, una goccia, una, un'altra, e ancora, ancora, ancora, fino a formare un fiume, un fiume nero di morti pensieri, di finti piaceri, di inutili ricordi, fiume che ti travolge ricopre e annega, lasciandoti boccheggiante sul bordo della vita, affamato d'aria, mentre soffochi nel vomito della tua pochezza...
Aria... Chiudi gli occhi ruvidi di lacrime secche, finalmente pensi... la morte. Occhi di vitreo ghiaccio.
Mani.
Carezzevoli mani, posate sul viso, caldo contatto, gli occhi di ghiaccio si sciolgono in lacrime che mondano e svuotano il cuore...
Vivo, e per fortuna, non sono più io, non più "quel" io.
Stringo a me quelle mani, tutto è da ricominciare.
Ma la fatica non mi spaventa, non sono più da solo.
La verità a volte può essere brutale, ma è univoca, può non piacere, ma non è fraintendibile, ci ho messo anni a capirlo, e non ci sarei riuscito da solo.
Ma come ho già detto, non sono più da solo.
Saluti.

martedì 6 settembre 2011

Il nemico alle porte...

Oggi chiacchieravo con il mio capo, inseguendo non so quale labirinto discorsivo, ci troviamo a parlare di guerra...
Badate bene, non di quelle guerre, moderne, patinate e intelligenti di cui sono pieni i giornali odierni, no, noi ci siamo trovati a chiacchierare delle guerre normali, quelle sporche, rozze e stupidamente inutili, inutilità che le accomuna tutte, le guerre mondiali...
Gli eruditi le chiamano "grandi guerre", cavolo avranno di "grande" dico io? Bah!
Il mio capo, non è più un "giovanotto" essendo nato nel primissimo dopo guerra, suo padre, è stato uno dei tanti italiani "dimenticati" nei campi tedeschi, uno di quelli che a casa ci è ritornato a piedi...
Il discorso, è iniziato commentando l'ennesima notizia che dava Gheddafi in fuga con tonnellate d'oro e denaro, in barba a quei quattro straccioni che si pistolettano da entrambe le fazioni...
Ci troviamo d'accordo nel ritenere "anacronistiche" le guerre, mentre lui mi parlava, il tono della sua voce si affievoliva, intanto, la mia mente ha cominciato a vagare...
Cosa avrei fatto io?
Non se avessi combattuto, probabilmente era inevitabile, ma da che parte sarei stato? 
Col banale senno di poi, viene facile dire: Io qui, io la...
Ma la verità è che non lo so...
Sono alto biondiccio e con gli occhi azzurri, probabilmente mi avrebbe fatto ben figurare come "ariano", la mia refrattarietà alla violenza, un po meno...
L'anello debole sono io, trovandomi a "scegliere" tra una bella divisa in un ordinato esercito con ordini ben definiti, benché folli e malati, piuttosto che far parte di un'accozzaglia di zozzi, puzzolenti e mal organizzati, benché mossi da ideali stupendamente patriottici, cosa avrei fatto?
Ripeto, col senno di poi, viene facile dire: Io avrei difeso la Patria...
Ma anche l'esercito "regolare" difendeva la Patria...
La guerra è proprio stupida, fratelli che si sparano tutti convinti d'aver ragione...
Penso che sarei stato uno dei tanti cacasotto, voltafaccia che sarebbe andato dove "tirava" il vento, cercando solo di rimanere vivo il più possibile...
Pian piano ho ricominciato a sentire la voce del mio capo, parlava di qualcosa che non capivo... Cavoli... Da quant'è che non l'ascolto? Lui continua: Adesso non funzionerebbe più, durante la guerra, i partigiani, avevano degli ideali, credevano fortemente nella patria, il patriottismo era il vero motore, volevano solo che casa loro fosse veramente loro, niente più, adesso non funzionerebbe, adesso gli unici ideali che hanno i giovani sono i soldi, avere la macchina più bella del vicino o l'ultimo modello di telefono, della patria, intesa come terra comune da "difendere", non interessa più a nessuno, hanno la pancia piena, la testa vuota e niente in cui credere...
Il pistolottone è andato avanti ancora parecchio, ogni tanto mi arrivava qualche frase "il pesce puzza dalla testa" o "appena arrivano al cadreghino sono tutti uguali"...
Io non ascoltavo già più, pensavo a tutti quei giovani, a quante idee, quanti sogni e desideri sono rimasti inespressi, magari portando l'ultimo brivido di sollievo prima di chiudere gli occhi...
Saluti.

lunedì 5 settembre 2011

Solchi.

