venerdì 24 maggio 2019

Politica, popolo, pecore, pastori e pensieri

C'è tanta eloquenza nel tono della voce,
nell'espressione degli occhi e nell'aspetto
di una persona di quanta ce ne sia
nella scelta delle parole.
                           François De La Rochefoucauld


Sapete la differenza che passa tra, succube e sovrano?
Semplicemente il sovrano decide il succube subisce...
Sapete cos'è la democrazia?
Beh qui sicuramente ognuno avrà la propria interpretazione, io mi atterrò al suo significato letterale.
Anche perché, sovrano, inteso come popolo, popolo sovrano e democrazia sono due realtà estremamente unite, unibili fino all'imprenscindibile, o almeno così dovrebbe essere, dovrebbe...
Io non sento la necessità di schierarmi, perché credo in una politica delle idee, quella politica che non bada alla posizione nel semicerchio da dove parte l'idea, ma bada alla sostanza dell'idea stessa, cioè, la dove un concetto è valido, gli schieramenti sodalizzano alla ricerca del bene comune, bene comune che individuiamo nel popolo, il popolo sovrano.
Il popolo sovrano è quello che elegge i propri rappresentanti, questi rappresentanti di rimando, dovrebbero rappresentare il popolo, dovrebbe, ma così non è...
Ecco quindi che il rappresentante eletto dal popolo sovrano, al momento del giuramento, subisce una lobotomia e, dimenticando tutto ciò che lì lo ha portato, si unisce al gregge di appartenenza.
La mancanza di memoria è una costante nel rapporto tra politica e popolo...
L'errore più grave che si possa commettere è, credere che la politica sia una diretta emanazione della democrazia, quando invece dovrebbe essere la politica ad essere veicolo per raggiungere la democrazia.
La democrazia è il punto focale, non la politica, e poi che politica? 
Mica l'escrementizio circo mediatico che subiamo giornalmente, un greve spettacolo dove slogan e tormentoni, hanno dismesso l'intelligenza.
I politici di oggi sono lontanissimi dal composto, rispettoso scambio dialettico, delle tribune elettorali di 30/40 anni fa...
La politica dovrebbe essere ben altro, partendo dai concetti, sviluppando idee, attraverso il dialogo costruttivo fino alla realizzazione concreta dei concetti di partenza.
La democrazia svanisce quando il popolo, il popolo sovrano, diventa succube dell'inutilità, dei preconcetti, delle facili soluzioni, spinto dal gregge dei lobotomizzati, smette di pensare.
La memoria è corta e noi non ascoltiamo più chi ha più esperienza di noi...

Saluti

venerdì 22 marzo 2019

La catarsi del pedalino

Il pensare logora.
Il non pensare, uccide.
                       Lorenzo Reschiglian


Le nostre vite sono un susseguirsi di situazioni non sempre piacevoli, siamo spesso messi di fronte a scelte che non sono, semplicemente difficili, ma il più delle volte lo diventano a causa del poco tempo che si ha a disposizione per valutarle, lasciando che sia la pancia, il destino o l'intuito a scegliere per noi.
I risultati sono quasi sempre catastrofici.
Perché?
Oltre alla sopra citata, spesso immotivata mancanza di tempo, c'è una motivazione ben più complessa, che in effetti relega il fattore tempo a mera scusa per l'accaduto.
Il vero guaio sono le aspettative.
Le aspettative, sia nostre nelle nostre capacità, sia le altrui nelle nostre capacità...
Gli altri sembrano sempre chiederci l'impossibile, non credo esclusivamente perché confidino nelle nostre capacità, ma più perché sono consci delle proprie incapacità, così ci sovrastimano nella speranza di vederci cadere e di occultare le proprie mancanze, nella polvere del nostro tonfo.
Esagero?
Forse.
Ma tutti ridiamo quando, in auto veniamo sorpassati da un altro veicolo che, subito dopo, viene fermato dalle forze dell'ordine.
Ridiamo perché?
Per il subitaneo intervento della giustizia divina?
No.
È una sorta di scarico nervoso, dovuto all'invidia provata nei confronti di chi ha una macchina più bella o nuova o potente della nostra, inconsciamente ci sentiamo in colpa e, con una risatina, cerchiamo di mondare i cattivi pensieri...
Ma torniamo alle aspettative, qui un piccolo esame di coscienza è d'obbligo, guardiamoci dentro, siamo sicuri che gli altri ci chiedano sempre l'impossibile?
O siamo noi che ci limitiamo ancor prima di metterci in gioco?
E questi limiti, tentiamo di superarli o temiamo siano insormontabili?
Sinceramente, quante volte usciamo sconfitti, perché abbiamo già perso prima di cominciare?
Che aspettative abbiamo su di noi?
Quante ne riversiamo nell'intento di appesantire chi riteniamo ci sia superiore?
Pensieri.
Tonnellate di pensieri.
Che schiacciano le nostre aspettative.
Il tempo, sempre lui, scorre e noi con lui, rallentati da zavorre cognitive.
Lo dico da sempre, il tempo, prendiamoci del tempo, tempo per noi.
Per riposare la mente.
Facendo altro.
Io faccio le lavatrici.
Divido i colorati dai bianchi.
Le fibre naturali dai sintetici.
Schiaccio il tasto e via.
Il tempo che preparo la macchina è tempo che io guadagno, le mani lavorano, io penso.
Poi.
Poi c'è da stendere i panni.
Trovare il bandolo nella matassa uscita dall'obló.
Solitamente una asciugamani.
Le maglie.
I pantaloni, rigorosamente appesi dalle gambe.
Ed ecco, i calzini, il vero momento catartico.
I calzini, vanno attaccati a copie, vicini vicini, dopo averli "girati" per il  giusto verso.
Rilassante.
Appunto, catartico.
Ecco, forse per le nostre aspettative, dovremmo iniziare così, piccoli passi, come accoppiare due pedalini, non grandi progetti, non puntiamo a salvare il mondo, no, puntiamo ad accoppiare i calzini due a due, ragionando a piccoli step realizzabili, spostare sempre più su l'asticella, ma una tacca alla volta, calzino dopo calzino.
Le mani lavorano, la mente vaga per sogni...

