martedì 13 dicembre 2011

Paura nera.

Lo Stato deve ritenere 
suo compito essenziale 
la conservazione e 
l'elevazione della razza, 
premessa di ogni evoluzione 
della civiltà umana.
                                 Adolf Hitler

Adolf, spero tu stia patendo tutte le peggiori pene dell'inferno e non solo.

Al mondo, c'è qualcosa di peggio del razzismo?

Forse, ma non voglio mettermi a fare una classifica, per me il razzismo è l'espressione massima della cieca ignoranza.
Ma finché quest'ignoranza è "solo" verbale e si mantiene entro certi livelli, l'intelligenza può archiviarla alla voce: Opinioni malate...
Sapete com'è, c'è la libertà di pensiero, credo e opinione, quindi "dobbiamo" sopportare questi stupidi esseri...
Ma è proprio così?
Dobbiamo proprio?
Non credo.
Dopotutto, nel primo dopoguerra, c'è stato un enorme impegno per l'alfabetizzazione, che anche se non nei tempi previsti, ha portato enormi benefici a tutti.
Qui si tratta di aprire scuole specifiche e obbligare i sedicenti razzisti, a frequentarle, se poi, malgrado questo, non ci sono miglioramenti, rimane sempre l'opzione "usiamoli come concime"...
Quello che è successo oggi a Firenze, è assurdo, non solo, è anacronistico, perché siamo quasi nel 2012, e sentir parlare di xenofobia mi fa tornare al tempo delle streghe, dell'inquisizione e dei roghi con cui papa Giovanni XXII grigliava chi non la pensava come lui...
Ma nel medioevo, ad imperare non era ne il papa ne il re, era l'ignoranza e la paura di ciò che non si conosceva, quindi la strategia del terrore, funzionava, non dico che avesse un senso, ma funzionava...
Pero, era il medioevo, e adesso?
Adesso, il mondo è diventato piccolo piccolo, ed è tutto contenuto nei nostri monitor e lo teniamo in pugno, con i nostri mouse, per questo dico che il razzismo, in ogni sua forma, è anacronistico, il genere umano è uno solo, anche se è composto da individualità molto diverse tra loro, un unico genere che dovrebbe avere un unico fine: La prosecuzione della specie e la salvaguardia del pianeta che ci ospita...
Vi sembra difficile?
Se avete risposto sì, siete dei pigri ed egoisti...
Saluti.

lunedì 12 dicembre 2011

Non c'è problema...

L'uomo si stanca del bene, 
allora cerca il meglio,
però trova il male, e se ne 
accontenta per timore del peggio.
                             Arthur Bloch

La crisi imperversa, bisogna trovare nuove soluzioni a vecchi problemi...
Col cazzo...
Tutta roba vecchia, anzi peggio...

Una giornata in banca.

Non so perché, ma io non rientro mai in nessun parametro bancario, mai, ne per restituire i soldi presi, men che meno quando si va a chiederli...
Non è sempre stato così, perché prima della crisi, tutti si sperticavano per finanziare qualunque articolo, utile o meno che fosse, le "linee" di credito venivano aperte come finestre in un tornado, potevi entrare in qualunque banca, anche solo per chiedere che ora fosse, che ne uscivi con un finanziamento per comprare un Rolex, era un delirio, le strade erano piene di indemoniati con le tasche piene di soldi, ma il cervello vuoto su cosa farne, poi sono arrivate le carte "revolving", cioè quella specie di "bancomat" che ti da l'illusione di aver un sacco di soldi, perché spendi e spandi, senza vedere fisicamente uscire i soldi, soldi che oltretutto restituisci in "comode rate", ma è appunto un'illusione, innanzitutto perché le "comode rate" sono addizionate da poderose quote di interessi, sempre intorno al 20%, ripeto, 20%, poi tra commissioni, quote, minimi e massimi coperti o scoperti che siano e altri ammennicoli vari, l'interesse totale lievita a livelli tali, da far sembrare gli usurai dei buoni samaritani, poi queste carte producono un altro effetto interessante, secondario forse, ma molto molto interessante, perché dovrebbe farci riflettere sul significato della parola "privacy"...
Prima un paio di domandine, avete notato quanta pubblicità arriva nelle nostre cassette della posta? E avete notato che sfogliando tutta questa pubblicità, capita continuamente di dire: Cavoli, sembra che sappiano quello che mi serve!?... Vi succede? Certo che vi succede!! E sapete perché? Perché è proprio così, sanno benissimo quello che vi serve, e lo sanno, proprio perché usiamo le "carte", queste carte lasciano traccia di ogni acquisto che facciamo, queste tracce formano un paniere di notizie, notizie che diventano oro colato nelle mani di società di marketing, società che pagano fior di soldoni per averle, così "mirano" la pubblicità giusta dove serve, potendo a loro volta, chiedere compensi più alti a fronte di un miglior risultato finale...
E chi paga tutto questo girin girello di cartaccia? 
Noi, andando a comprare i prodotti pubblicizzati...
Il tutto, raggirando furbescamente, ogni normativa che regolamenta "la circolazione di dati sensibili", così si presenta "giuridicamente" la privacy, i dati sensibili sono, appunto, le tracce dei nostri pagamenti, la privacy dovrebbe evitare che questi dati finiscano nelle mani sbagliate, ma purtroppo, la realtà è sotto gli occhi di tutti, anzi è nella cassetta della posta di tutti...
Ci si può far qualcosa?
No!
Perché vorrebbe dire rinunciare a qualunque tipo di carta, non solo le varie bancomatiche, revolvitiche o bancamericaesspessiche, ma anche tutte quelle "a marchio", per intenderci le "fidelity card", si si, proprio quelle delle raccolte punti, quelle che ne abbiamo a decine nei nostri portafogli, dateci dai negozi, dal benzinaio o dai centri commerciali e così via, probabilmente è impossibile, anche perché dovremmo tornare a girare con il contante, carrettate di contante visto il poco che vale, e comunque, saremmo limitati, perché adesso l'utilizzo del contante nei pagamenti è limitato da leggi restrittive, che ci dicono "per evitare" il riciclaggio di denaro sporco (come se i delinquenti avessero bisogno di questi mezzucci per pulire i soldi), in realtà le limitazioni servono per "controllare" chi li utilizza, per stanare il poveraccio di turno che fa un po di "nero" per tirare a campare, mentre i delinquenti, quelli veri, i soldini li lavano comodamente sotto gli occhi di tutti, magari sotto le sfavillanti luci di una "regolamentare" sala slot...
Ovviamente, queste sono solo "voci di popolo" messe sicuramente in giro dai soliti invidiosi...
Ma sapete un po com'è, vox populi vox dei...
Saluti.