L'ultima in ordine di tempo, 20...
Mesi.
Pochi.
Troppo pochi.
Pochi per una vita.
Pochissimi per morire.
Ma è quello che è successo.
L'ennesimo piccolo martire immolato sull'altare dell'ignoranza.
Aveva 20 mesi la bambina morta, travolta da un treno nel Padovano, non discuto il lato tragico del fatto, ne quello doloroso che sarà appannaggio della famiglia... Credo...
Almeno così dovrebbe essere.
Ma guardando la notizia in tivù, mi è inevitabile pormi qualche domanda, ma com'è possibile? Com'è possibile "perdere di vista" una bimba tanto piccola?
Non riesco a concepire tanta leggerezza, va bene, è un'altra cultura, cultura nella quale sappiamo come sono "trattate" le donne, e un vecchio proverbio dice: a pensar male si fa peccato, ma raramente si sbaglia... Quindi io che sono un cinico impenitente mi chiedo: Sarebbe successo lo stesso se fosse stato un maschietto?
Ma c'è di peggio. 
Leggendo l'articolo mi sono arrabbiato, "i genitori verranno interrogati per escludere ogni loro responsabilità"...
Escludere ogni loro responsabilità...
Escludere ogni loro responsabilità??
Ma di chi cavolo deve essere la responsabilità? Del treno? Delle sbarre troppo alte? O dell'automazione del passaggio a livello? Certo, se ci fosse stato il casellante non sarebbe successo, ma per il fatto che la casa del casellante sarebbe stata abitata dal casellante stesso e non dai Marocchini!
Non sono un razzista, lo sapete bene, e non faccio il facile moralista, ne tanto meno il buonista, non ne ho bisogno, per me la colpa è dei genitori, chi doveva accudirla e curarla? Chi? La sorte? La fortuna che è notoriamente cieca?
I genitori, non è difficile fare il genitore, basta ricordarsi d'essere stati bambini...
Mio nonno Severino, è morto dopo mio papà, ed è grazie a lui che io conosco il dolore di un genitore che perde un figlio.
Qualche giorno prima che se ne andasse, ero da lui, l'enfisema polmonare lo aveva ridotto a letto, bloccato e praticamente inerme, ma con la stessa "fregatura" patita anche da mio papà, una mente, che fino all'ultimo è rimasta presente e sveglia, parlava e scherzava, come al suo solito, anche se perfettamente consapevole della sua "condizione", poi mi prese una mano, mi guardò e disse: Perché? Perché? Mi dispiace per tuo papà... In quel momento non era suo figlio, ma il mio papà... Aveva gli occhi pieni di dolore e lacrime, continuò: Perché non ha preso me? Tanto, così conciato a chi servivo? Gli risposi con la frase che ci eravamo detti, io e mia mamma, tempo prima nella camera ardente di mio padre: Nonno, sai com'era papà, lui doveva sempre controllare tutto, è andato per primo così si assicura che tutto sia pronto per quando arriveranno gli altri... Il nonno, trovò la forza di ridere, rideva mentre  grosse lacrime gli riempivano le rughe, ci salutammo, era un bel giovedì, fu l'ultima volta che lo vidi vivo.
Sono genitore.
Amo profondamente il mio piccolo terremoto, le sue grida, le risate, quelle esplosioni di vita quando ti si butta in braccio, il calore del suo corpicino che ti dorme addosso... Non posso farne a meno, e so per certo, che non sarei capace a vivere senza di lui.
No.
Saluti.

domenica 4 settembre 2011

Sassi e fruscii...