saluti

sabato 23 febbraio 2019

Eppoi, una mattina, ti svegli...

La vita, il tempo e tutto
ciò che vi è dentro, un
respiro alla volta...
         Lorenzo Reschiglian

Si corre, si corre in continuazione, si corre anche quando non ce n'è bisogno, si corre perché già si stava correndo e cosi, si continua a correre.
Sempre in perenne affanno, sempre in ritardo, in ritardo da cosa non si ha più nemmeno memoria.
Il tempo è il bene e la mancanza, allo stesso tempo...
Avessimo almeno una meta, un traguardo, uno scopo da raggiungere, oltre la morte, no, corriamo perché tutti corrono, corrono e scorrono in mille scie sfocate, impalpabili e irraggiungibili.
Esopo taci.
Tutto sembra importante, tutto sembra stramaledettamente importante e, ancora più importante è farlo in fretta.
Viviamo in competizione.
Ci serve di più, ancora di più, più grosso, più grande, più importante, più nuovo, più moderno, più di te, di lui di chicchessia, basta che sia di più, di più e prima.
Eppoi, una mattina, ti svegli.
Eppoi una mattina ti svegli ed è una mattina come le altre, c'è il sole o forse no, hai dormito bene o forse no, tutto intorno a te è lo stesso, lo stesso o forse no.
O forse si?
Come ieri prepari la colazione, ma spendi un istante in più, mettendo bene le tazze, controllando il caffè nella caffettiera, appoggiando la brioche a formare un sorriso, cercando i gatti per distribuire cibo e coccole, ti stringi nell'abbraccio di tuo figlio, senza la fretta di distaccarsi, dai un bacio in più a tua moglie e poi ancora un altro.
Tutto quasi come ieri.
Tutto quasi come ieri, solo che oggi, oggi, ti piace di più.
Il mondo, il mio mondo, non corre più.
Il mio mondo non ha più bisogno di correre, io, io non sento il bisogno di correre.
E non è l'unica cosa che è cambiata, tutto quello che c'è intorno a me è cambiato, tutto è cambiato perché tutto è rimasto assolutamente quello che già era, ma io, io lo vivo diversamente.
Le mie necessità sono diverse, come diverse sono le percezioni ad esse legate.
Mi piace respirare, sentendo e gustando l'aria, espirando lentamente, come a salutare un amico che parte, cercando di dilatare il tempo, espandere i polmoni.
Mi piacciono quegli istanti di non curanza, dove le lancette sembrano invertire il passo, dove il tempo non si ferma, ma, ma un secondo sembra durare di più, di più ed è un regalo alla vita, perché quel secondo è solo mio, solo mio ed è un secondo che sento di aver vissuto, vissuto perché l'ho sentito in me.
Eccolo il presente, il dono che ne è sinonimo, la consapevolezza del tempo, non quello che scorre, ma quello che scorro, quello che vivo e sento in me.
Ed ecco che non è più importante occupare il tempo, non è più importante impiegare il tempo o evitare di perdere tempo, ma lo è sentire il tempo, sentirsi parte del tempo, del proprio tempo; smettere di essere vinti alla rincorsa del tempo, ma padroni di se stessi al suo interno.
Rallentare.
Fino a fermarsi.
Respirare.
Piano.
Il mondo corre se noi corriamo, ma è fermo se noi ci fermiamo.
La routine non necessariamente significa noia.
Amo.
Amo il tempo.
Amo alzarmi presto, non per correre, ma per avere il tempo di fare le cose col giusto tempo.
Preparare la colazione o riempire una lavastoviglie, diventano noiosa routine se noi diventiamo degli automi senza sentimenti e agli automi, non importa lo scorrere del tempo, perché non hanno sentimenti.
Io vivo di sentimenti, di emozioni e di necessità ed è per questo che ho deciso di camminare a fianco del mio tempo, sentendolo in me e avendone cura, perché il tempo non ha limiti, ma il mio tempo, la mia vita si e ogni istante è unico, unico e perderlo significa perdere un po' di se stessi e perdere se stessi, significa perdere l'unica cosa che abbiamo veramente.

Saluti.

martedì 12 febbraio 2019

Traslocare idee...