domenica 11 dicembre 2011

I ladri, al confronto, sono dei signori...

Piove sul giusto e piove 
anche sull'ingiusto; 
ma sul giusto di più, perché 
l'ingiusto gli ruba l'ombrello.
                                    Lord Bowen

Ho sonno.
Poche righe.
Taglio degli stipendi ai parlamentari.
I parlamentari bloccano la proposta... Strano...
Sono allibito. 
Perché il comportamento che stanno tenendo i nostri politicantacci, è una totale vergogna, uno schifo...
Non voglio cadere nella facile retorica, ma qua guardandoli, non si vede più la differenza tra le loro facce e i culi...
Quelli attuali, non hanno combinato niente, sono anni che rubano lo "stipendio" e adesso che Monti vuole dare una sforbiciatina, giusto una spuntata, ai loro enormi emolumenti, questi farabutti cosa fanno? Protestano...
Come non capirli, come si può? Chi è abituato a sperperare 30 mila euro al mese, come fa a campare "dignitosamente" con solo 25 mila?
Non può, non può vivere dignitosamente, perché la dignità non sanno neanche cosa sia...
Ma non vanno tutti dicendo che "dobbiamo" fare sacrifici? Dobbiamo chi? Noi, solo noi, come al solito...
Non vorrei fare l'antipatico, ma perché dobbiamo essere noi a pagare? Se siamo in questa situazione, non è certo per colpa nostra, e per quanto possa sembrare strano, neanche dell'attuale governo, o meglio, il governo attuale è solo l'ultimo, l'ultimo di una lunga serie, serie che è cominciata decine e decine di anni fa, e da allora, non hanno mai smesso di rubare, poi, ruba oggi e ruba domani, passano quei 50 60 anni, et voilà, l'ultra buco è servito, moltiplicate il tutto per ogni nazione sia del vecchio che del nuovo continente, ed ecco il piatto forte, la crisi mondiale...
Che deve essere sanata da chi non centra niente... Sento, lo sento il solito secchione in fondo all'aula, dice: La colpa è di chi non paga le tasse... Se tutti pagassero le tasse, non ci troveremmo in questa situazione...
Secchione, vai affanculo, se mettiamo insieme tutto l'evaso accertato degli ultimi 10 anni, non riusciamo a mettere insieme un solo anno di stipendio dei i nostri parlamentari...
Stipendi faraonici, pensioni da favola e vitalizzi assurdi, il tutto senza che nessuno di questi abbia in un qualche modo versato un centesimo come contribuito...
Ma quelli che pagano, rimaniamo sempre e comunque noi...
Vergognarsi è poco, per dare il buon esempio, tutti questi abbuffini, dovrebbero, per prima cosa, rinunciare completamente a qualunque genere di remunerazione, poi, firmata la rinuncia, impiccarsi tutti, nessuno escluso, lasciando il posto, si spera, ad una nuova "classe" politica, che se non si guasta, possa fare meglio...
Vaneggiamenti di un disilluso...
Per ora la realtà è quella che è, forse è meglio tornare a dormire, magari domani ci svegliamo e scopriamo che era tutto un brutto sogno...
Saluti.

sabato 10 dicembre 2011

E se a Icaro non si fossero sciolte le ali?...

Tutto passa, il mal di denti,
il tempo, l'amicizia non sincera,
il vento tra i capelli, l'odio con 
il suo alter ego, l'amore, la vita,
e passa pure la morte, l'inevitabile
morte, basta aver pazienza...
                              Lorenzo Reschiglian 

La pazienza è una malattia.
Pensiamoci bene, fin da che si nasce, ci viene detto e ripetuto, per migliaia di volte, in milioni di situazioni diverse, da miliardi di persone: Ci vuole pazienza...