Mi capita, ultimamente sempre più spesso, di fermarmi, di avere la "necessità" di fermarmi.
Fermarmi.
A pensare.
O meglio, a svuotare la mente dai pensieri.
Che in un certo senso è come pensare, ma al contrario, perché devo pensare a non pensare...
Sto uscendo di testa...
Il mio incrollabile, quasi malato, ottimismo, mi sta abbandonando per lasciare il posto ad un indigesto ed insapore realismo...
Realismo, suona pure male...
Realtà, fosse almeno univoca, ci si potrebbe abituare, ma non è possibile, non mi è possibile...
Perché?
Perché non voglio abituarmi allo schifo che ci circonda, ai bambini che muoiono investiti da esseri senza cuore, non voglio credere che esistano genitori per i quali i figli sono "trasparenti" tanto da perderli sotto un treno, non è possibile che un ragazzino pugnali un suo coetaneo per un insulto, o che "uomini" appena "compiuti" muoiano dentro lerci cessi di lerce discoteche per impalpabili motivi, che la politica, tutta, sia sporca, bugiarda e ladra, non è reale che ci siano pensionati con 40 anni di contributi obbligati a campare con la "minima", non è possibile che il pane non sappia più di niente e sia tanto caro, che la benzina costi più del vino, non sopporto più tutti i "capoccioni" che dicono: dobbiamo stringere la cinta, mentre colano grasso ad ogni movimento, mentre altri grassi maiali gridano: dobbiamo incentivare le aziende nazionali! Salendo su macchinoni stranieri, sono stufo di sentir parlare di "guerra necessaria" o peggio di "guerra giusta", di bombe "intelligenti", mi sfiniscono le continue pubblicità che ci ingozzano di superfluo, odio le televisioni che ci "addormentano" con qualunque programma, l'importante è sviare dalla verità, non posso credere ci sia gente, per la quale il computer, sia più che un mezzo di lavoro, ma lo innalzi a totem di vita, friggendosi il cervello nell'affannosa ricerca di "facce" perdute, mi spaventa veder bambini/ragazzi annichilirsi attaccati a video giochi che non insegnano nulla...
Non sono adatto a questo mondo.
Sono anacronistico, vorrei tornare a 30 anni fa, quando, con la mia motoretta, mi bastava aver un panino al salame, per andarlo a mangiare in montagna, dividendolo col mondo sottostante, seduto su un sasso, rapito dal fruscio del vento tra gli alberi, libero, quando la mente vagava sognando il futuro, futuro che neanche nel mio peggior incubo, avrei immaginato così, così com'è adesso, adesso che sogno il passato...
Voglio tornare ad emozionarmi, per il semplice motivo che è bello emozionarsi, perché un emozione, non abbisogna di mezzi, di incentivi o apparecchiature, l'emozione è il singhiozzo del cuore, il cibo dei sentimenti, l'elisir di lunga vita e vero motore dell'anima, vorrei che la parola "verità" non sia soltanto un vocabolo fuori moda.
Voglio tornare a credere che il mondo non sia poi così male, che valga la pena di correre, anche se non si sà dove si sta correndo o perché...
Saluti.

sabato 3 settembre 2011

No.

