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lunedì 10 marzo 2014

Buchi nel cuore

Sono arrivato più volte a d'un passo 
dall'odiarla, e innumerevoli le volte 
che mi ha fatto incazzare, ma inutile 
discutere con lei, inutile sgridarla,
arrabbiarsi o punirla.
Adesso non c'è più.
                                           Lorenzo Reschiglian

Ti ho odiato di quell'odio che è figlio di un grande amore, ma i cani sono lo specchio dei loro padroni, quindi non so quale aspetto del mio carattere avevi assorbito, non so perché eri così perfettamente diversa da me, tu così indipendente e per niente abitudinaria, tu tanto schiva e diffidente da abbaiare alla tua stessa ombra, ma così profondamente affettuosa da strappare lacrime, tanto chioccia e mamma da "adottare" mio figlio e da lasciarti "trattare" come solo un bimbo sa fare, senza che tu battessi ciglio, anzi, guai a chi si avvicinava al "tuo" cucciolo, doveva tremare chi non era della famiglia, del tuo branco, tu così piccola da far tenerezza, ma pronta a donare la vita per difenderci...
Forse eri completamente folle, quella lucida follia che nasce dall'amore incondizionato...
Così amano gli animali, incondizionatamente, o tutto o niente, non hanno le mezze misure, sei loro o sei un nemico, niente falsità...
Fosse così con gli esseri umani...
Vorrei dire che è morta serenamente, ma no, non era da lei, così mentre si spegneva la accarezzavo, piano, contando i suoi respiri che rallentavano, la mia mente vagava nei ricordi di questi ultimi mesi, del suo camminare sempre più lento, di quelle soste con gli occhi persi nel vuoto che la stava ingoiando, anche i cani soffrono di demenza senile, non lo sapevo, ancora un respiro, un altro, ho negli occhi le immagini dell'arrivo di Adriano neonato con lei pazza di gioia che lo deve annusare, un altro respiro, l'infinita tenerezza del suo avvicinarsi a quel batuffolo d'uomo, un altro respiro, lo annusa poi ci guarda, come a dire: Tranquilli, ci penso io, un altro respiro sottile, ho la mano appoggiata al suo fianco, non so se sa che ci sono, mi guarda ma lei vede altrove, la mia mano è ferma, il suo torace è fermo, il suo sguardo è vuoto, piango...
Arriva Odette: Lorenzo ci sei? Chiede...
Rispondo: Io si...
Lei si mette in ginocchio vicino a me, piange...
Decidiamo di portarla su dai nonni, Odette va a prendere una delle sue coperte preferite, la accoccoliamo così come piaceva a lei, avrà un lungo sonno da fare, quindi deve stare comoda, quando arrivo su è già tutto pronto, ora sta bene è in giardino riparata all'ombra di un melo...

Ciao piccola Pulce, la tua difficile vita terrena è finita, ora hai un sacco di nuvole su cui fare pipì...

Saluti

mercoledì 12 febbraio 2014

Quando l'amore invecchia

Non so bene quanti, ma la nostra
storia è iniziata parecchia anni fa,
all'epoca, quando capitava che io
cercassi di avvicinarmi, mordevi,
e non in senso metaforico...
                                         Lorenzo Reschiglian

Il regresso di un sentimento puro. Incondizionato.

Se volete guardare negli occhi l'amore vero, cercatelo tra gli sguardi dei nostri animali domestici, chiunque abbia in casa cani o gatti, lo sa.
I gatti in maniera un pò più compassata, quasi con sufficienza, i meno attenti potrebbero dire, distaccata, ma non è così, certo il gatto rimane sempre un pò più "indipendente" e volubile di carattere, ma anche loro, una volta riconosciuto il capo branco, lo seguiranno amandolo ciecamente fino alla morte.
Il cane risulta sempre un pò più "suddito" e questa innata sudditanza che spesso ce li rende più graditi, rispetto ai compassati felini...

Io il cane ce l'ho, si chiama Pulce, in onore alle sue "notevoli" dimensioni...
Era il cane di una coppia di amici, e io non le stavo per niente simpatico, ogni volta che cercavo di avvicinarmi cercava di mordermi, anche quando mi avvicinavo ai suoi padroni cercava di mordermi praticamente ogni volta che passavo, se non era legata, cercava di mordermi e quando legata lo era, mi abbaiava furiosamente dietro...
Capitò però che i suoi padroni, complice il trasloco in un condominio dove era vietato tenere animali, si trovarono nella necessità di lasciare l'amato quadrupede; trovando improponibile la soluzione canile, per gli sfortunati trascorsi della bestiola (abbandonata gravida nella struttura, adottata prima, restituita al canile poi), gli affranti padroni proposero che la prendessi io...
Obbiettai rammentando loro, che a casa mia già vivevano tre gatti e che la cagnolina mi considerava più un pasto piuttosto che un possibile proprietario o capo branco...
Io e Odette ne parlammo, decidemmo e infine accettammo...
Ora il problema era l'impossibile caratteraccio del cane...
Optai per l'approccio soft..
Il giorno dell'incontro mi presentai un pò preoccupato, lei usava il retro di una fiat panda, come rifugio, io un passettino alla volta cominciai ad avvicinarmi, tra i ringhi e sguardi trucidi, che feci finta di non subire, finalmente riuscii a sedermi sul bordo del bagagliaio, non tentai di accarezzarla, temendo per la mia salute, quello che feci fu di mettermi a parlare, le dissi chi ero e perché ero li, lei mi guardò strano, si avvicinò e posò il suo musetto sulla mia gamba, la coccolai, ero appena stato scelto...
Ditemi che non credete a queste cose, vi posso capire, ma per me gli animali capiscono chiaramente ciò che gli accade intorno, Pulce aveva capito che avrebbe cambiato famiglia, magari non ne capiva il motivo, ma sapeva che la cosa era così,la portai a casa, ma non fu una convivenza semplice, almeno non all'inizio.
Lei era piuttosto indipendente, certamente non era la classica cagnolina da compagnia, innanzi tutto perché abbaiava ad ogni granello di polvere che si muoveva, eppoi perché portarla a spasso era un vero e proprio esercizio ginnico.
Aveva la sfinente abitudine di tirare come una pazza, tendeva il guinzaglio tanto da togliersi il respiro, ci vollero mesi e mesi di paziente educazione, e qualche energica presa di posizione, per attenuare il suo vizio, ma ci riuscii e vederla correre e saltare quando la si liberava, era davvero divertente..
Gli anni passano e se sei fortunato, si accumulano alle tue spalle.
Adesso ripensare a quei momenti mi fa sorridere, adesso che le passeggiate sono diventate lente...
E' invecchiata la piccolina, e gli anni non sono stati clementi, ormai è quasi completamente sorda e ci vede poco, continua ad essere coccolona e affettuosa, ma sta quasi tutto il giorno nel suo cestino a fianco del divano, adesso la portiamo fuori solo quando c'è il sole e di notte il pavimento della casa è tappezzato di traverse assorbenti, che lei puntualmente manca sporcando quell'unica piastrella "incustodita".
Adesso è qui a fianco a me, respira male e ogni tanto si alza per rimanere bloccata pochi passi più in la o a metà tra il cestino e quell'obbiettivo che solo lei vede, la coccolo, l'accarezzo per tranquillizzarla, ogni tanto mi alzo per recuperarla e rimetterla nel cestino, lei appoggia ancora il musetto sulla mia gamba, un musetto ormai tutto bianco e tremolante, ancora mi guarda con quegli occhi sempre un pò tristi e quasi ciechi, solo lo sguardo non è cambiato è come era, pieno di amore per la sua famiglia e sempre alla ricerca di amore per se...
Non so quanto ancora rimarrà con noi, l'età e la malattia la stanno lentamente spegnendo, ma finché sarà noi saremo con lei, quando se ne andrà, sarà lei con noi, per sempre con noi, nei nostri ricordi.