Forse è tempo di cambiare.
Io ho fatto della pazienza, una ragione di vita, un mantra, un credo... Potrei diventare il precursore di una nuova religione, "i pazientisti"...
Non è sempre stato così, chi mi legge con assiduità, sa benissimo che vivo e ho vissuto "fasi alterne", un po come tutti del resto, fino ai 20 anni, la furiosa irruenza della stupidità, fino ai 30 anni, la furiosa irruenza dell'inconsapevolezza, fino ai 39 anni, la furiosa irruenza del dover fare, adesso, affacciato sulla soglia dei 40, mi sono un po rotto i coglioni...
Si perché, se prima la pazienza era necessaria nel rapporto con terzi, sul lavoro per accontentare i clienti, in famiglia, per il quieto vivere, con gli amici, per non creare malanimo, adesso la pazienza serve solo con me stesso, in un continuo scendere a patti tra il ciò che vorrei, dovrei o farei...
Forse è solo la classica crisi di chi arriva ai 40...
O forse no.
Forse è il primo passo verso la follia vera...
Quasi quasi...
Per uno che pensa che nei manicomi rinchiudano, non i pazzi, ma quelli che hanno capito la verità, scivolare verso la follia è il primo scalino verso il valhalla, l'illuminazione, il sapere....
Dubito che Thor voli così in basso...
O forse si?
Sta di fatto che nei prossimi giorni, dovrò prendere alcune decisioni, con la consapevolezza che ognuna di queste è assolutamente necessaria, ma allo stesso tempo, so che qualunque scelta opererò, comporterà dei cambiamenti, profondi cambiamenti, e proprio perché necessari, potenzialmente devastanti, per me e il mio "equilibrio", la dove con equilibrio, non intendo quello mentale, qualora ci sia mai stato, ma quello fisico, inteso come "domanda e offerta", quanto sarò disposto a cedere, delle mie necessità, per soddisfare le necessità altrui?
Ora non lo so e non voglio esibirmi in allegorici voli pindarici...
Devo rimanere con i piedi saldamente ancorati a terra, la testa sulle spalle e il cervello dentro di essa, fresco e reattivo...
E forse per l'ultima volta, fare affidamento alla mia sconfinata pazienza...
O forse no...
Saluti.

venerdì 9 dicembre 2011

Arriva il natale, con il solito dono, la malinconia...

Meglio lasciarsi annegare nel mare 
nero della malinconia che annaspare 
tra le onde di una falsa felicità.
                                          Giovanni Soriano


Sempre più vicina, la data, sempre più lontano, il cuore...
Sono ormai echi lontani, quei giorni dove si sentiva, si toccava il senso dell'attesa, quei lunghi mesi e risparmiare ogni singola lira per fare un regalo in più, quelle lunghe ore con gli occhi pieni di luce e voglia, mentre dalle vetrine scegliamo e sogniamo, l'attenzione nei dettagli, la carta, il fiocco le parole sul biglietto, la paura e il desiderio durante la consegna, la tensione aspettando un sorriso, i muscoli che si sciolgono quando arriva, il peso delle lacrime tornando a casa con un dono rifiutato, crepe sul cuore, aggiustate da cicatrici che irrigidiscono, raffreddano, spengono, uccidono...

Il tempo lenisce i dolori.
Se hai sofferto, il tempo non cambia niente, il dolore resta lì, a volte nascosto, tanto da passare inosservato, altre è tanto presente da masticarti l'anima...
Gocce di ricordi scivolano tra rughe di pensieri, io che compro un disco del "Rondò Veneziano", papà arrabbiato che rompe gli addobbi e la mamma che nasconde le lacrime, io che al buio, metto i pacchi sotto l'albero e spostandomi, faccio cadere tutti i bicchieri dal vassoio...
Giorni di dolcezze vissuti col sangue amaro di rabbia e ribellione, la voglia di scappare "da tutto e tutti" che nasconde il bisogno di nascondersi da se stessi, i sorrisi meschini, la finta gioia, gli auguri sputati, il marcio che consuma il nulla, il nulla che diventa tutto ciò che ti rimane...
Il cuore che batte a vuoto, il sangue che scorre senza scaldare, gli occhi che guardano senza vedere, la vita che passa senza lasciare traccia...
Finalmente il buio...
Buio.
Nero.
Buio.
Freddo.
Urla.
L'acqua.
Il fiume ribolle sotto gli occhi, la voglia di perdesi tra quelle onde, adesso mi lascio andare...
Paura.
Consapevolezza.
Paura.
Di vivere.
Terrore.
Di morire.
Bisogno.
D'amore.
Ritorno a guardare le stelle, tremo, non ho freddo, provo a camminare, un piede davanti all'altro, difficile, devo respirare, non ci riesco, mille pagliuzze negli occhi, sto soffocando, cado, le mani si tagliano, uno schiaffo di dolore, mi strappa un urlo, grido senza fiato, poi, i polmoni si gonfiano d'aria, piango, finalmente piango, il sangue si porta via il nulla, le lacrime tornano a nutrire i sorrisi.
Voglio solo tornare a sentire i sonagli di Rudolph...
Saluti.

giovedì 8 dicembre 2011

Voleva fare lo "sborone"....

Se ci sono due o più modi di fare 
una cosa, e uno di questi modi 
può condurre ad una catastrofe,
allora qualcuno la farà in quel modo.

                                                     Edward Murphy


Se stamattina rimanevo a dormire era meglio...

Eppure la giornata era cominciata bene...

Il pupo si è esibito in una delle sue migliori performance sveglistiche, salta su subito pimpante allegro e giocattoloso, e malgrado i 15 round di street boxing necessari per vestirlo, riusciamo ad uscire per colazione ad un orario decente, dopo la quale ci concediamo una lunga passeggiata per far frusciare i piedini tra le foglie, tanto ci sono quasi 17 gradi, è proprio una pacchia, tanto che riusciamo ad arrivare a casa tardi, poco male, cucineremo qualcosa di veloce per recuperare...
Quindi mentre mamma e pupo si esibiscono in complicatissimi numeri circensi, io preparo delle tagliatelle fresche con un pesto alla siciliana fatto in casa... (vi avevo già detto che sono bravo a cucinare?)...