Per il dizionario: Negazione, rifiuto...
Sono due semplici lettere, no...
Pensateci un po, quante volte l'abbiamo detto, cento, mille?
E dopo quante di queste volte, ci siamo pentiti d'averlo detto?
Quanti no, ci si sono ritorti contro? A me personalmente tanti, troppi...
I peggiori, quelli che mi tormentano di più, li dissi nel periodo della malattia di mio papà, lasciando perdere i no gridati alla malattia stessa, come se negandola si potesse guarirla, sono quelli non pronunciati, quelli che nascondevo dietro i più svariati motivi, tutti volti a cercar di evitare la realtà, la realtà che da li a poco, mio papà non ci sarebbe stato più...
Mentre scrivo, ascolto musica, forse non è un caso, ma è iniziata "A gentleman's excuse me" di Fish, penso: Perfetta...
Solo per assonanza, ma io di "scuse" ne ho accampate a decine per non andar a trovarlo, se avessi saputo quanto mi sarebbe mancato, riuscissi a spiegare quanto mi manca, potessi tornare indietro, indietro oltre il male, e prima ancora, quando da ragazzo mi chiedeva: andiamo a funghi?.. No perché avevo da fare le mie stupidaggini e tornavo tardi a casa, e più indietro ancora, da bambino che voleva giocare con gli amici: no papà resto qui in cortile... Non mi giravo neanche a guardarlo mentre andava via, forse triste o deluso per quel rifiuto, forse... 
O forse no, i genitori capiscono...
Indietro...
Ancora di più, quando seduto sulle sue gambe, ridevo come un matto mentre guido la macchina... Li, una lunga interminabile risata in braccio a lui, al di la del tempo, della vita e del dolore...
Non si può...
Posso solo rimanere qua, con le sue foto in mano, quelle del mio matrimonio, le ultime dove lui è il mio papà, prima che la malattia lo consumasse, lo rendesse l'ombra dell'uomo che mi lasciava in cortile...
I genitori capiscono...
Ora il rimorso e il contraltare della rabbia, la rabbia che mi assaliva nel vederlo ammalato, nel "fare" l'ammalato, pensavo: Ma non ti vergogni? Stai lì a lamentarti? Quando finisce sta storia, ti arrangi io il prato non vengo più a tagliarlo, appena guarisci...
Però non succede, non vorrebbe, ma gira le spalle un'ultima volta, lasciandomi in un cortile pieno solo della sua mancanza, dell'eco di lontane gioie, nella sabbia di mille rimorsi che mi sporca le scarpe, scarpe che non cammineranno mai abbastanza per colmare la distanza tra la stupidità e l'amore non espresso...
I genitori capiscono...
So, che l'ha capito, sapeva quanto ero stupido, ma mi dispiace lo stesso, mi ricordo ogni singola volta che abbiamo discusso, ma non ricordo d'avergli mai detto, ti voglio bene...
Lui lo diceva spesso...
I genitori capiscono...
Ti voglio bene...
Adesso sta a me capire, da genitore devo capire...
I genitori capiscono...
Spero d'esserne capace...
Ti voglio bene.
Saluti.

venerdì 2 settembre 2011

Io e le.......

Donne...

Quinta e ultima parte: Il lato femminile.

L'abito non fa il monaco...
Ma speso il monaco fa l'abito...