E poi, cos’è l’amore?
Cosa significa, amare?
Non è facile rispondere…
O si?
                        Lorenzo Reschiglian

Quante persone ci sono al mondo? Circa sette miliardi e mezzo…
Volendo togliere i troppo giovani, che forse ancora non hanno sufficiente discernimento per parlare d’amore, volendo togliere chi non sarà mai abbastanza cresciuto per parlarne e chi lo è troppo e, forse se lo è dimenticato, volendo anche togliere chi, parlando d’amore, ha idee troppo confuse, ammalate o violente, volendo egoisticamente, calcolare solo le persone “sane e normali”, quindi etero e gay ambosessi, quanti siamo al mondo?
Facciamo i pessimisti, diciamo la metà, metà abbondante, quindi quattro miliardi.
Quattro miliardi.
Quattro miliardi di persone.
Ok?
Sono convinto che se le interrogassimo tutte, se a tutte chiedessimo, cos’è l’amore, sono convinto che avremmo quattro miliardi di risposte diverse; probabilmente non diversissime, probabilmente si riuscirebbe a trovare un “minimo comune multiplo”, una sorta di traccia che renda, l’amore, qualcosa di mondiale, un ingrediente comune in quattro miliardi di ricette diverse.
Ok?
La domanda che sorge spontanea è, chi ha ragione?
Chi, tra questi quattro miliardi, ha la soluzione definitiva alla più antica delle domande?
Chi?
Nessuno, ma anche tutti.
L’amore è un sentimento troppo grande per poterlo confinare, per darle un nome univoco o una connotazione finita.
l’amore è, necessariamente, confusione.
Confusione di idee, sentimenti, movimenti e convinzioni…
L’amore non può essere, calcoli e certezze.
Ognuno ama a modo suo e non si può pretendere di trovare qualcuno che ami, e ci ami, nello stesso modo, non esiste e non funzionerebbe.
Le due metà della coppia, sono come due motori, molto simili ma separati, allora cos’è l’amore?
L’amore è la frizione che unisce questi due motori, che accoppia le differenze nel modo di amare.
Amarsi significa, comprendersi, cioè accettare e farsi accettare.
Amare non è guardarsi alla ricerca dei difetti altrui, ma guardare insieme, nella stessa direzione che si è deciso di percorrere.
Per me, l’amore è il più semplice dei sentimenti, se non lo carichiamo di inutili necessità.
L’amore è un sentimento che nasce nudo, l’errore sta nel vestirlo come piace a noi o come pensiamo possa piacere ad altri.
Difficile, difficile perché, spesso, la nostra mente è un vecchio armadio pieno di stracci…

Saluti.

mercoledì 16 gennaio 2019

Pawel Adamowicz

La storia si ripete.
La storia è ciclica.
Possono cambiare i nomi.
Possono cambiare i luoghi.
Ma tutto rimane uguale.
Uguale, inutilmente.
                         Reschiglian Lorenzo

Il problema come al solito, sta nella crisi, non la crisi dei valori, che non frega un cazzo a nessuno, ma bensì la solita, cara e rassicurante crisi economica.
Una sesantina d'anni fa, ad uno così, lo stato coadiuvato dall'esercito, gli avrebbero organizzato un corteo, con tanto di auto scoperta da far passare tra due ali di persone festanti, così da poterlo prendere a fucilate da un edificio, magari per risparmiare qualcosina, lo si poteva prendere a revolverate durante un comizio pubblico, tirando i costi all'osso, lo si poteva avvicinare in un giorno qualunque, con una scusa banale, tipo farsi fare un autografo in mezzo alla folla, per poi sparargli alla schiena.
Tutto bello, bellissimo ma dispendioso.
Ma la crisi è una brutta bestia, tra  "spending reviou", brexit, immigrazione, accise, global warming e escort sempre più care, i soldi insomma devono essere "impegnati" la dove servono veramente...
Così, i poveri poteri occulti, tra una bottiglia di Cristal e un soffocotto, frugandosi nelle tasche dei loro pantaloni calati, racimolano  quattro spicci da dare all'imbecille di turno che, temperino alla mano, ci toglie la possibilità di godere dell'intelligenza di una brava persona.
Fa niente, tanto ci sono problemi più pressanti da seguire, tipo capire chi saranno i partecipanti al grande fratello vip, la supercoppa, e soprattutto, cosa dirà la D'Urso?

Saluti

lunedì 7 gennaio 2019

Vicini ma mica tanto...

Nella vita, si operano scelte,
si fa una scala di priorità mossi
dal buonsenso, poi si butta
tutto nel cesso, si spegne il
cervello e ci si getta anima e
corpo nell'inutilità...
           Reschiglian Lorenzo