Nel pomeriggio, dopo una sana pennichella, usciamo per far due compere, all'iper raggiungiamo gli amici, Cry&Cry con la piccola Melissa e Willy&Cry con Martina e Kristel, erano in zona per visitare la "grotta di babbo natale", ma una serie di bizzarre peripezie, li hanno lasciati delusi e scoraggiati...
Poco male! Dico io, facciamo due comperette e venite tutti a mangiare da noi...
E' un trionfo, il mio smisurato ego viene solleticato dall'unanime si di risposta...
Bene, cosa prepariamo? Facciamo solo il primo o solo il secondo?
Faccio io! Prendo in mano la situazione (vi avevo già detto che sono bravo a cucinare?)...
Allora, pasta aglio. olio e peperoncino con pomodorini di pachino va bene per tutti? Un tripudio, sono tutti d'accordo, poi dopo una breve ricerca, trovo due bei pezzi di manzo, corro alle verdure ma non ci sono gli spinaci novelli, maledizione! Per fortuna c'è della splendida valeriana novella, sono salvo, la prendo e torno dal gruppetto, allora, per il secondo vi faccio una succosa tagliata di manzo comodamente adagiata su un letto di valeriana e profumata con pepe e aceto balsamico, ok? E' l'apoteosi, praticamente vengo portato in trionfo fino alle casse, mentre gli uomini urlano come tifosi allo stadio e le donne buttano petali di rose sul pavimento prima che io vi cammini...
Il mio ego è commosso...
Arriviamo tutti a casa, chiacchieriamo allegramente, sono proprio una bella cricca di amici, ma bando alle chiacchiere, lo Chef deve mettersi in linea, quindi lasciamo mamme e cuccioli in sala a "rilassarsi" noi uomini ci spostiamo in cucina, mentre i mie "aiutanti" si dedicano all'aperitivo, iniziando a spelar salami, io comincio a lavare le verdure, e per portarmi avanti, metto l'acqua sul fuoco, accendo e ritorno alle verdure, metto a bagno la valeriana e lavo i pomodorini, mi giro per mettere il sale nell'acqua, però vedo che il fuoco è spento... Faccio per riaccenderlo ma... O porca vacca! E' finito il gas!
Già, finito, perché nel paesello dove abito io, si viaggia ancora con le bombole...
Poco, porco, porco, porco! Cosa faccio? Mi scuso, e parto a fionda alla ricerca della bombola...
Ma sono le 18,45 del giorno dell'immacolata... Tutto chiuso, tutto chiuso, tutto chiuso... Cazzo!!
Sconsolato torno a casa, addio aglio olio e peperoncino e addio succulenta tagliata...
Mi aspetto il linciaggio, invece gli amici, fanno di tutto per consolarmi, le Cristine propongono una pizza da asporto, sono passate le 19,15 quindi siamo tutti d'accordo, gli uomini, come succedeva nell'antichità, partono alla ricerca del cibo, mentre le donne si occupano dei figli e del focolare...
Per fortuna, conosco la migliore pizzeria della provincia... (le ultime parole famose)...
In un batter d'occhio siamo nel locale, per nostra fortuna ci sono solo due persone a mangiare, quindi l'attesa sarà minima... (le riultime riparole rifamose)...
I clienti effettivamente sono pochi, ma quel che è peggio, è cambiata la gestione del locale, la famiglia di Napoletani ha lasciato, ora sono tutti Egiziani... 
I miei due amici mi guardano storto...
Ore 19,25. Ordiniamo, e inizia l'agonia...
Ore 19,45. La coppia di clienti paga e se ne và...
Ore 19,55. Il cameriere ci informa che hanno terminato il tonno...
Ore 19,56. Confermiamo l'ordine, faremo a meno del tonno...
Ore 19,59. Arriva una famigliola, Babbo, mamma e bimbo...
Ore 20,00. Dopo aver indossato la giacca, il pizzaiolo se ne va...
Ore 20,01. Il nostro stupore è tale, che ci offrono da bere...
Ore 20,10. Il pizzaiolo torna, con le pallette di pasta per pizza... (hai hai)
Ore 20,26. Con le nostre, semifredde pizze usciamo...
Torniamo a casa, la pizza è semifredda, ma commestibile...
Sono mesto e pesto, per fortuna la solida amicizia che ci lega, fa passare tutte le disavventure in secondo piano, e la serata scorre tra le risate degli adulti e i giochi dei bimbi...
Gli amici vanno.
Mi farò perdonare! vi offrirò in pasto assolutamente memorabile! Questa è un'onta che andrà lavata nel sugo!
E' una promessa!!
Saluti. 

mercoledì 7 dicembre 2011

Siamo agli sgoccioli...