Spesso nei miei post, mi trovo a "difendere" le donne, in altri ironizzo sulla tanto millantata superiorità "mascolina"...
Non sono Gay, non ho nulla contro i gay, credo nell'amore, in qualunque modo lo si dimostri, ma comunque, non sono gay... 
E' il mio "lato femminile"... Gli eruditi dicono che in ogni uomo c'è un po di donna e in ogni donna c'è un po di uomo...
Il mio, adesso, è particolarmente sviluppato, e io faccio di tutto per tenerlo ben nutrito, ma non è sempre stato così, nel primo post di questa "serie", do un'idea di quello che ero in gioventù, per farla breve, un egoista senza molti scrupoli, per diventare quello che sono c'è voluto tempo, molto tempo, ma non sarebbe bastata l'eternità, se sulla mia strada non avessi incrociato alcune persone davvero speciali, persone che sono state capaci di lasciare un profondo segno nella mia vita, in questo post, voglio ricordarle e ringraziarle...
Una menzione speciale va a ovviamente ai miei, mia mamma, una donna semplicemente speciale, perché capace di "insegnare" la vita, senza imporre modelli e di rimanere al "passo" coi tempi, anche quando questi tempi, corrono ben oltre le sue capacità, mio papà, un uomo dagli "estremi" complessi, capace di passare dal più solare ottimismo, al profondo disfattismo in un batter di ciglia, ma che mi ha insegnato, fino all'ultimo istante della sua troppo breve vita, la dignità e la consapevolezza, che alla caducità del corpo, possiamo far sopravvivere la potenza delle idee...
Daniela, il primo grande amore, e conseguentemente il primo grandissimo dolore, l'amica per antonomasia, una unica e insostituibile, sempre presente e sempre pronta a sostenermi, anche nelle mie più improponibili cavolate, e sempre lì ad aiutarmi, a rialzarmi quando mi abbatto contro la realtà...
Francesca, lei, la "prima". La prima con cui ho parlato al "femminile", la prima che ha dato un "calcio" al mio ego maschile, la prima che ha visto in me, qualcosa che io non conoscevo e che ha fatto di tutto perché ci arrivassi, la donna più incredibilmente risoluta nel difendere le proprie convinzioni e necessità, un'amicizia nata piano piano, ma che è cresciuta e si è consolidata di giorno in giorno, fino a diventare vitale.
Paula. Per lei c'è un discorso diverso, la conobbi, o meglio la vidi per la prima volta anni fa, eravamo in palestra, io per lavoro, lei accompagnava suo figlio, camminando, i nostri occhi si sono incrociati, è stato un istante ma fu una martellata sul cuore, nei suoi occhi vidi una spaventosa necessità d'aiuto, ne rimasi così turbato, da lasciare il mio numero di telefono alla proprietaria, spiegandole il perché, e le chiesi di darlo a lei quando sarebbe uscita, spiegando perché volevo che le fosse consegnato, non doveva sentirsi "obbligata" ma se voleva poteva contattarmi... Lo fece, e da lì a breve, sarebbe nata una amicizia unica e irrinunciabile.
Claudia. Capace di schiaffeggiare la mia apatia, ricordandomi che non basta dire d'essere un uomo, bisogna comportarsi da uomo...
Gloria. Una rara perla di umanità, in riva ad un lago di squali...
Rossana. La mia "vecchia" ex, ricordando i dieci anni passati insieme, augurandole sinceramente, ogni bene...
In un modo o nell'altro, queste persone, mi hanno fatto diventare quello che sono, non posso fare altro che ringraziarle...
Saluti.

giovedì 1 settembre 2011

Io e le......

Donne...

Quarta parte: Il germe della felicità...

Gli spaghetti, purtroppo, non erano un gran chè...
La compagnia, invece, molto molto meglio...