Saluti

domenica 19 gennaio 2014

Quei giorni un po' così.

Questo moderno forsennato
correre cercando la felicità,
ci distrae dal vedere che la
felicità è lì con noi, sempre.
                                 Lorenzo Reschiglian

Certi giorni iniziano strani...
Oggi ad esempio doveva andare tutto in maniera molto diversa, il programma era piuttosto semplice, sveglia, qualche milione di coccole col pupetto, pappa ai mici mentre porto a passeggiare il cane, poi una volta rientrato, si andava tutti e tre a far colazione, poi qualche comissioncina, si rientrava per pranzo e poi nel pomeriggio si partiva alla volta di Grignasco per il compleanno del piccolo Mattia, con probabile successiva cena da amici per poi rientrare felicemente distrutti a casa per dar la pappa ai mici, passeggiare il cane, scrivere un post che non sarebbe stato questo, per poi andarmene a dormire...
Semplice semplice...
Eppure non è andata per niente così...

Quei giorni un po così...

Papààà...
Di solito è mio figlio che mi sveglia chiamando, ma stamattina dalla sua cameretta mi arriva una voce raschiante e gorgogliante...
Papààà (seguito da tosse e scaracchi vari)
Raggiungo il piccolo, che appena mi vede si mette a piangere, tra i colpi di tosse mi dice che ha la bibi alla gola, lo prendo in braccio per coccolarlo, gli faccio soffiare il naso (meglio non dirvi cosa ne è uscito) lui mi strige forte, lo porto in camera, lo metto al mio posto che è ancora caldo, mamma da una parte io dall'altra lo coccoliamo, la cosa ha un effetto taumaturgico, lui comincia a tranquillizzarsi, tra un bacio e l'altro gli dico che scendo a prendere lo sciroppo, mi dice, ho sete...
Vado e torno con acqua e medicina, lui già sorride, beve, gli faccio le facce buffe mentre, cucchiaino in mano, gli do lo sciroppo, ride, ridiamo un po' tutti, ci rimettiamo sotto le coperte, coccole coccole coccole, lui sposta le coperte e passandoci sopra la manina dice: il mio pancino ha fame...
Mmm, ok ho la soluzione...
Lo prendo in braccio e ci incamminiamo verso una giornata che proprio non mi aspettavo...
Una giornata fatta di coccole, giochi e pappa, una giornata dove tutto il mondo, era dentro casa nostra, magari tutto tutto no, ma tutto quello che ci serviva si, quello si, abbiamo guardato i cartoni animati e ci siamo pure cimentati nella preparazione delle ciambelle, esperimento mai tentato prima che ha sortito un risultato davvero inaspettato, buone, davvero buone, eppoi ancora giochi, coccole, cena, un poco di tivù e, tra mille bacini e giocolini, lo scorrere del tempo, ci ha portato al momento di metterlo a nanna...
Adesso sono qua, sto scrivendo quello che leggete e tra me e me penso, penso che questa giornata è andata bene, penso che forse non poteva andare meglio, ma sopra tutto penso che una giornata così ci voleva proprio, perché è stata piacevolmente leggera, perché non è stata nemmeno sfiorata dalle solite preoccupazioni, da tutti quei pensieri che solitamente inquinano i giorni normali, oggi abbiamo spolverato la sempre meno usata, e quasi dimenticata, serenità famigliare, oggi è stato un giorno sereno in tutto e per tutto...
Sa Dio quanto ne avevamo bisogno.

Saluti

martedì 22 ottobre 2013

La vita è adesso

Il Mietitore non ha orario
ne orologio o  calendario,
ma è  sempre  puntuale  e
al suo appuntamento non
c'è modo di mancare...
                                  Lorenzo Reschiglian
 

Non conoscevo benissimo Giovanni, abbiamo chiacchierato qualche volta al bar, magari davanti ad una birretta sgranocchiando patatine, però ricordo una cosa, il suo sorriso, lo ricordo perché non era un sorriso spavaldo, uno di quelli da persona che crede di sapere tutto e non era nemmeno un sorriso sciocco o vuoto, il suo sorriso era quello di una persona serena, semplice se vogliamo, ma serena e la cosa più bella di quella sua semplice serenità era la contagiosità, bastava chiacchierare un pò con lui per lasciarsi alle spalle una brutta giornata...
Giovanni adesso non c'è più.
Non c'è un età "giusta" per morire, ma trentadue anni sono veramente pochi.
La cosa mi ha fatto pensare, ma non alla morte, il mio pensiero è andato proprio nella direzione opposta, ho pensato alla vita, alla sua precarietà...
Quello che è successo è l'esempio lampante di quanto la vita sia sfuggente, colui che ci muove, costruisce burattini dalle vite ed emozioni anche molto complesse, i fili che ci uniscono a lui sono oltremodo sensibili, ma per questo anche sottili e delicati, cosa porti, comporti o decida la loro durata, non é umano saperlo, però qualcosa di umano, qualcosa che é alla nostra altezza c'è, la scelta.
Non possiamo sapere quanto durerà la nostra vita, ma possiamo scegliere come vivere il tempo che ci viene messo a disposizione...
Scegliere.
Quello che, se vogliamo fare i secchioni, definiamo il "libero arbitrio"...
Concetto sicuramente abusato e spesso ingiustamente incolpato, reo per lo più della nostra pochezza...
Per una volta proviamo ad operare questa libertà alleggerendola delle nostre paure, dei nostri limiti e dei limiti "imposti" dal buon senso, da quella sciocca invenzione chiamata "quieto vivere", scegliamo di esprimere i nostri sentimenti così come sono e così quando sono, senza qualsivoglia imposizione, liberiamo e libriamo il poderoso soffiare delle nostre convinzioni, scateniamo la bufera che c'è in noi, ma imbrigliandola in intrecci formati da buoni propositi, rispetto e sincerità, poi lanciamoci, tenendo ben aperti i sensi, nella vita...
Questo penso e per questo scrivo e dico tutto quello che scrivo e dico, questo é il motivo, la vita adesso c'è, domani non lo so, quindi é adesso che devo viverla.
Questa riflessione è scaturita durante una chiacchierata con la mia migliore amica, a questo mi ha fatto pensare la prematura scomparsa di Giovanni...
La vita è adesso, facciamo in modo di dare sempre il meglio di noi e facciamolo adesso perché non sappiamo quanti adesso avremo...
Ciao Giovanni, la prossima birretta la offro io.