L'amore per la povertà 
è da cristiani, ma l'adulazione 
del povero è mera tecnica 
di reclutamento elettorale.
                             Nicolás Gómez Dávila 

Mi sono stancato, va tutto malissimo, il "salvatore" Monti, si è dimostrato una pera cotta, senza nerbo senza idee senza palle, come il peggior politicantaccio, ha promesso tutto il contrario di quel che poi ha veramente fatto, complimenti...
Niente patrimoniale, niente riduzione dei compensi ai politicantacci, niente eliminazione delle pensioni "eccellenti" e nessun incentivo alla ripresa economica...
Niente di buono, anzi, come al solito, come tutti i suoi predecessori, sia che essi fossero politicantacci, sia "tecnici", come il peggior mariuolo da autobus, non ha trovato niente di meglio da fare che metterci le mani nelle tasche, tasche che già risultavano miseramente vuote, ma non per SuperMarioRobber, che senza dir niente a nessuno, ha "addizionato" il prezzo dei carburanti...
Bravo!!
Neanche Amato avrebbe saputo far di meglio, ed è tutto dire...
Tanto, non cambia niente, l'italiano medio, continua imperterrito, cosa volete che gliene freghi dei commercianti? Tanto sono tutti ladri, o degli autotrasportatori? Tanto sono tutti ubriaconi, lo sappiamo tutti che chi non è un lavoratore "fisso", è inevitabilmente un evasore, quindi, massacriamolo in tutti i modi possibili e immaginabili, affossiamolo di tasse, aliquote, scaglioni, anticipi, conguagli e addizionali, insomma facciamoli fuori tutti, oppure, mettiamoli in certe aree del pubblico impiego, così queste loro capacità porteranno utile a tutti...
Sono veramente stanco.
Non ho più voglia di lottare, tutti questi anni di faticosa onestà non sono serviti a nulla, vengo quotidianamente annichilito dal furbetto di turno, c'è un'enormità di ladri, imbroglioni e farabutti contro i quali non ho più energie da impiegare...
Dovrei adeguarmi, dovrei fare un bel fagotto di tutti i miei scrupoli, chiuderlo ben bene e gettarlo nel primo fiume disponibile, poi finalmente, anche io avrò accesso ai soldi, al lusso, ai vizi, alle patrie galere...
Dopotutto, basta buttare al cesso, serietà, onestà, impegno, dedizione e far posto allo schifo...
Sarò mica il primo o l'unico? Di esempi ce ne a migliaia...
Dovrei.
Saluti. 

martedì 6 dicembre 2011

Altre vite.

Le donne nascono mamme,
gli uomini, se crescono, 
possono diventare papà, ma 
serve parecchia fortuna...
                                   Lorenzo Reschiglian


Stamattina, chiacchieravo con una persona per me molto speciale, l'amica Tamara, che sempre gentilissima, chiede informazioni sul pupetto, io ovviamente parto a raccontare le ultime peripezie del piccolo terremoto, le dico come sia bello stare semplicemente a guardarlo mentre gioca o come stia attento quando gli "spieghi" le cose...
Lei ascolta sorridente e mi dice: Con i bambini, ci vuole pazienza...
A questa sua affermazione ho risposto così:
La pazienza è figlia della volontà, la volontà condivisa d'avere figli... 
Mi spiego, sono un papà felice, e lo sono perché la "scelta" di avere figli è stata comune fin da subito, volevamo un bimbo e questo bimbo doveva essere un dono reciproco dell'amore che ci unisce, solo così un bambino diventa figlio e solo con questa consapevolezza due persone diventano genitori.
I bambini devono essere figli dell'amore, perché è nell'amore, quando è vero e profondo, che naturalmente sorge l'esigenza al concepimento, e nell'amore li si deve accogliere, amore non solo genitoriale, ma anche, amore per l'idea stessa di cambiamento che la nascita di una nuova vita, inevitabilmente imporrà, forse il segreto è tutto qui, un po di consapevolezza in più, un figlio lo si fa in due, ma con un fermo e solido intento comune.
Purtroppo, non sempre è così, come ho scritto un po più su, le donne nascono mamme, e ci credo fermamente, invece troppo spesso il lato maschile del concepimento, cede sotto le pressioni femminili e accontenta, non convinto, la controparte...
Una mancanza di palle dai possibili effetti devastanti.
Perché è vero che ad alcuni dei papà "forzati", scatta il vero istinto paterno solo quando si trovano faccia a faccia con il pupo, ma scatta e vi assicuro che diventano dei super papà, ma gli altri?
Gli altri, se va bene rimangono passivi, che sembra poco, ma è molto meglio dell'indifferenza e l'indifferenza, per quanto brutta, è meglio della stupidità, degli abusi, per non parlare della violenza...

Mentre parlavamo guardavo Tamara, e vedevo il desiderio nei suoi occhi, ma non ero io il motivo, dietro quello sguardo, compito, sorridente e vitale, cercava di esplodere la sincera necessità, la profonda, totale e assoluta voglia di diventare mamma...
So per certo che quando sarà, e spero per lei sia molto molto presto, diventerà una mamma fenomenale, ne sono assolutamente certo.
Coraggio Tam.
Saluti. 

lunedì 5 dicembre 2011

Io e Dio. 2

L'importante sta nella vita, solo nella vita, 
nel processo della sua scoperta, 
in questo processo continuo e ininterrotto, 
e non nella scoperta stessa!
                                           Fëdor Dostoevskij        

Don Francesco.