Negli anni 60/70, in Arabia Saudita, si lavorava per guadagnarsi il khubz, si andava in spiaggia o al ristorante, ci si incontrava per farsi quattro chiacchiere e, come nel resto del mondo civilizzato, si tirava avanti, chi meglio, chi peggio, comunque i giorni iniziavano e finivano, e proprio come in qualunque altro paese civilizzato,  la vita scorreva sia per gli uomini che per le donne…
Poi.
Poi, interpretabilissimi “dettami religiosi”, decidono che le donne sono pressoché inutili, buone soltanto per procreare (preferibilmente maschi) e governare casa in attesa che torni l’uomo, uomo che ne può fare ciò che vuole, un po' come un paio di ciabatte, ma con molto meno rispetto.
Che cinquant’anni fa, le donne andassero a scuola o in piscina, al resto del mondo non gliene fregava un cazzo, come non gliene frega un cazzo, adesso che le stesse non possono fare assolutamente niente di più divertente che essere lapidate in piazza.
Ma allora, perché i giornali sono pieni di roboanti articoli che condannano uno stato e una religione al completo?
Rigurgiti umanitari?
Redivive rivendicazioni femministe?
Il Papa che cerca moglie?
Noooneeee!
Tutto sto casino per una partita di calcio.
La supercoppa vattelapesca...
Che poi “supercoppa”, perché la coppa normale era troppo poco? Poi cosa si inventeranno in questa fregola pallonaro/pallonara? L’ipercoppa? L’ultracoppa? La megacoppaesticazzispecchioriflessosenzaritorno?
Che due palle sto schifo di calcio.
Ma torniamo un passo indietro, Supercoppa italiana, quindi un torneo per club’s italiani, giocato da squadre italiane, in Italia…
Perché la finale di questa competizione indigena, deve essere disputata in un altro paese?
Sarà mica solo per quel botto di milioni elargiti dai petrolieri?
No, dai, non è possibile, secondo me, gli avveduti Arabi, che i soldi li hanno anche perché sanno come risparmiarli, consci che prendere quei loro aerei privati, sarebbe stata una scocciatura, oltreché un costo non deducibile, decidono per il bene dell’ambiente di risparmiare carburante e scocciature, comprandosi l’evento, cosicché, con le loro tunicone e gli asciugamani in testa, possano andarselo a gustare utilizzando delle meno assetate limousine, Ferrari, Lamborghini e Fiat, ma queste ultime solo se pagati per farlo…
Quindi, passati i canonici 90 minuti (più recupero), qualcuno si ricorderà dei diritti delle donne? Ci sarà spazio tra le polemiche su chi ha vinto o perso, per parlare di giustizia sociale? Il nuovissimo moviolone mostrerà una slow motion in ultradefinizione 3D, di una donna a viso scoperto che esulta per il solo fatto di essere Donna?

Saluti

martedì 27 novembre 2018

Disparità di degenere

Un giorno dissi ad una donna:
Ti amo.
Mi credette, io no.
     Lorenzo Reschiglian

In molti mi hanno chiesto cosa pensassi della giornata contro la violenza sulle donne...
Inizio col ribadire che il termine "femminicidio", mi fa cagare.
Mi fa cagare perché, in un certo modo, ghettizza un problema che, secondo me, dovrebbe essere affrontato istituzionalmente, oltre che in famiglia, sin dalla più tenera età, ed è il rispetto alla vita.
Femminicidio, ghettizza, esaltandone le misure, l'ennesimo ossimoro sfruttato dai giornalisti per accentrare l'attenzione pubblica lontano da altri problemi, problemi che, innanzitutto fanno meno audience, ma soprattutto più scomodi per il "sistema".
Così la tragedia dell'ennesima donna uccisa, per il "solo" motivo di essere donna, cancella la catastrofe delle centinaia di migliaia di morti per alcool, tabacco o tumori.
Tutta gente che se l'è andata a cercare, direte voi, nessuno obbliga l'alcolizzato a riempirsi il bicchiere, ne ad accedere l'ennesima sigaretta al tabagista o a essere donna ad una donna..
Le fascette dei monopoli di stato, sono per l'informazione come la kriptonite per Superman.
Ma sto divagando.
Quindi, cosa penso di esseri umani che uccidono altri esseri umani?
Penso che nessuno abbia il diritto di togliere la vita a chicchessia, e voglio essere chiaro, sto parlando di ignoranti, imbecilli, impotenti, idioti, invertebrati e chi più ne ha più ne metta, che uccidono per futili motivi, altre persone, quindi volutamente non parlo di, dottori, militari e compagnia bella.
Ok?
Per me, se un essere umano toglie la vita ad un altro essere umano, dovrebbe fare la stessa fine.
P.s. Non scassatemi il cazzo con qualsiasi implicazione più o meno teologico/filosofica.
Saluti

martedì 3 luglio 2018

Pret-à porter

La vita sta nella distanza che corre tra il parlare e lo spiegarsi, tra il sentire e il capirsi.
           Reschiglian Lorenzo

Si tende a pensare che, se una persona, nella sua infanzia, va in buone scuole, crescendo, frequenta le migliori università e da adulto avrà le migliori opportunità di lavoro, questa sarà una persona migliore.
Probabilmente la statistica gioca a favore di questa ipotesi, ma sappiamo benissimo che la statistica é, tra le scienze, la meno attendibile...
Innanzitutto perché, per quanto siano buone le scuole e malgrado tutta la nozionistica che può essere impiantata nella testa di chiunque, certa "ignoranza" non è possibile migliorarla, e certi rimangono "ignoranti" al di là delle proprie capacità intellettive...
Cosa nutre queste "tare"? Cos'è che limita una persona "migliore" ad essere veramente una persona migliore?
L'arroganza.
L'arroganza, non necessariamente quella dei grandi distacchi, non quella dei "lei non sa con chi sono io!", no, intendo l'arroganza spicciola, quella dei "grazie" mancati, quella più nascosta tra le pieghe dell'ignoranza, quella della mai defunta "lotta di classe".
Roba da rinascimento borghese.
L'arroganza bisbigliata all'orecchio puntando il dito, quella nascosta tra falsi sorrisi, nell'accondiscendenza viziata dalla stupidità.
L'arroganza che ferisce con lame affiliate dall'inutilità.
Ti riconosco falso e ipocrita, non mi incantano ì tuoi sorrisi, non mi ingannano le pacche sulla schiena, l'arroganza sa essere leggera, sa scivolare tra le fessure della noncuranza, può volare su ali di invidia, sa posarsi come una morbida carezza...
L'arroganza siamo noi, tutti noi, l'arroganza é nostra ed è in noi, nel nostro modo di fare.
Un'arroganza pret-à porter, nel pretendere che gli altri la pensino come noi, quando siamo banderuole, l'arroganza di essere sempre sinceri, noncuranti dei sentimenti altrui, nel pretendere la sincerità, restando però ciechi ai propri limiti, l'arroganza dei voglio bene a tutti, che nasconde la paura di restare soli.
La vita é arrogante, perché ci illude ma poi finisce, la vita ci rende arroganti, nel tentativo di viverla..
Siamo arroganti che si indignano dell'arroganza altrui...
Guardiamoci negli occhi, guardiamoci senza la paura di essere guardati...