Potrà sembrare strano, che due persone sulla soglia dei trent'anni, potessero sentirsi "in imbarazzo" a frequentarsi, insomma, non eravamo due ragazzini di "primo pelo" eppure fu così, e cosa succede quando non si sa cosa dire, o meglio, quando non si sa da dove cominciare?
Nel nostro caso, partimmo con l'abc...
Chi sei, cosa fai, quale musica ascolti, quali film guardi... Ma, questo scambio di convenevoli, non durò molto, perché già una sorta di tensione si stava creando tra di noi, questa tensione si trasformò in necessità, una necessità di sapere, di "sapersi", di capirsi...
Nei giorni successivi, questo bisogno divenne pressante, cominciammo così a frequentarci assiduamente, l'aspettavo sotto casa, il rumore dei suoi passi che si avvicinavano, era il preludio a serate che, come capii tempo dopo, sarebbero state vitali...
Serate che passavamo quasi sempre nello stesso locale, entravamo ordinavamo qualcosa e ricominciavamo da dove avevamo interrotto la sera precedente, io lei, occhi negli occhi, e via a "svuotarci" o meglio, a riversarci l'uno nell'altra...
Da subito capii che Odette non era una persona "comune", il suo modo di parlare, ad esempio, unico... Unico perché, non ha mai detto una parola inutile, ogni singola parola veniva pesata e collocata precisamente dove lei voleva che stesse, niente fronzoli, ricami o doppi sensi, schietta, chiara e pulita... E il tono poi, il tono della sua voce è la prima cosa che mi è veramente piaciuta di lei.
Lo sapete, sono un egocentrico, eppure passavo ore in silenzio ad ascoltarla, dovevamo, volevamo capirci, ci raccontammo tutto, i sogni, le necessità, i desideri infranti e le storie precedenti...
Le mie non ve le riporto, poco interessanti e ancor meno edificanti, le sue non ve le dico perché non sono affari vostri...
Non fu sempre facile o bello, perché la vita non è sempre facile e bella, la prima volta che, durante una chiacchierata, la vidi piangere, rimasi bloccato, non sapevo cosa fare, cosa dire, era successo così all'improvviso, la guardavo impotente, le presi una mano, per farle capire che "c'ero"...
Ed è li che ebbi la prima consapevolezza del "noi" che stavamo diventando...
Oramai ci vedevamo tutte le sere, il 17 di marzo uscimmo per andare al cinema, non ricordo che film era,  Odette sicuramente si... Ricordo però un Happy Ending con lacrime, perché quando mi girai, con gli occhi pesti, vidi che anche lei aveva pianto, era tutta rannicchiata sulla poltrona, la trovai splendida e irresistibile, mi avvicinai, lei schivò ridacchiando, poi finalmente, il primo bacio.
Le chiesi se voleva mettersi con me, non rispose...
La riportai a casa, anche stavolta avevamo fatto tardissimo, o prestissimo vista l'ora, ci accoccolammo in macchina, poi mi chiese se volevo "salire" a casa...
Panico... La mia mai guarita "ansia da prestazione" mi blocca quindi rifiuto, ma Odette la pensava diversamente, conobbi per la prima volta la sua risolutezza quella notte, perché al posto di offendersi per quel rifiuto, lei insistette e dopo molte coccole, le dissi: stavo riconsiderando l'offerta di prima...
Salimmo, che paura, il fatto che eravamo a casa dei suoi, un po mi intimoriva, ma niente in confronto al terrore che provai una volta "sprofondato" nel letto col materasso più soffice mai provato, vedendo lei che, in una casa con pavimenti in legno, soppalchi in legno e sottotetto in legno, accendere decine di candele e appoggiarle, così a "crudo", su mensole di legno...
La paura di finire incenerito nel rogo di quella stanza, non ebbe "ripercussioni" negative sulla mia "prestanza"... 
Qualcosa "bruciò" quella notte, ma era "soltanto" la nostra passione...
Sembrava la scena di un film o un sogno, ed è per questo che dopo le chiesi: ma allora, devo considerare che siamo insieme? Lei rispose con il più semplice, ma incredibilmente emozionante, si, che avessi mai sentito...
Uscendo di casa, pensai: Sono l'uomo più felice del mondo...
Erano le 6 di mattina del 18 Marzo, da lì a qualche giorno sarebbe iniziata la primavera, per me in quella soleggiata alba, è iniziata la vita...
Potrei chiudere con una delle solite frasi fatte, quelle trite e ritrite tipo, "da allora non abbiamo mai smesso di amarci" oppure "da quel giorno, il nostro amore è sempre più forte"... Potrei, anzi lo faccio, perché è proprio così...
Saluti.

mercoledì 31 agosto 2011

Io e le.....

Donne...

Terza parte: Qualcosa in cui credere.

Non tutti i mali vengono per nuocere...
Spesso non è la meta o il viaggio, ma la compagnia...