Quando l'ho conosciuto ero nel punto più basso del mia parabola religiosa.
Io e Odette eravamo invitati al matrimonio di una coppia di amici, l'ambientazione era veramente molto molto bella, una chiesetta che sembrava uscire da un libro di fiabe, piccola come una bomboniera barocca e altrettanto leziosa, oltre tutto, piazzatela in mezzo ad un bel boschetto e il gioco è fatto, la favola è completa..
Noi arriviamo con largo anticipo, fuori dalla chiesa, in una piccola radura, un gruppo di ragazzini fa un casino d'inferno giocando a pallone, decidiamo di entrare per sottrarci dal baccano e il caldo, dentro l'ambiente è confortevolmente raccolto, pochi banchi, un pulpito minuscolo e un altare lillipuziano, dietro l'altare, un giovanissimo sacerdote picchia poderosi pugni a qualcosa...
Buongiorno Don, dico per palesare la nostra presenza, lui dice: La smettiamo di far casino! E' un luogo sacro questo! Andate a giocare da un'altra parte!!
Poi si gira verso di me, alza gli occhi, è un po sorpreso nel non trovarsi di fronte ad un ragazzino sudato, sorride, mi è già simpatico, ha in mano i pezzi del leggìo, un po imbarazzato dice: Sto cercando di metterlo in sesto...
Cominciammo a chiacchierare, di chiesa, fede, "chiamata", matrimonio e altre mille cose, è veramente simpatico e ha l'innata capacità di renderti la sua calma, ha la mia stessa età, e per me è alquanto anomalo, quindi intavoliamo un discorso che comprende, oltre alle già citate, fede e chiesa, anche donne, stimoli, sessualità ecc ecc...
Cosa ci siamo detti non ve lo dico, sono cose tra me e lui, ma sappiate che prima, molto prima dell'arrivo degli sposi, avevo deciso che se mai mi fossi sposato in chiesa, lui sarebbe stato il prete celebrante...
Quel giorno, non conobbi un prete, non nel senso stretto del termine, quel giorno ebbi la fortuna di conoscere una persona formidabile, un uomo di chiesa certo, ma nel contempo, un uomo solidamente attaccato ai valori umani, capace di farmi trovare il coraggio d'affrontare le mie mancanze, i miei limiti e le paure accumulate.
Passò un po di tempo, e quando mi sentii pronto, richiesi a Odette di sposarmi, lei come la prima volta che glielo chiesi, disse di si a condizione di farlo in chiesa, motivo che avevo rifiutato la prima volta e che aveva decretato, conseguentemente, la posticipazione a data da destinarsi, stavolta accettai la condizione...
Fu l'inizio di uno dei periodi più incredibilmente folli che avessi mai vissuto, mesi brulicanti di vita ed emozioni, una spassosa corsa contro il tempo, un pazzo caracollare fino al giorno che cambiò definitivamente tutti i miei equilibri...
Nel frattempo, feci pace con le mie paure, abbandonai tanti preconcetti e ricevetti un dono enorme, l'emozione di riavvicinarmi a chi era sempre stato lì al mio fianco, ma che io non volevo "sentire"...

Viviamo in un periodo nel quale la parola "fede" è abbinata alle più svariate situazioni, ora, io non vorrei passare per retrogrado, ma la Fede è una, sola ed inequivocabile, puoi averla o non averla, è lo stesso, ma se c'è, non ci sono "interpretazioni" o dubbi.

Saluti.

domenica 4 dicembre 2011

Io e Dio.

Gli uomini lotteranno per la religione; 
per essa polemizzeranno, 
combatteranno, morranno; 
faranno tutto... meno che viverla.
                                        Charles Caleb Colton


Da un paio di giorni, ho una nuova lettura, il blog dell'amico Romano, dico amico anche se non lo conosco veramente, ma leggere quello che una persona scrive, a mio modo di vedere le cose, è come diventare amico di questa persona...
Mi piace come scrive e soprattutto, mi piace quello che scrive, dice anche di voler scrivere un libro, speriamo lo faccia, ne comprerei una copia e la vorrei autografata...
Romano, pensaci su...

Comunque, scrivere il post che state leggendo, è una conseguenza diretta di questa nuova "amicizia"...

Dio, la religione, la fede e io...

I primi ricordi vanno parecchio indietro nel tempo, più o meno trent'anni fa quando con la scuola, chissà perché, si andava a messa, sapevo che le cose sarebbero state strane...
E lo furono... Parecchio...
Non ricordo quale ricorrenza si celebrasse, ma non conta, eravamo in questa enorme chiesa e io non riuscivo a stare serio, guardavo quel pomposo prete tutto atteggiato che parlava di cose assolutamente inverosimili, la mia mente vagava tra vitelli grassi e vacche magre, tra devastanti cavallette e una puzzolente b(arca) piena di puzzolentissimi animali, che alla deriva, aspettava che al padreterno passassero le paturnie...
Cavoli, che caratteraccio...
Poi dopo tutta la tiritera, arriva il momento "dell'eucarestia", ed è qui che per me cominciava il fastidio, perché io non partecipavo...
Non potevo, per me niente oratorio, niente catechismo e niente "prima comunione", quindi niente ostia... Mi faceva stare malissimo, perché tutti tranne io?...
Certo, un papà comunista al quale era stato imposto di farci fare il Battesimo, non aiutò nel proseguimento del nostro cammino religioso, ma non è giusto dare la colpa a lui, perché se glielo avessi chiesto, non me lo avrebbe vietato, ma gli anni passarono e io li lasciai passare, l'antico malessere lasciò il posto ad un formale disinteresse, diventai grande guardando con sufficienza quei poveretti "obbligati" a perdere tempo la domenica mattina mentre io potevo andarmene in giro per i cavoli miei...
A dirla tutta, tra i 15 e i 16 anni, ci fu un periodo dove sentii il bisogno di relazionarmi con "l'altissimo", non ricordo perché, ma tutte le mattine recitavo il padre nostro e tutte le sere, "chiacchieravo" un po con lui, facevo una specie di resoconto giornaliero prima di andare a dormire, ma la mia naturale "inconcludenza", come al solito ebbe la meglio, e pian piano smisi...
Passarono un sacco di anni, io in chiesa ci andavo solo per le ricorrenze "inevitabili", funerali e matrimoni... Ma fu proprio al matrimonio di una coppia di amici, dove feci l'incontro che cambiò la mia visione del discorso...
Don Francesco.