Saluti

lunedì 17 giugno 2013

Un anno in tre giorni...

Non ricordo i miei primi compleanni, 
a dire il vero, nemmeno i secondi, cioè 
pensandoci bene me ne ricordo ben pochi, 
e di quei pochi, alcuni li vorrei dimenticare...
                                                      Lorenzo Reschiglian


Si, si, è vero sto scrivendo poco, ma questo weekend è stato particolarmente intenso...
Il pupetto ha compiuto 4 anni...
Ma non vi racconterò quello che è stato vivere questi giorni, mi rendo conto che non conosco abbastanza parole per farlo e quelle che so, non riusciranno mai a spiegare quello che è successo, le emozioni non hanno parole, le emozioni non si possono spiegare, se sei fortunato le emozioni le fai tue, le vivi e ti rendono vita...

Ho voglia di scrivere stasera, ma tutto quello che mi passa per la mente, mi mette tristezza e non voglio intristirmi ne intristire voi...
Mi vengono in mente alcuni miei compleanni, quelli "festeggiati" quando ancora aveva un senso festeggiarli, quelli prima che odiassi il giorno del mio compleanno, quelli prima del grande vuoto, quel vuoto che sanno lasciare solo le persone quando se ne vanno...
Ciao W, ogni tanto nei miei sogni, ti sento ancora ridere...
Dopo, il mio compleanno è diventato solo un'altro giorno della settimana, una data scritta sui documenti e un doloroso ricordo...
Dicono che il tempo lenisce ogni dolore, non è vero, quando qualcosa ti ferisce veramente, per quanto tempo possa passare, il dolore rimane e il ricordo torna sempre in superficie, come una cicatrice che continuiamo ad accarezzare...
Il tempo non può nulla, le persone si, le persone giuste, quelle che non ti fanno dimenticare un dolore, ma che ti aiutano a portarne il peso, persone che non cercano false consolazioni, ma che sanno strapparti un sorriso tra le lacrime, persone che non si limiteranno a camminare sulla tua strada, ma che ti aiuteranno a tracciarne di nuove...

Non so cosa mi porterà il domani, so cosa ho avuto oggi e sorrido a quello che già non ricordo di ieri, ma il tutto poco importa, non sono io il fulcro dell'attenzione, non so se lo sono mai sinceramente stato, ma adesso le priorità sono decisamente cambiate, ho altre cose da fare, altre persone per le quali farle.
Sono immotivatamente ottimista...
Auguri cucciolo miao, papà miao grazie te e a mamma miao, è felice.

Saluti

mercoledì 12 giugno 2013

Mal comune...

L'erba del vicino è sempre più verde...
Ma chi l'ha detta sta cagata!
                                                Anonimo

La notizia, di per se è tragica, leggetela...

Tremendo vero?
Ma anche in questo caso, c'è di peggio...

Io la notizia l'ho letta al bar, di solito non leggo il giornale al bar, mi limito al caffè e magari quattro chiacchiere, ma oggi mentre sorbivo la mia tazzulella, ascoltavo gli altri avventori, tutti evidentemente habitué del posto, perché scambiavano opinioni e pareri in modo decisamente rumoroso e amichevole col titolare, sentire quello che dicevano era assolutamente inevitabile, il clima decisamente goliardico poteva risultare coinvolgente...
Poteva...
E di solito lo è...
Ascoltando capisco che il gran vociare è dovuto ad'una notizia letta sul giornale, incuriosito prendo il quotidiano in questione pensando di trovare qualcosa di assolutamente ilare, dopo breve ricerca, trovo il trafiletto che vi ho linkato all'inizio, la notizia è poca cosa, poche righe dalle quali non si evince la vera portata della notizia stessa, anzi, da italiano medio mi trovo a pensare, bah, qua da noi succede tutti i giorni e ne succedono di peggio...
Ed effettivamente è così, basta leggere le pagine di cronaca è tutto un florilegio di pinze, forbici, garze, guanti, tamponi e chi più ne ha più ne dimentica e tutta sta roba viene lasciata all'interno dei pazienti, con effetti anche devastanti, come nel caso della donna inglese, quindi leggere che anche in una nazione che spesso viene presa a modello di efficienza, succedono incidenti tanto gravi, in un certo qual modo ci fa tirare un sospiro di sollievo, o per lo meno è così per gli avventori del bar...
Probabilmente, molto probabilmente se questa notizia l'avessi letta 5 o 6 anni fa, anche io mi sarei lasciato coinvolgere dal momento, avrei riso e sperculeggiato i pomposi sudditi della regina e quasi sicuramente avrei trovato un buon numero di battute che avrebbero deliziato gli altri clienti...
Oggi non ci sono riuscito, non sono riuscito ne a riderci sopra, ne a sentire sollievo per la sfiga altrui, oggi pensavo solamente ad una povera ragazza morta per l'inettitudine altrui, pensavo alla piccola creatura che portava in grembo e i pensieri peggiori vertevano su chi è rimasto, sul marito di lei e peggio ancora, i due bimbi che cresceranno senza la loro mamma, ecco pensavo a tutto questo e stavo male...
Da quando sono papà, ci sono argomenti per i quali non riesco più ad essere distaccato e cinico...

Saluti

sabato 8 giugno 2013

Occhi vuoti.

Niente è più silenzioso di
una casa senza bambini..
                                 Lorenzo Reschiglian

Non sono un pigrone, non sono nemmeno uno che gioisce quando c'è da fare, ma non sono un pigrone, ma ammetto che mi piace crogiolarmi nel dolce far nulla, così aspetto sempre con grande fermento il weekend, perché weekend significa tanto tempo da dedicare alla famiglia...
Odette si sta preparando per il "mercatando" di domani al minigolf di Vignone, ovviamente parlando di Odette la preparazione significa un manicomio, la casa conciata come se fosse passato un uragano e la mia macchina tanto zeppa da farmi sembrare un disordinato zingaro in fuga, inoltre il già non facile carattere di mia moglie, con l'avvicinarsi dell'evento, rasenta l'elettrico e si deve fare estrema attenzione a qualunque parola le si rivolge se non si vuol correre il rischio di essere fulminati o sterminati...
Vabbè, quando ci siamo scelti sapevamo d'essere imperfetti, ma chi non risica...
Quindi, con Odette impegnata nel suo marasma cosmico, io mi trovo "relegato" al ruolo di papà H24...
Quanto mi dispiace...

Stamattina...

Papà miao...
Papà miao!