Saluti

lunedì 21 maggio 2018

Momenti

L'esistenza è fatta di istanti, tutti stretti tra loro, ma se ne metti molti insieme e di questi, tanti, ritornandoti in mente, provocano belle sensazioni, allora si parla di vita.
                 Reschiglian Lorenzo.

É quando non ti aspetti niente, quando dai tutto per scontato, quando credi di aver visto tutto o  quando ti aggrappi ad inconsistenti certezze, che succede qualcosa, che succede ciò che non ti aspetti; succede che la vita cambia, succede che cambi prospettiva e hai voglia di guardare oltre.

Ero stanco, più di vent'anni a lavorare "in proprio", mi avevano distrutto, non tanto fisicamente, ma mentalmente, ero sfiduciato, disilluso e profondamente prostrato, l'inerzia mi sballottava senza una meta sicura, giorni opachi seguiti da altri giorni opachi...
Vagavo, aspettando che i giorni si consumassero, passando al giorno successivo.
Gli amici queste cose le percepiscono, i veri amici ti aiutano a portarne il peso, le persone speciali ti donano una prospettiva...
Katia e Davide questo hanno fatto per me, mi hanno tirato fuori dal buco dove mi nascondevo e mi hanno cambiato prospettiva, spesso anche a calci nel culo, ma solitamente parlando, ascoltando e donando le proprie esperienze.
Così, perché per loro è così che si fa.
Ora, questo ciclo vitale è giunto al suo naturale termine, ma grazie a loro, se ne apre uno tutto nuovo, tutto da scoprire e dal quale imparare.
Grazie amici miei grazie, non avrò mai modo per sdebitarmi, mi avete fatto tornare la voglia di guardare avanti.
In questo, che vuol essere un abbraccio collettivo, oltre a Katia e Davide, stringo forte a me anche tutte le persone con le quali ho passato questi ultimi anni, in ordine alfabetico per non far torto a nessuno, Barbara, Bea & Bea, Cristina, Donatella, Ilaria, Miriam, Nataly, Roberto, Serena, Tatiana e Valentina...
Grazie a tutti, vi voglio bene.

venerdì 27 aprile 2018

Avete visto crescere vostro figlio?

Un alba, in fondo non è altro che l'ennesimo giro della terra intorno al sole, però a guardar bene, con il giusto occhio, c'è molto di più.
                    Lorenzo Reschiglian

Ci avete fatto caso?
Un genitore non si "accorge" che i figli crescono.
Detta così sembra una brutta cosa, ma in realtà è normale, cioè, un genitore segue ogni giorno la crescita del proprio figlio, non "accorgendosi" che questi diventa più alto o parla meglio o che acquisisce consapevolezza di se, perché tutto si svolge nella quotidianità della vita, quotidianità che a volte viene scossa quando capita di ritrovare un vestitino di quando era davvero più piccolo, allora guardi tuo figlio, poi posi lo sguardo su quel abitino e pensi, sembra ieri...
Ma di ieri ne sono passati tanti e, fortunatamente ti ritrovi a sorridere perdendoti in momentanei ricordi...
Quindi?
Tutto normale, i figli crescono e noi con loro.
Io sono uno che si accorge che mio figlio cresce..
Un po' sono anche spaventato...
Poi succedono cose...
Mio figlio non è un dormiglione, nel senso che, come tutti non è contento di doversi alzare, ma svegliandolo con coccole, carezze e dispettini giocosi, ridendo si alza, nulla di pedagogico, ma io ho la convinzione che se un bambino inizia la giornata ridendo, la stessa verrà affrontata con più tranquillità.
Qualche mattina fa, vedo che si alza, parecchio prima anche dell'orario "da giorno di scuola", gli chiedo se va tutto bene, mi risponde che deve andare in bagno e che ha da fare una cosa...
Dopo qualche minuto, sento che ritorna, ma si ferma sul balcone senza rientrare, lascio passare qualche momento, infilato un maglione, lo raggiungo sul balcone...
Che fai biscotto?
Aspetto l'alba...
Mi dice, senza distogliere lo sguardo da una montagna poco distante, dietro la quale cominciava a palesarsi una pallida Alba...
Mi sfilo il maglione e glielo faccio indossare, lui ci si raggomitola come solo un bambino sa fare, mi siedo con lui, abbracciati guardiamo l'alba che incurante di noi, comincia a sorgere...
Mi dice che ha deciso quale strumento musicale vuole imparare a suonare, spiegandomi il perché della sua scelta...
Sono felice.
Lo guardo, lui ha il viso illuminato dall'alba e gli occhi pieni di sole, lo stringo forte, perché lì, su quel balcone rischiarato dai raggi di un giorno nuovo, lì abbracciato a mio figlio, lì, io l'ho sentito crescere...
Saluti.

sabato 22 luglio 2017

Vabbè

A volte una parola è soltanto
una serie di lettere, l'importante
non è capire il senso della parola,
ma cosa c'è dentro la parola.
             Reschiglian Lorenzo