Un incontro davvero notevole, che merita un post tutto suo, quindi abbiate pazienza fino a domani...
Saluti.

sabato 3 dicembre 2011

Per un'amica.

Non dire che vuoi regalare: regala. 
Non riuscirai mai a soddisfare un'attesa.
                           Johann Wolfgang Goethe


Ci avviciniamo al natale, ho già letto molti post che parlano di questa "Santa ricorrenza", tutti estremamente sentiti, sia quelli sdolcinatamente felici, sia quelli pesantemente tristi...

Il "mio" Natale...

Fasi alterne.

Scoprii molto presto che Babbo Natale non portava davvero i regali. Ne fui veramente felice!

Accadde la sera di vigilia di un natale di oltre trent'anni fa, io ero "diligentemente" a letto, in attesa di addormentarmi, quando i miei sovreccitati sensi, si accorsero di un intenso andirivieni dei miei genitori, era un continuo entrare e uscire tra la loro camera, la cucina e il salotto, la curiosità che mi ha sempre mosso, e che spessissimo mi cacciava nei guai, mi fece sporgere dal letto in maniera sufficiente da intravedere delle scatole...
Queste scatole, erano sospettosamente simili a quelle del trenino elettrico tanto desiderato, ma la cosa più incredibile era, che queste scatole quando uscivano dalla cucina, erano tutte impacchettate e infiocchettate...
Il mio primo pensiero fu: Cavoli finalmente il trenino!!!
Il secondo pensiero invece fu: Babbo Natale non esiste, sono mamma e papà che portano i regali... Meglio! Almeno loro sanno veramente cosa voglio!
Tornai a letto, felice come non mai, mi addormentai quasi subito, ma potrei giurare d'aver sentito un risuonar di campanellini, un istante prima di "partire"...

Poi gradualmente l'interesse per la festività diventò sempre meno, fino a diventare fastidio, passarono lunghi anni, senza trarre il benché minimo piacere nel ricevere o fare regali, era tutto "dovuto" preparato e freddo...
Non mi dispiaceva affatto, anzi era la scusa perfetta per non sentirsi in obbligo con chicchessia...

Poi, nella mia vita arrivò Odette.
Lei ha una visione dei regali tutta sua, niente feste, nessuna ricorrenza o motivazione, per lei il momento per un regalo è, quando ci viene voglia di farlo, cioè, se vedi qualcosa e quel qualcosa ti fa venire in mente qualcuno, allora è il momento di fare un regalo...
Non ci credevo molto, ma poi...
Un giorno stavamo andando a fare colazione, siamo fermi ad un semaforo, lei mi chiama e dice: Guarda la... Dalla vetrina di una edicola, faceva capolino una statuetta raffigurante un gatto con in bocca un cartello sul quale c'è scritto "welcome"... Lei dice: Carina, sembra il Silver (uno dei nostri gatti)...
Faccio solo tempo a dire si, poi il semaforo scatta e andammo via, la giornata passò e quando fu ora di tornare a casa, mi fermai all'edicola deciso a comprare la suddetta statuetta, costava pochissimo, 7 o 8 euro, la portai a casa nella sua scatoletta, la impacchettai e attesi il rientro di Odette...
Arrivò poco dopo, vide il pacchetto, le dissi che era per lei, non ebbe bisogno di aprire per capire cos'era,   ma quando tirò fuori il gattino, mi guardò come se avesse appena trovato il più grosso diamante mai scavato da terra...
Mi abbracciò e pianse.
L'emozione che provai in quell'attimo fu tanto intensa da risultare vividamente dolorosa, come se qualcuno cercasse di strapparmi il cuore dal petto, ed in un certo modo fu proprio così...
Il cuore rimase al suo posto, quello che se ne andò, fu l'amarezza accumulata negli anni.

Oggi, di regali ne facciamo pochissimi, ma quando succede, in ogni pacchetto c'è un pezzetto del nostro cuore...
Eppoi, c'è il pupetto, da quando sono diventato papà, ho rivalutato tutte le feste, anche l'odiatissimo carnevale, perché vedere il piccolo ridere spensierato è la medicina più potente del mondo.

Per concludere, il Natale, di per se, non conta nulla, è ciò che sentiamo noi e come interpretiamo quel che sentiamo, che fa la differenza.
Saluti. 

venerdì 2 dicembre 2011

Pidocchi, sanguisughe e altri parassiti...

Il senso di colpa è un fenomeno assurdo : 
non sono mai i colpevoli a soffrirne. 
Spesso sono le vittime a farsene carico, solo
perché occorre che qualcuno se ne faccia carico. 
                                                                  Amélie Nothomb

A dispetto del titolo, non parlerò di quei politicantacci che, dopo l'aumento dei prezzi nel ristorante interno al senato (ricordate il pranzo completo per pochi spiccioli?) hanno cominciato ad andare in altri luoghi di ristoro (ovviamente più cari) cosicché possano farsi fare il rimborso, no no parlerò di questi ladri, ne menzionerò quegli altri politicantacci che, alla notizia dell'ormai prossimo taglio alle loro pensioni, decidono di dimettersi anzitempo per non perdere i privilegi... No no, non parlerò di questi farabutti oltreché ladri...

Niente politicantaccia stasera, è venerdì, vorrei passare un week end senza acidità di stomaco...

Ma non sarà così, purtroppo...