Apro gli occhi, sotto due occhioni allegri c'è un sorriso da bomba al cuore, appena dietro, tutto il resto del mio pupacchiotto che si arrampica sul lettone, ci riesce, sono sdraiato di fianco, lui si accucchiaia a me...
Papà miao...
Dimmi cucciolo miao...
Io ho fatto tanta nanna, ho sognato un drago, ma ho acceso la mia spada e lui è scappato...

Beh, sapere che mio figlio ha una spada laser nei suoi sogni dragheschi, mi rincuora...
Ci alziamo e tutti e tre, dopo aver litigato su chi vestiva chi o come, siamo andati a far colazione e dopo qualche commissionicina, ci dirigiamo verso casa dei nonni, come al solito e vista l'ora, io mi metto a spadellare, lui un po mi aiuta, il compito che gli viene meglio è l'assaggiatore, così ogni tre per due, me lo trovo attaccato alla gamba che mi chiede cosa sto facendo, poi con uno sguardo alla gatto con gli stivali e la bocca aperta come un pulcino affamato, si fa consegnare qualunque cosa io stia lavando, tagliando, pulendo o cuocendo, dopo di che, arraffato il bottino, scappa sgranocchiandolo...
Dopo il pranzo che va via tranquillo, ci ritiriamo per la pennichella pomeridiana, ci mettiamo nel lettone, accendiamo il telefonino e poi via sul "tubone" per guardarci un cartone di paperino...
Qui non so bene cosa sia successo, ricordo che stavo guardando il cartone con lui in braccio, poi riapro gli occhi c'è un bimbo che mi guarda ridendo e dice, ti sei addormentato anche tu...
Era vero, due ore fumate via senza nemmeno un pensiero, che bello!
Scendiamo, merendina e poi casco, gilettino tecnico saltiamo sullo scooter e via a far compere, dobbiamo procurare alcune cosette per Odette, che nel frattempo ha accumulato talmente tante cose che l'asse terrestre sta cambiando la sua inclinazione...
Ormai il piccoletto è un motociclista, sale, scende, accende, spegne, ha un ottimo controllo dell'acelleratore, mette e toglie le frecce con una precisione assoluta, oggi ha anche provato i freni, ma le leve sono ancora un po troppo distanti per le sue manine, vabbè, crescerà...
Tornati dalle commissioni, era già ora di rimettersi ai fornelli, stasera io e il mio aiutante ci siamo sbizzarriti, Abbiamo preparato una semplice insalata di pomodori, un meno semplice vassoio di peperoncini grigliati e aromatizzati con aglio e prezzemolo, eppoi dopo aver grigliato anche una montagna di zucchine e una cipolla, abbiamo unito i due ingredienti in una insalata profumata con aceto di mele e qualche fogliolina di menta, poi dopo averli "lavorati" abbiamo messo nel forno dei wusteroni...
Siamo stati bravi, non è avanzato niente!!
Dopo la cena, con mamma e nonna, abbiamo fatto una passeggiatina alla ricerca di alcuni rametti floreali utili domani a Odette...
Una splendida giornata tra sole e tuoni di un lontano temporale, tra le risate del piccolo e i baci di Odette...
Ma ora ho gli occhi vuoti, non ho nulla da guardare...
Loro sono rimasti dai nonni, io dovendo caricare altro materiale per domani e per sfamare le nostre bestioline, sono tornato a casa e sono qua da solo a scrivere...
Niente coperte da rimboccare, niente baci della buona notte, niente coccoline infinite...
Uffa...
Adesso vado subito a nanna, dormendo il tempo passa più in fretta, così sarà subito domani e per domani ho una carrettata di coccole da consegnare!!
Buona notte!!

Saluti

venerdì 7 giugno 2013

La famiglia miao...

Le medicine migliori non hanno
bisogno ne di ricette ne di soldi,
le medicine migliori non hanno
dannosi effetti collaterali e se le 
si vuole trovare basta tener ben 
aperto il cuore...
                     Lorenzo Reschiglian

Oggi non è stata una giornata semplice...
Non lo è mai quando nel pomeriggio ho la riunione mensile in azienda, non è semplice perché l'andare a Pero altera i miei ritmi e inevitabilmente la mia routine subisce uno scombussolamento che mi spossa pesantemente nel fisico e, peggio ancora, nella mente...
Badate bene, non è colpa della riunione in sè, anzi il ritrovare i colleghi e scambiarsi le esperienze ha un che di corroborante, oggi poi hanno presentato le novità stagionali, quindi le ore sono passate veloci e leggere, ma come dicevo, non è la riunione ad infastidirmi, è l'uscire dalla già citata routine a rendermi pesante tutta la situazione...
E la colpa è sostanzialmente mia...
Sto attraversando un periodo estremamente difficile, sapete già che lavoro in proprio e la crisi si sta facendo sentire, andare in giro è sempre più difficile, vendere è sempre più difficile e "trattare" con persone che a loro volta subiscono la crisi, diventa una missione di fede, si parla sempre meno di lavoro e sempre più delle rogne, dei debiti e dei furbetti che ne approfittano per non pagare le fatture, fatelo più volte al giorno per tutti i giorni che esci a lavorare e otterrai un esaurimento nervoso...
Per fortuna a me questo lavoro piace, quindi subisco meno l'effetto esaurimento, ciò non toglie che alla fine delle giornate, io sia pesantemente prostrato e non vedo l'ora di rientrare a casa, tra le mie sicurezze, tra le braccia dei miei amori...
Stasera è stato speciale...
Di solito dopo cena il pupetto vive un paio d'ore di esubero energetico, gioca, salta, corre e ulula, ma stasera non è così, anzi è particolarmente coccoloso, vuoi perché sono stato via tutto il giorno, ma è un continuo cercarmi per darmi bacetti e ogni volta che mi abbraccia dice, mi sei mancato tanto...
Adorabile...
Dopo la pappa fatta dai nonni, torniamo a casa dove, solitamente, la prassi è semplice, si lavano i dentini, ci si pigiamizza e dopo aver guardato un cartone animato, si va nel lettino a fare la nanna...
Ma come già detto, stasera il piccolo cerca attenzioni extra, e cascasse il mondo, sa come ottenerle...
Le operazioni dentini e pigiama, sono già state espletate, siamo sul lettone e stranamente lui non ha in mano i telecomandi, bene vuol dire che si gioca un pò, così cominciamo a farci le coccole, gli faccio il solletico e le sue risate mi svuotano completamente la testa e la fatica della giornata non si sente più, lui comincia a risentire della stanchezza, siamo sdraiati sul fianco occhi negli occhi, gli dico, che c'è biscotto? Lui mi guarda un po', poi dice, miao! Io rispondo al suo miao, con un'altro miao! Lui sorride in quella maniera che solo i bambini sanno fare, eppoi dice: 
Tu sei il mio papà miao...
Si, sono il tuo papà miao...
Lui, Odette è mamma miao, e io?
Tu sei... tu sei, tu sei il mio cucciolo miao!
Mi abbraccia forte, ti voglio tanto bene papà miao...
Anche io ti voglio tanto bene, cucciolo miao...
Per quanto sembri impossibile, si accoccola ancora di più e dice, buonanotte papà miao...
Buonanotte cucciolo miao...
Si addormenta quasi subito, lo tengo così accoccolato com'è, lo guardo mentre dorme, sorride...
Sorrido anche io e la stanchezza non c'è più...