Mi ritengo un buon "parlatore", credo di essere più bravo ad ascoltare ma, sono un buon parlatore.
Perché dico questo, perché nella vita ho incontrato parecchie persone, con moltissime di queste ho allacciato rapporti di varia natura, dal semplice rapporto di lavoro, ai complessi rapporti familiari, dalle più blande amicizie, a quelle fortemente legate, poi...
Poi, di qualcuna mi sono innamorato, altre mi hanno strappato letteralmente il cuore...
Ora, la chimica dell'amore la conosco e condivido, così come conosco e condivido, la teoria che suddivide l'amore in fasi, sapete no, l'innamoramento, l'amore, l'amore maturo, ecc ecc...
Bene, su queste pagine ho più volte scritto quanto ritengo sia importante, vivere l'alternanza delle fasi, soprattutto le primissime fasi, quelle giovanili, quelle dove sono gli ormoni a comandare, quelle dove è facilissimo credersi innamorati, cioè che ci si innamora di tutto e tutti, dove si vive in una continua febbre testosteronica, febbre che fa confluire tutto il sangue disponibile, nell'unico "organo" che riteniamo utile, lasciando però a secco il cervello...
Tutto normale, anzi dovuto, perché sono convinto che le "follie" debbano essere fatte, ma fatte da giovani quando non si ha da perdere nulla, non quando si é sposati o genitori...
L'amore comunque è il sentimento più confusamente bello che si possa provare, almeno, lo é quando è vero, vitale e totalmente corrisposto.
Ecco, qui, quest'ultime parole, totalmente corrisposto, sono la chiave di volta di tutto.
L'amore deve essere corrisposto, deve, deve essere corrisposto, altrimenti non funziona.
Ora, se la vita ci vuole mediamente bene, ci darà un grandissimo amore, grandissimo amore che perderemo...
Inutile cercare i perché, la vita é così, ma non é poi così importante il perché o il percome, quello che ritenevano il grandissimo amore é finito, ok, come ci comporteremo con il prossimo?
Ecco la domanda importante, come ci comporteremo con il prossimo...
Il prossimo...
Perché un prossimo ci sarà, non siamo fatti per stare soli, siamo e restiamo la metà di un intero, volenti o nolenti, l'altra metà, prima o poi verrà a bussare al nostro cuore.
Allora come ci comporteremo?
Rimarremo noi stessi, sapendo di poter cadere di nuovo, ma nella speranza di trovare chi ci completerà, oppure cambieremo, sapendo di fare un salto nel vuoto, ma sperando di trovare qualcuno che ammortizzi la caduta?
Non penso ci sia una risposta definitiva...
Molto fa anche, come sia terminato il "grandissimo amore" e quanti sono i segni e quanto questi siano profondi nel nostro animo.
E in virtù di questo, quanto una persona può "mettersi da parte" per stare con chi ama?
È giusto annichilirsi, fin quasi all'annientamento, per stare con qualcuno, o meglio, per non stare da soli?
È giusto "accontentarsi" in amore?
È giusto soffrire per paura di cagionar sofferenza?
La risposta a queste domande é Martina.
Martina è una delle donne più incredibili che io abbia mai conosciuto, Martina é la donna che da il titolo a questo post, Martina é la donna dei "vabbè"...
Amo Martina.
Amo Martina e i suoi vabbè.
Dentro i suoi vabbè, c'è un mondo che non credevo, non sapevo potesse esistere, un mondo, il suo mondo, dove l'amore ha una spiegazione logica, dove l'amare ha un suo peso specifico, dove l'amarsi ha dei confini netti, dove tutto é giustificabile, dove il vabbè è l'imperativo e col vabbè, si può risolvere tutto...
Amo Martina per il suo modo di amare, totale, unico e incondizionato, quel modo che é anche il mio e che é quello che vorrei, anche se fa male, anche quando fa soffrire e ti lascia troppo tempo per pensare...
Amo Martina, ma lei non ama me...
Vabbè...
Ma non è questo il fatto importante, la cosa grandiosa è che ho avuto la fortuna di conoscerla e ora é mia amica.
La vita ci dà splendide opportunità, sta a noi riconoscerle.

Saluti

martedì 16 giugno 2015

Pensiero condiviso

Non ho mai "concesso" a nessuno
questo spazio, ma c'è una prima volta per tutto...
Quindi per questa mia prima, lascio
la tastiera ad una grande donna e amica, ecco a voi:

Alessia De Pilla

Parturient montes, nascetur ridiculus mus.

E fu così che la montagna partorì il topolino.

Finalmente svelato il piano B del nostro governo.
Inutili le notti insonni di Hollande, Cameron e Frau Merkel.
Possono finalmente conservare lo Xanax e il Tavor e riprendere i loro sonni tranquilli. 
Magari noi dormiremo un po' meno tranquillamente.
Tutti a scervellarsi, a immaginare quale grande "Eureka" avrebbe illuminato il buio del "e ora cosa facciamo??"
Tutti pronti a stupirsi per il meraviglioso bianconiglio che sarebbe stato estratto dal cilindro.
Tutti convinti che con un inusuale ma coraggioso e provvido colpo di reni, orgoglio, buonsenso e intelligenza pratica, avremmo messo in riga, la Ue, la CEE, la CEI, l'ONU, la Nato, la MEC, la PEC, STiCAZ (ho finito le sigle), avremmo fatto applicare tutte le regole, diritti, sanzioni possibili e immaginabili.
Invece il piano B sarebbe:
"Non ci aiutate??
Ok, facciamo tutto noi!!!"
Ahahahaahahahahaahahahaha
(non ce la posso fare).