Perché una zia di mia moglie, è finita in ospedale, ce l'ha portata un ictus, niente di nuovo se consideriamo che la simpatica vecchina ha più di ottant'anni, ma sono le circostanze pre ricovero che mi hanno fatto venire il mal di pancia...
Per capire, dobbiamo fare una premessa e poi un passo indietro...

La premessa. La signora in questione abita in una grande casa, in questa grande casa girano, a vario titolo, parenti e amici di parenti, ai quali, la generosa vecchietta prepara normalmente pranzo e cena, e quando serve anche colazione e merenda...

Un passo indietro... Martedì scorso...

La signora, dopo una normale giornata da "casalinga" e fatto il giro nel pollaio, rientra in casa, forse per un momento di stanchezza o per le prime avvisaglie del malanno, decide di sedersi qualche istante sul divano, quei pochi istanti diventano quasi tre giorni...
Tre giorni.
Tre giorni su un divano, semincoscente, senza che nessuno se ne accorga... Sembra follia.
Invece, una malaugurata serie di "casi" non ha portato nessun habitué in casa e, cosa di gran lunga peggiore, nessun vicino si è minimamente preoccupato o accorto, che quella simpatica signora, non si vedeva più... Nessun sospetto, nessun pensiero anche se le luci della casa rimanevano accese tutta la notte... Un menefreghismo imbarazzante...
E c'è di peggio, ma ve lo scrivo dopo, per fortuna, la panettiera che tutti i giorni passa di lì, trovando il sacchetto del giorno prima, un pensierino se lo è fatto, e così, la poveretta è riuscita ad emergere dall'oblio casalingo per essere trasportata in un ben più consono ospedale.
Speriamo di rivederla presto, forza zia!
Quando nei telegiornali si sentono notizie che parlano di cadaveri ritrovati dopo settimane, quando non sono mesi, si pensa che sia un problema delle grandi città, roba che da "noi" non può succedere, invece, invece la rogna è dietro l'angolo, e noi? Noi siamo diventati così egoisti ed individualisti, da non vedere oltre il nostro naso, tutto questo, ci porterà alla tomba e ci arriveremo nella più totale indifferenza, ma...
Ma come dicevo poco più su, c'è di peggio...
Si, perché quando mio suocero è andato a chiudere la casa, una vicina, una di quelle "attente", non solo si è ben guardata dal chiedere "notizie" sulla salute della sfortunata, ma non si è fatta lo scrupolo di domandare se poteva continuare ad avere le uova, che giornalmente le venivano fornite...
Rimango senza parole...
Che cavolo di gente.
Saluti. 

giovedì 1 dicembre 2011

Ogni mattina in Africa un leone e una gazzella si svegliano, buon per loro...

Il capriccio è dannoso come la
routine. L'abitudine è necessaria;
è l'abitudine di avere delle abitudini,
di fare di una traccia un solco,
che è necessario combattere,

se si vuole rimanere vivi. 
                                        Edith Wharton


Routine...


Noooooooooooooo, non parlerò della "routine" coniugale, quella la lascio a chi non ha il coraggio d'amare il proprio partner giorno dopo giorno...


Non parlerò nemmeno della routine lavorativa, non sono un operaio delle catene di montaggio e non consumo sedie nel terziario...

Non parlerò di routine nel tempo libero, non ne ho, non ne voglio, non mi manca, preferisco così...

Non affronterò il discorso della routine nei rapporti interpersonali, sono io e ho amici abbastanza sconclusionati da non annoiare/annoiarmi mai...

Non è per routine, che scrivo questi post tutte le sere, è un piacere e un divertimento, per questo ci tengo alla "continuità"... 

Per lo stesso motivo, e non per routine, seguo con estremo interesse i blog a cui sono collegato, mi piace lasciare commenti e bramo i loro, sia ai miei post, sia a quelli che lascio...

Allora, non parlo di routine...

O... Sì?

Il mondo è abitudinario, il sistema solare è abitudinario, ed è una fortuna che sia così, speriamo continui con questa sua routine per molto...
A me l'idea stessa di routine, fa venire il coccolone, com'è possibile che una persona "normale" possa riuscire ad annoiarsi e continuare ad annoiarsi, senza cercare soluzioni alternative? Capisco che se sei veramente un operaio in catena di montaggio, fisicamente non è che puoi inventarti sto gran che, ma la mente, la mente deve essere pronta ad evadere comunque, tolta la concentrazione necessaria per non imbullonarsi le dita, di spazio per "viaggiare" ce ne deve essere parecchio, altrimenti si rischia l'alienazione, ma non è la ripetitività manuale che fa uscire di senno, come ci vogliono far credere i sindaca/scaldapoltrone/listi, la malattia cerebrale la provoca l'annichilimento del sentimento mentale, basta guardare "tempi moderni" di Charlie Chaplin, dove l'operaio Charlot, va fuori di testa quando non riesce più a pensare alla sua amata...
Quindi, è l'amore che ci "evita" di cadere nella routine?
In gran parte si, ma non solo, trovare un Hobbies, ma non uno fisico, cioè non mettetevi a fare puzzle o costruire galeoni in scala, perché diventano a loro volta routine, no no, dovete far lavorare la mente, leggete un libro, fate le parole crociate, dipingete un quadro o scolpite una statua, insomma, mettete il pepe nei vostri neuroni e fate uscire l'io che avete dentro!
Se volete mantenere giovane il corpo, nutrite la vostra mente, rimpinzatela di curiosità, novità e grosse, enormi porzioni di vitalità...
Saluti.