Saluti

martedì 21 maggio 2013

Una giornata speciale.

Il bello della vita, anche in questo
sballato periodo, è che le emozioni
ti possono arrivare così, senza che
proprio te le aspetti...
                                          Lorenzo Reschiglian

Se si sa come riconoscerli, alcuni indizi possono farti capire che genere di giornata ti sta per cominciare...
Io non so come si fa...
Però...

Stamattina...
Anzi no, un pò prima...
Non sono ancora riuscito a prender sonno, alcuni pensieri e qualche preoccupazione di troppo, mi stanno tenendo sveglio, così mentre sono lì che mi arrovello...
Sono le 04,04 del mattino, dalla cameretta del piccolo:
Papà... Vieni???
Mi alzo, il piccolo è tutto arrotolato nelle coperte, lo srotolo per riposizionarlo, lui mi chiede: Stai un pò qui? Lo accarezzo e rispondo di si, vado in bagno a prendere lo sgabellino e mi siedo li vicino a lui infagottato nella coperta, allungo la mano per fargli una coccola, lui la prende e la stringe tra le sue, dopo pochi minuti il suo respiro era lento, profondo e regolare, sorride appoggiato alla mia mano, dorme, beh almeno qualcuno ci riesce, poi sento anche il sommesso respirare di Odette, bon, c'è qualcun'altro che dorme, manco solo io, ma il sonno non c'è, con la mano libera prendo il telefonino e visto che sono un pò in arretrato con twitter, decido di leggere i cinguettii, tra i vari invero banalotti, delle persone che seguo, ne spiccano alcuni che non sono diretti ma "ritwittati", spiccano perché alcuni li trovo particolarmente divertenti altri pungenti, tutti comunque oltremodo intelligenti e scritti dalla stessa persona, G, mettermi tra i follower di G mi sembra assolutamente naturale, rimango a leggere altri minuti e il mio umore migliora notevolmente, poi il piccolo morbidamente lascia la mia mano e io mi sento finalmente pronto per andare a dormire...
Ore 07,30 la sveglia mi sveglia, cos'altro poteva fare? Malgrado le poche ore di sonno, sono fresco e rilassato, tra me e me penso alla quantità di cose che ho da fare, ma quei pensieri contrariamente al solito, non mi deprimono anzi ho come la sensazione che sarà una buona giornata, mi alzo, il piccolo ancora dorme, lo lascio dormire e vado di sotto per preparare la colazione, faccio il paninello per il bimbo lo accompagnoo ad un biscotto alla mela e infilo la cannuccia in un succo alla pesca, poi marmellatizzo una fetta biscottata per Odette, la metto su un piattino e anche a lei aggiungo il biscottino alla mela più uno ai cereali, metto su il caffè e poi vado su per svegliare il pupetto, quando arrivo in cameretta lui è li che si stropiccia tutto, mi vede e sfodera uno dei suoi migliori sorrisi, mi salta in braccio stringendomi forte e dopo avermi stampato un bacio da competizione dice: Ho tanta fame!
Bene, rispondo, andiamo giù che è già pronto, posso guardare un cartone? Chiede, certo rispondo, così lui prima di issarsi sulla sua sediolina prende il mio telefono, accende internet, va su you tube e mentre comincia a mangiare, si guarda paperino, topolino e cip e ciop...
Solitamente lo limito ad un paio di episodi, ma stamattina sono allegro e anche se l'orario di partenza per l'asilo si avvicina a grandi passi, lo lascio fare, intanto mi sgranocchio la mia colazione, lui si mangia tutto quanto gli ho preparato e prima di finire il succo di frutta, spegne il telefonino... Strano... Poi dopo un lungo sorso anche il succo è finito, mi guarda e dice: Vado da mamma, ok dico io, ma venite giù subito, okkey dice il piccolo, so che non torneranno giù prima di mezz'ora e la cosa solitamente mi fa un pò spazientire perché poi ci tocca fare tutto di corsa per arrivare in orario all'asilo, ma stamattina non mi importa, sono di buon umore, il pupo è di buon umore e dalla camera di sopra si sentono arrivare gridolini e risatine, bene, molto molto bene, la sensazione che la giornata sarà buona è sempre più forte, mamma e pupo arrivano e mentre Odette fa colazione, io e lui ci vestiamo, dopo qualche minuto siamo pronti e usciamo per andare, l'orologio dell'auto dice che sono le 09,11, proprio lo stesso orario di ieri, solo che ieri ero nevrastenico, oggi non riesco a togliermi il sorriso dalla faccia, un senso di imminenza comincia a farsi sentire, dopo una lunga serie di bacetti lascio il pupetto all'asilo...
Quando si è di buon umore il lavoro va meglio, faccio qualche ordine, poi mentre mi concedo un caffè decido di vedere se la tipa di twitter ha anche un account su facebook, trovo G quasi subito e chiedo l'amicizia mandandogli un messaggio per "giustificare" la mia richiesta, invio e sto per mettere via il telefono, quando lo stesso si mette a suonare...
Pronto Lorenzo, ciao sono Sergio...
Ciao Sergio, dimmi...
Ho un paio di domande sul preventivo che mi hai proposto...
Dimmi...
Segue una telefonata piuttosto tecnica, quindi ve la risparmio...
Dopo un discreto numero di minuti e dopo aver soddisfatto le domande, ci salutiamo...
Sono emozionato, molto emozionato, il preventivo va bene...
Anzi, il preventivo non solo va bene, ma è stato anche accettato...
Ho un cliente in più e un gran bel lavoro da eseguire...
E' la mia prima volta, cioè non è la prima volta che vendo qualcosa, negli ultimi 15 anni non ho fatto altro, ma questa è una cosa nuova e io sono veramente emozionato...
Il resto della giornata e scorso via in una sorta di "limbo", tutto è andato bene ma ne ho poca memoria, l'euforia mi ha distaccato un pò dalle cose, fino a qualche ora fa, quando è successa un'altra cosa speciale...
Mi sto accingendo a scrivere questo post, quando vedo un messaggio su facebook, accedo e vedo che G ha accettato la mia amicizia, già questo mi rende felice, poi abbiamo cominciato a chattare e guarda un pò cosa ti scopro?
Scopro che G è veramente una gran bella persona!
Sono un uomo veramente fortunato!
Grazie G, sei stata la più classica delle ciliege sulla torta!
Una giornata cominciata bene, continuata meglio e finita splendidamente...
Che si può volere di più?
Direi niente...

Saluti 

domenica 19 maggio 2013

Quando il nemico pubblico N°1 è il grande fratello...