Al resto d'Europa, con la scusa del trattato di Dublino (che data la tragedia di proporzioni epocali, andrebbe modificato:..ieri) e di mille altre fesserie, non gliene può fregar di meno. 
Di tutto: delle guerre (create e alimentare, soprattutto da loro), dei poveri disperati, della fame, dei morti.
Ognuno pensa a casa propria e chissenefrega se gli "Italien o Italienisch" per punizione non vanno in vacanza! 
Anzi, sono pure contenti, dato il malcelato disprezzo che nutrono per i cugini italiani.
E Francia, Austria, Spagna, Germania lo stanno dimostrando senza Se e senza Ma.
Però ci...(LO) accolgono con la canzone "Azzurro".
Eh si. 
Noi (LUI) si che siamo importanti e degni di considerazione.
Non so perché per un attimo mi viene in mente Stalin genitore del termine "utili idioti".
Gli Europartners (partners quando c'è da prendere e non quando c'è da dare)
si riempiono la bocca col Trattato di Dublino (quello che ci vorrebbero 5 min per variarlo, ma dato che agli altri non conviene e l'Italia conta meno di niente, non si modificherà). 
Però quando arrivano (sempre i disperati) nel primo paese mediterraneo che li accoglie, se si chiama Spagna e li respinge a fucilate tutti zitti.
E Dublino con la Spagna non lo fa applicare nessuno.
Quindi i più disgraziati, sfigati, quelli che hanno tratto meno vantaggi dallo sfruttamento secolare dell'Africa (schiavismo, ricchezze naturali, diamanti, petrolio ecc, guerre di potere vedi Libia, Tunisia) e che "al momento sono i più poveri", Italia e Grecia, devono farsi carico della prima (e a quanto pare ultima e definitiva accoglienza) di milioni di poveretti che scappano da guerre e fame.
Senza contare tutti gli altri (sempre disperati) che arrivano dall'est Europa, dall'Asia via auto/pullman/aereo, coi flussi regolari e non, che vivono non certo nei quartieri alti e di lusso, ma nelle periferie popolari, in mezzo ad anziani, disoccupati, gente senza lavoro, casa, diritti, voce e senza neppure più dignità.
I nostri Disperati, che non sono certo diversi dagli altri, ma non se li fila nessuno. 
Le grida d'aiuto di questi, cronache di tragedie e suicidi annunciati, il nostro ricco Epulone non le ascolta.
Ma li ospitassero ai Parioli o a Monte Mario, a Cortina o a Taormina, perché il "ci pensiamo noi" è foriero di grandi sventure soprattutto per chi ormai ha perso tutto e gli viene imposta l'applicazione di una solidarietà dagli alti poteri, gli stessi che, "chi ha perso tutto", lo hanno abbandonato nel dimenticatoio. 
Dato che quasi tutto il continente africano patisce guerre, carestie, miserie e torture e dato che, se non erro, sono circa un miliardo e 300 milioni di abitanti, cosa si pensa di fare? 
Lasciamo stare le storie di 100-200- 300 anni fa.
C'è il disastro: Qui e Ora.
Cosa si pensa di fare, dopo aver tamponato una prima emergenza che va avanti da anni e si sta cronicizzando, in un periodo di crisi in cui chi era ricco è rimasto ricco e chi aveva abbastanza e poco non ha più nulla e le prospettive sono le peggiori mai avute?
Si pensa di trasbordare negli anni un miliardo di persone da un continente all'altro?
Perché le motivazioni (guerre, disperazione, fame ecc) non cambieranno certo nel giro di un paio d'anni.
Senza contare la convivenza ed integrazione con persone che hanno culture radicalmente diverse dalle nostre, difficili da miscelare anche perché loro, credo, saranno i primi a non voler miscelare proprio nulla.
E lasciando perdere il discorso religioso, rinunceranno forse a cose come l'infibulazione, la poligamia, la totale discriminazione verso il genere femminile, l'intolleranza verso gli omosessuali, ammessa per legge perché, interpretazione di parte (quella maschile) e di comodo del volere del loro Dio?
Che se lo nomini storto ti fanno saltare, e non dico dove...
Per ultimo, ma non meno importante.
Tutti i fratelli arabi/musulmani stramiliardari coi cessi d'oro, perché non accolgono i loro fratelli disperati?
Perché non contribuiscono costruendo tante scuole, ospedali, e creando possibilità di lavoro? 
Quanto bene potrebbero fare le ricchezze degli Emirati Arabi!
Quelli che costruisco un circuito automobilistico con uno schiocco di dita...
Là, a due passi, in Africa, anziché realizzare fili spinati d'oro e platino a corrente alternata. 
Hanno la stessa religione e cultura, sono facilmente raggiungibili, con la vendita di un cesso d'oro di Dubai ci campa un anno una famiglia di 6 maschi senegalesi con le loro 4 mogli cad e 5 figli per moglie.
Qualunquismo? Demagogia?
Forse?
Però perché non farlo?
O le solite richieste (senza possibilità di rifiuto) di solidarietà si possono "imporre" solo ai "soliti utili idioti". 
Perché con la scusa della inutile demagogia, cose che alla fine aiuterebbero molto si scartano a priori.
Pare che tutti gli abitanti dell'Eritrea e del Corno d'Africa abbiano migliaia di parenti disposti a ospitarli e offrire loro un lavoro, in Norvegia o in Danimarca, e in Norvegia e Danimarca li aspettano a braccia aperte.
Nessuno negli Emirati Arabi? 
Chi se ne frega del razzismo. 
Fossero cinesi, indiani, russi direi uguale.
Ed è pieno pure di cinesi, indiani e russi, la maggior parte dei quali vive al di sopra della legge. 
In Italia 3 categorie vivono al di sopra della legge:
i politici, i ricchi e gli immigrati.
E non capisco perché. 
Come possiamo pensare di accogliere un continente o anche solo un decimo di questo?
Ma tutti i miliardi investiti dalle organizzazioni internazionali in questi paesi, che fine hanno fatto? 
Tutte queste organizzazioni internazionali inutili e parassite, stipendifici di incompetenti che la parola solidarietà non sanno nemmeno come si scrive, che ci stanno a fare? 
A distogliere risorse da investimenti ben più utili in tante zone svantaggiate?
Perché se qua non si interviene in Africa, investendo e ricostruendo in Africa, aiutando in loco, l'Africa si trasferirà e non certo in Europa, ma in Italia. 
Con buona pace di chi chiede che vengano rispettati i diritti di tutti. 
Non ne faccio nemmeno una questione politica. 
So solo che chi sta facendo queste scelte scellerate, le sta "imponendo" ai troppi italiani che sono rimasti senza lavoro, senza assistenza, senza salute, senza casa, senza diritti e senza voce, dal comodo dei loro mega uffici galattici, dai loro superattici lussuosi nei quartieri più sicuri, dai loro salotti letterari nobilitati da qualche illustre Nobel di grido, da dove predicano solidarietà e accoglienza fra un bicchiere di champagne e una tartina al caviale, che insegnano il politically correct ai figli mentre l'autista li accompagna alla scuola privata con lo zainetto targato Luis Vuitton e dicono:
Cattivi e razzisti questi italiani poveri. 
Provare a vivere un mese come un vero italiano povero di questi tempi e poi ne riparliamo. 
Un po' di buon senso e condivisione della realtà (quella sporca e cattiva) non guasterebbe. 
E chiunque osi muovermi qualunque accusa, è a priori rispedita al mittente.
La mia vita parla per me, che, mentre molti degli attuali solidali da tastiera partecipavano nei loro salotti "solidali" (ripeto questa parola allo sfinimento perché pare che più la si ripete più diventi vera!) ad eventi solidali, io raccoglievo vomito e povertà di questi disperati (bianchi e neri che fossero).
Mi faccio inutile portavoce dei troppi poveri (brutti, sporchi e cattivi, però poveri e veramente senza più nulla da perdere), di cui faccio parte e che ho visto ogni giorno. Solo che la mia povertà, la mia (nostra) disperazione, ora non la raccoglie nessuno, nonostante infinite grida d'aiuto.
Non suonerebbe come "solidarietà abbastanza politically correct" (e per quanto continui a ripeterla e scriverla, verso di me (noi) non si trasforma in realtà).