A quella festa di compleanno, proprio non ci volevo andare, era passato poco più di un mese dal disastro, e la mia pochissima voglia di "socializzare", veniva consumata durante il giorno per continuare a sopportare l'inevitabile contatto umano necessario per lavorare, ma la sera, non vedevo l'ora di tornare a "rintanarmi" in casa, stordendomi di televisione, aspettando di crollare dal sonno, sonno che arrivava sempre più tardi, sempre meno riposante, sempre affollato da sogni incomprensibili...
Ma...
Michele, uno dei pochi, pochissimi veri amici che ho, non voleva saperne, ben consapevole di quello che stavo passando, e assolutamente deciso a non lasciarmi preda dei miei mostri, mi subissò di telefonate, un fuoco incrociato tra lui e Sabina, quella Sabina di cui parlavo ieri, che nel frattempo era diventata la sua morosa, insieme erano capaci di telefonarmi 20 o 30 volte al giorno, dicendo più meno la stessa, amorevole, cosa: dai, vieni, non fare il coglione... (quando si dice l'amicizia...) Si erano messi in testa di tirarmi fuori da quello "stallo", e come mi "confessò" molto tempo dopo lo stesso Michele, erano in difficoltà perché loro si dicevano: dobbiamo fargli conoscere qualcuna, ma è un casino, sai com'è Lorenzo, non può stare con una "qualunque", deve essere speciale, molto speciale...
La sera della festa arrivò e...
Ore 18.45, sono al telefono col Miky, mi sta prendendo a male parole, ricordandomi quanti epiteti diversi conosceva, tutti decisamente poco lusinghieri, per descrivermi... (come ho già detto, quando si dice l'amicizia...) dopo gli insulti, cominciò ad elencare le ripercussioni che, in caso di rifiuto, sarebbero state prese nei miei confronti, alla voce: Ascolto forzato della discografia completa di Mario Merola, "A sceneggiata" in 150 dischi... 
Cedetti e andai...
Io solitamente aspetto a sedermi, perché cerco di mettermi, da buon egocentrico, in mezzo al tavolo, magari stando vicino a persone che conosco, almeno non rischio serate noiose, quella sera però, preso dai miei pensieri, mi distraggo, i posti si stanno esaurendo e si profila una cena a fianco di "puzzolo", è inutile dirvi perché l'avevo soprannominato così, vero?
Poi, in ritardo, arriva una mezza matta, col più brutto e improbabile "centro tavola" che avessi mai visto, pensai: Ma possibile che tutte le pazze del paese, le conosce Michele?
Però, la pazza in questione, era ben "carrozzata", e soprattutto non ero più costretto a sedermi vicino a puzzolo...
Andai verso il tavolo, dissi alla pazza: ciao sono Lorenzo, lei rispose: Ciao io sono..
Odette, non era pazza, tutt'altro, la trovai intelligente e interessante, la serata andò molto meglio di quanto sperassi, riuscii pure a divertirmi, parlammo molto, e alla fine, ci scambiammo i numeri di telefono...
Sarete delusi, ma non ci fu nessun colpo di fulmine, campane che suonano a festa o farfalle nello stomaco...
Ma come ho già scritto in altro Post, certe persone, sono fatte l'uno per l'altra...
Io cominciai a mandarle qualche sms, piccole poesiole o barzellette, ma un giorno ci fu un malinteso sull'interpretazione di uno di questi, così, erroneamente smisi di spedirne, dopo qualche giorno mi arriva un suo messaggio, recitava così: Beh, si è esaurita la tua vena poetica?
Confuso la chiamai, ci chiarimmo e si rimase d'accordo di sentirci per uscire...
L'occasione arrivò qualche giorno dopo, un sabato mattina, uno di quelli dove io mi chiudevo a casa, per uscirne solo il lunedì successivo per lavorare, ma quella mattina, sono svaccato davanti alla TiVù, quando squilla il telefono, era lei, che mi chiede: Hai programmi per domani? Io ovviamente non ne avevo, e men che meno, avevo voglia di andare in giro, così per scoraggiare e liquidare la scocciatrice, mi inventai qualcosa di poco interessante, così le risposi: Pensavo di prendere la macchina e andare in Liguria a mangiare due spaghetti allo scoglio...
Bella idea, mi risponde, e aggiunge: a che ora passi a prendermi?
Ma nooooo!!! Penso tra me e me, però ormai non potevo ritrattare...
Ci accordammo per l'ora e il posto, riattaccai, e pensai: Ma che cavolo, mi perdo il Gran Premio...
Effetivamente, la gara di Formula uno, la persi, e fu solo la prima di una lunga serie di cose che "persi"... Ma ne guadagnai una, la migliore che mi fosse mai capitata, quella che mi sconvolse e cambiò totalmente la vita... Quella domenica, qualcosa successe, anche quella volta, non sentimmo campane a festa o farfalle nello stomaco, ma cominciamo, inconsapevolmente, a mettere le basi di quello che da lì a poco, sarebbe diventato il più bel viaggio che avessi mai intrapreso, viaggio che continua ancora oggi, e che, a Dio piacendo, spero duri ancora a lungo...
Saluti.