Come recita una nota formula:
Nulla si crea e nulla si distrugge,
tutto si trasforma...
Questa formula si può adattare
praticamente a qualunque cosa,
a qualunque aspetto della vita.
                                  Lorenzo Reschiglian

Corsi e ricorsi della storia...

Beppe Grillo dice di bruciare le tessere di partito...

Forse non ha tutti i torti, anzi posso dire d'essere d'accordo con lui, non per gli stessi motivi, ma sono d'accordo con lui...
Per me la ragione politica non c'entra, almeno questa volta...
Ma che le tessere, di qualunque genere siano, ci condizionano la vita, pensiamo ad esempio alle fidelity card, cioè quelle tesserine che ci gonfiano il portafogli, già quegli insulsi pezzi di plastica che nell'immaginario collettivo servono per raccogliere punti, punti che si trasformeranno in sconti piuttosto che in inutile paccottiglia da stipare in cantina...
Ora, io non posso far a meno di notare una somiglianza tra queste moderne dannazioni e una dannazione che riporta la mente ad un periodo nero, cioè la guerra e le "carte annonarie" in uso allora...
Le carte annonarie altro non erano che buoni d'acquisto, quando si poteva si andava dal fornitore, si faceva l'ordine del bene riportato sulla carta e si attendeva che il bene in questiona arrivasse, ok?
Allora le carte avevano l'evidentissima necessità di controllare e soprattutto misurare i beni dei quali c'era forte penuria, ripeto, misurare e controllare ed era un controllo dovuto non tanto al fatto di assicurarsi che ogni buon cittadino avesse tutto ciò di cui necessitava, il controllo serviva ad indirizzare quanto più possibile alle forze armate impegnate in guerra, una sorta di accaparramento "regolamentato"...
Cosa c'entra tutto ciò con le "moderne" carte?
Semplice, oggi come allora, le carte ci controllano...
All'epoca il controllo avveniva alla fonte e la carta serviva da misura, oggi il controllo avviene a valle, cioè dopo che il bene è stato acquistato e il controllo è di tutt'altra natura, leggasi pubblicità...
Anche altre tessere ci mettono sotto controllo, ed è un controllo più sottile, i bancomat, le tessere carburante, quelle sanitarie e persino il codice fiscale, servono per monitorare tutto quello che facciamo con i nostri soldini, come li spendiamo, da chi li spendiamo e soprattutto quanti ne spendiamo, e dove va a finire l'enorme mole di dati che scaturisce da questo sistematico controllo, il tutto va nelle curiose mani dello stato e dei suoi uffici fiscali, gli stessi uffici che decidono quali e quante tasse dobbiamo pagare...
Bello vero?
Ecco perché le tasse sono sempre più mirate e capillari, ecco perché prima o poi i furbi finiscono male, ecco perché i politici usano solo contanti...
Ora, non so se avete un'inutile tessera di partito, ma non fa niente perché con la tessera del partito non serve a nulla, come non serve a nulla tutto il resto del discorso politico, ma se volete farvi del bene, smettete di usare le fidelity card, smettete di credere che vi farà risparmiare dei soldi e ricominciate a comprare quello che serve, solo quello che vi serve veramente, tenendo gli occhi aperti sul costo reale di ciò che state comprando, non sul costo "ipotetico" che millantano le carte...
Occhi aperti e chiappe strette, funzionano meglio di tantissime promozioni...

Saluti

martedì 30 aprile 2013

Anche aprile se ne va...

Uno più uno, banalmente da due...
Ma a me non piace essere banale...
                                                Lorenzo Reschiglian

Solitamente, quando arrivo a fine del mese tiro un pò i conti, faccio una sorta d'esame di coscienza, così più per rassicurarmi d'aver fatto il meglio che potevo, piuttosto che per lodarmi per quanto sono stato bravo, non è da molto che lo faccio, ho iniziato un paio di anni fa appena prima di iniziare a scrivere questo blog, il perdurare e peggiorare della crisi mi avevano pesantemente debilitato mentalmente, quindi mi fu inevitabile cominciare a farmi domande, se fossi io che sbagliavo qualcosa, se non fossi più in grado di continuare o se tutto fosse, per colpa mia, sbagliato e quindi se fosse o meno il caso di cambiare qualcosa, cosa non so, ma qualcosa...
Ma non cominciai proprio subito subito, dovetti darmi delle priorità...
Già, priorità...
E non è facile...
Già non è per niente facile, perché da una parte c'è l'azienda per la quale lavoro, dall'altra c'è la famiglia e volendo dire, la vita...
Ovviamente un azienda, che come tutte le aziende deve fare profitto, poi questa in particolare essendo nel commercio, ancora di più e il profitto glielo procuriamo noi, agenti di vendita, andandocene in giro dai clienti, ora, per chi non lo sapesse in un'azienda commerciale non si è mai dei bravi venditori, o almeno, non lo si è mai abbastanza perché per quanto tu faccia, sicuramente si può fare di più e meglio, e se non riesci, non è perché c'è crisi, non c'entra se le aziende chiudono e poco o niente importa come puoi stare tu, c'è sempre da fare, fare di più, fare per più ore e così via, sacrificando tutto e tutti sull'altare della vendita costi quello che costi...
Dall'altra parte, la vita "normale" quella fatta di persone, sentimenti ed emozioni, la vita, quella strana cosa che non si può organizzare o programmare più di tanto, la vita quell'accozzaglia di dolore e amore che ci rende diversi da qualunque altra specie al mondo, la vita e i suoi limiti...
I suoi limiti...
Dire che la vita ha dei limiti è vero solo in parte, perché al di la di quelli imposti "fisiologicamente", morte compresa, di limiti veri la vita non ne ha, noi, e solo noi, siamo l'unico vero limite alla nostra vita...
Sono le nostre decisioni ad imporci dei limiti, quello che facciamo o non facciamo, quello che scegliamo di fare o non fare...
E' la logica, più del sentimento, per quanto possa sembrare strano, l'emozione che gioca la maggior parte delle partite, la logica e la sua fredda precisione, si fa questo per ottenere quello, per avere quell'altro, per dimostrare cosa e a chi, e così via in un continuo rincorrersi di necessità e obbiettivi, ma ogni obbiettivo è sempre un pò più in la, un pò più lontano e lontano, così un passettino alla volta, senza quasi accorgersene, ci troviamo al di la di quello che volevamo, senza averlo mai raggiunto veramente, perché veramente non sappiamo nemmeno cos'è che vogliamo, l'importante è avere di più, non importa di più di che cosa, basta che sia di più di prima, di più di qualunque cosa sia, di più...
Correndo dietro a questo di più, ci dimentichiamo tutto il resto, cosa eravamo, cosa sognavamo, arriviamo così lontano che anche voltandoci, non vediamo più da dove siamo venuti, da dove siamo partiti, non vediamo più chi siamo...
E io?
Io, da quando ho cominciato a chiedermi dove volevo arrivare, ho scoperto che non c'era nessun posto dove volevo arrivare, ho scoperto che dove sto mi piace e quello che ho è praticamente tutto superfluo, ho scoperto che tutto quello di cui ho bisogno è quello che riesco a stringere in un abbraccio...

Saluti

domenica 28 aprile 2013

Geni, DNA e risate...

Chissà quante importanti e
rivoluzionarie scoperte sono
nate dal semplice osservare?
                                    Lorenzo Reschiglian

Che non si possa scappare dal proprio DNA è una certezza, le tare, i difetti e una buona parte di tutte le malattie conosciute, possono essere trasmesse nel patrimonio genetico, i nostri figli, nel bene o nel male, sono il risultato ultimo di tutta la miscellanea dei DNA con cui siamo venuti a contatto, potrà sembrare anomalo ma più c'è ne, meglio è, cioè più il nostro sangue si è nelle generazioni, imbastardito, più il risultato sarà buono, infatti l'endogamia è ufficialmente riconosciuta come la prima e peggiore causa di tare psicofisiche...
Per fare un esempio esplicativo, è mondialmente riconosciuto che i cani meticci sono più robusti fisicamente e più malleabili mentalmente, per contro i cani lupo di miglior genealogia, quelli col pedigree più puro, hanno tutti la displasia all'anca, la cosa è così perché hanno tutti lo stesso progenitore e quel progenitore comune soffriva di quella displasia, ovviamente per mantenere "puro" il sangue e perfetta la genealogia, si è "costretti" a far accoppiare i cani anche tra consanguinei e così il "difetto" non si diluisce nel tempo, ma si riconferma ogni volta...
Precisiamo subito che non c'è assolutamente niente di male, nel regno animale è vero che vige la legge del più forte, ma è altre sì vero che solitamente non vanno troppo per le spicce e quando c'è da riprodursi, si prende anche quel che c'è...
La scienza e la storia ci danno una lunghissima anamnesi in merito, ci sono migliaia di trattati, migliaia! E tutti affrontando il discorso da migliaia e migliaia di punti di vista diversi, esplicano il lato fisico della riproduzione  Darwin ne è stato maestro e dopo di lui altre centinaia di studiosi, praticamente tutti sappiamo cos'è e come funziona l'evoluzionismo, sappiamo che non è più una teoria e sappiamo anche che con questa nuova certezza si possono spiegare praticamente tutte le problematiche inerenti, malattie, morbi o sindromi "trasmissibili" nel DNA, ma stasera guardando il mio pupetto, una domanda mi si è piantata nella testa...
Nel DNA, nel patrimonio genetico che passiamo ai nostri bimbi, ci sono anche i nostri ricordi?
Vi sembra una follia?
Anche a me rileggendo quello che ho appena scritto, o meglio sarebbe così se non avessi visto quello che ho visto stasera...
Stasera il piccolo era in uno dei suoi momenti di "follia" energetica, in questi momenti il pupo è uno spettacolo da vivere, basta stare a guardarlo per essere felici e l'unica cosa da fare è cercare di contenere l'esuberanza nei "limiti" imposti dalla necessità che non si procuri danni o ferite, più facile a dirsi che a farsi, ma comunque basta lasciarlo "libero" di fare e attendere che gli si scarichino le batterie, quando succede diventa un amore di appiccicose coccole fino al momento della nanna... Semplicemente adorabile, ma fin qui tutto "normale", infatti è lì che salta e rimbalza come un Tuareg in amore, la definizione non è messa lì a casaccio, perché dopo un buon numero di chilometri fatti andando di qua e di la e dopo un serie infinita di coccole, il piccolo si ferma davanti a Odette, che era attentamente seduta sul divano pronta ad intervenire in caso di pupesche intemperanze, comunque, il bimbo si ferma ai piedi delle mamma, si inginocchia e offrendole un ideale anello le dice: Mi vuoi sposare?
...
...
...
...
Abbiamo riso fino alle lacrime e oltre, mentre ci coccolavamo quel piccolo vulcano d'amore, mi vuoi sposare, ma da dove cavolo gli saltano fuori certe cose? 
Non lo so, certo potrebbe aver visto qualcosa in tivù e io e Odette non ci risparmiamo le coccole nemmeno tra di noi, quindi la sua mentina potrebbe aver visualizzato la cosa, oppure come da stesera penso, anche i nostri ricordi vengono trasmessi col DNA, boh non lo so e francamente poco importa, ma ciò non toglie nulla alla bellezza e alla dolcezza del momento, lui lì tutto serio serio inginocchiato d'avanti a lei, porge "l'anello" e... Mi vuoi sposare?
Beh, non so come sarà il mondo domani, ne cosa mi riserverà, ma adesso, tutti e tre stretti nel nostro abbraccio, non abbiamo bisogno di nient'altro di più di quello che stringiamo...

Saluti

mercoledì 24 aprile 2013

Social killer, quando Dexter Morgan parla in codice binario...

È un mondo della morte − un tempo si 
nasceva vivi e a poco a poco si moriva. 
Ora si nasce morti − alcuni riescono a 
diventare a poco a poco vivi.
                                             Roberto Bazlen


Facebook uccide. 
Facebook ci uccide e lo fa sistematicamente, Facebook é il più freddo, efficiente e spietato killer mai esistito al mondo...
Ma é un killer diverso da qualunque altro, perché uccide é vero e lo fa su commissione, fin qui tutto "normale", volendo dire é pure normale sapere che le vittime siamo noi, ma quello che rende Facebook un killer diverso dagli altri é che noi non siamo "solamente" le sue vittime, noi siamo anche i mandanti...
Una sorta di "suicidio assistito"...
Come altro si potrebbe definire, se non suicidio assistito?
Il "contratto" lo stipuliamo quando ci registriamo, registrazione che quasi sempre si effettua con l'insana motivazione di "cercare" amicizie perdute o persone che non si vedono da anni e anni, non pensiamo mai che se una persona non ci contatta da 10 o 20 anni è magari perché proprio non gliene frega nulla di noi, no, registriamoci su Facebook, sono tutti li che aspettano la nostra richiesta di amicizia...
Ma fatemi il piacere!
Comunque, ci registriamo e cominciamo a cercare tutti gli amici "perduti", quasi subito ci rendiamo conto che il nome di quel tizio, quello buffo che faceva sempre battute, proprio non ci viene in mente e com'è che faceva di cognome il Mario? Massì quello che stava seduto vicino a coso, si coso quello con il ciuffo bianco...
Vabbè, gli amici li cerco dopo, adesso inserisco quello che mi piace, la musica che ascolto, i films che mi hanno emozionato, le serie che seguo, quello che, quel'altro che, ecc, ecc...
Così, piano piano il killer comincia a conoscerci e va ben oltre una conoscenza occasionale, sa tutto di noi, legge sia quello che scriviamo, sia cosa ci arriva di risposta, sa quando ci siamo e quando no, con chi ci vediamo e chi vuole vederci...
Piano piano si insatura una simbiosi seconda solo ai rapporti famigliari, il killer ci coccola, facendoci arrivare solo pubblicità "mirate" e allineate al "mi piace" che quotidianamente clicchiamo...
Eppoi...
Eppoi, ci uccide...
Ci uccide lentamente, per quanto inesorabilmente, ci uccide relegandoci sempre più spesso e per periodi sempre più lunghi, davanti allo schermo del PC  la vita di relazione diminuisce, sostituita dalla fasulla vita virtuale, piano piano, senza che nemmeno ce ne si accorge, ci troviamo a passare ogni momento possibile davanti al computer, anche i rapporti con le persone reali cambiano, non si parla molto e le terminologie si adeguano al nuovo standard, il "ci vediamo stasera" viene sostituito dal "ti mando un poke" o "ci becchiamo in chat"...
La fisicità si perde completamente e quando non siamo protetti dal monitor, diventiamo freddi, distaccati e impacciati, ci sentiamo bene e a nostro agio solo quando la tastiera diventa una nostra propaggine e lo schermo la nostra faccia...

Il social killer ha adempiuto al suo dovere, ha onorato il contratto...

Saluti

mercoledì 17 aprile 2013

Il forse delle cose...

A vedere il modo in cui i malati sono 
trattati negli ospedali, si direbbe che 
gli uomini abbiano inventato questi 
tristi asili non per curare gli ammalati 
ma per sottrarli agli occhi delle persone 
felici, delle quali quegli sventurati 
turberebbero le gioie.
                                                          Nicolas de Chamfort

Sapete qual'è il luogo più pericoloso, quello dove capita il più alto numero di infortuni e incidenti al mondo?
Casa nostra.
Ogni anno, nella sola Italia 1.300.000, un milione e trecentomila persone, a vario titolo, finiscono al pronto soccorso, 4500 di queste non torneranno mai più tra i muri domestici...
La nostra abitazione può diventare anche la nostra cassa da morto, la troppa sicurezza e un'innata incoscienza ci espongono quotidianamente ad un numero infinito di possibili incidenti, se poi in casa si aggirano bambini, i pericoli aumentano esponenzialmente...
Martedì scorso siamo entrati a far parte di quel milione e rotto...
Per fortuna il pupo non c'entrava nulla, l'incidentata era mia moglie, nulla di particolarmente grave, una ferita lacero contusa che le sarebbe valsa un paio di punti di sutura...
Tanto spavento, lei, qualche presa per i fondelli, io, una gitarella imprevista al pronto soccorso, che palle, noi...
Ne ho già scritto qualche tempo fa, entrare in un pronto soccorso è come varcare il portale per un universo parallelo...

Cronaca di un viaggio allucinante...

Ridacchiamo mentre ci dirigiamo al pronto soccorso, un pò per sdrammatizzare ma anche perché non ci si deve per forza prendere sempre sul serio, parcheggiamo e facciamo i pochi metri che mancano alla porta del "triage" come se fossimo due ragazzetti in gita, certo lei è un po dolorante, ma stoicamente resiste...
Entriamo...
Io per tanti anni ho fatto volontariato alla croce verde, quindi mi capitava spessissimo di andare al pronto soccorso, qualche volta ci sono entrato per me e ieri ci ho accompagnato Odette, bene, ogni volta la sensazione che ho entrando è sempre la stessa, sembra che il mondo rallenti, tutto e tutti si muovono più lentamente, la gente all'interno cammina piano sembra quasi che tutti abbiano paura di scivolare, i pazienti pigiamati si trascinano avanti e indietro come zombi senza meta, ma molto più lenti degli zombi si muovono gli infermieri, infermieri che sembrano dei missili se paragonati ai dottori, questi ultimi vanno così piano che sembrano fluttuare senza nemmeno toccare il pavimento...
Anche le ore passano con una lentezza innaturale...
L'unica cosa che si muove alla giusta velocità e che anzi, aumenta proporzionalmente al tempo che passa, sono le palle che girano sempre più vorticosamente, tanto da dover rimanere seduti per evitar di decollare...
Comunque, ci assegnano un numero, il 34 per essere precisi, nella sala d'attesa ci sono altre due persone, io penso, saranno i numeri 33 e 32, ed effettivamente è cosi, poi entra un'altro al quale danno il numero 37, e non mi faccio domando su dove siano finiti il 35 e il 36, appena il numero 37 si siede, entra uno che si era "limato" una mano, nel frattempo viene chiamato il numero 32, all'uomo limato viene assegnato il numero 39, ma il 38 che fine ha fatto?
Sono li che ancora mi chiedo dove finiscano i numeri fantasma, quando la voce del "signore", così ho soprannominato quello che al microfono chiama i pazienti, dice al numero 33 di seguire la linea verde, bon penso, i prossimi siamo noi, così torno a sedermi anche perché è già passata un'ora e le palle già frullano ad'una discreta velocità, finalmente l'altoparlante gracchia, ma la voce chiama il 37...
La cosa mi fa imbestialire, perché l'ometto detentore del numero sembra non avere nulla, ma non posso certo saperlo io, forse lo sapeva l'accompagnatore che dopo avergli detto d'aspettare la chiamata, s'era dileguato nei meandri dell'ospedale, per tornare un istante prima che il suo paziente venisse chiamato, boh, misteri della matematica...
Passa un'altra carrettata di minuti, finalmente dio microfono ci chiama, noi decisamente anchilosati, ci dirigiamo verso il destino...
Bussiamo alla porta in fondo alla linea blu, entriamo e subitomi dicono che io devo stare fuori, ma scusate c'è scritto che può entrare un accompagnatore, si ma noi stiamo visitando anche un'altra persona, quindi per la privacy deve uscire, Odette la prende male, così per evitare incidenti decidiamo di aspettare che finiscano con l'altro paziente, così facendo passa un'altra mezzora, tempo che passiamo commentando la varia umanità che vaga per l'ospedale, gente che viene, gente che va, tartarughe in camici variopinti si aggirano apparentemente indaffarati, l'omino delle pulizie che lentamente segue la macchina lava pavimenti, macchina che fa un baccano infernale ma che non sposta nemmeno la polvere, rumorosi parenti chiacchierano di altri parenti degenti, finalmente ritocca a noi, stavolta la saletta medica è vuota, la dottoressa si prodiga intorno alla ferita di Odette, mi adula dicendo che l'ho pulita bene e ci informa che saranno necessari due punti...
Va bene, facci anche la fidelity card, basta che ci lasci uscire da questo manicomio...
Disinfettano, cuciono, medicano e vaccinano mentre Odette trova anche le forze per scherzarci su, preparate e firmate le scartoffie, siamo pronti per andarcene, sono quasi le quattro del pomeriggio, vabbè, una volta a casa scalderemo il pranzo e faremo merenda...
Brava Odette, sei stata forte...
Bravo Lorenzo, sei stato "paziente"...
Bravo servizio sanitario nazionale, il tempo passa ma tu sei sempre uguale a te stesso...

Saluti