Inutile dire che condivido totalmente il pensiero di Alessia.

Saluti

mercoledì 27 maggio 2015

Anche io

Ciò che vorremmo,
spesso è molto più
di ciò che potremmo
fare, ma comunque
molto meno di ciò
che effettivamente
poi realizziamo...
Lorenzo Reschiglian

Non sono un uomo irascibile.
Credo non siano più di due o tre, le persone che mi hanno visto veramente arrabbiato o con le quali mi sono veramente arrabbiato.
È altresì vero che non sono molte le cose, o i motivi, che inducono ad arrabbiarmi.
Ciò non vuol dire che non mi arrabbio.
Mi arrabbio quando la mia presenza è data per scontata:
Visto che tu sei sempre in giro, ho bisogno di questo, quello o quell'altro...
È vero, il mio lavoro mi porta a viaggiare, ma è lavoro non sono a spasso, come posso organizzare una giornata di lavoro se devo dare retta alle paturnie di chiunque?
Mi arrabbio quando mia moglie si fa carico di mille impegni, che ovviamente non può onorare tutti, quindi riversandone una parte su di me:
Tanto lui c'è...
Mi arrabbio quando i cellulari delle persone che cerco suonano continuamente liberi, ma cazzo, sti telefoni li avete sempre in mano, anche quando siete seduti sul cesso, possibile che non riuscite mai a rispondere?! E comunque, anche fosse che sono così sfortunato da chiamarvi proprio negli "unici" momenti che non potevate assolutamente rispondere, ma dopo, cazzo, ma dopo, dopo che avete salvato il mondo da distruzione certa, dopo, perché cazzo non telefonate a chi vi ha cercato?! Ma chi cazzo vi credete?
Fanculo.
Mi arrabbio quando devo mangiare da solo a casa o se "mi tocca" mettermi ai fornelli perché, chi poteva farlo, non ha visto che ora fosse, o perché impegnata in cose sempre più importanti, tanto:
Puoi farlo tu no?
Mi arrabbio per la becera ignoranza, per la prepotenza, per il tutto è dovuto e per la falsa modestia.
Così, ieri, sono in giro con la mia incazzatura rimurginando tra me e me, incazzato perché è tardi, perché sono all'iper per comprare quello che serve, sono le 19 passate e so già che, tra finire, andare a casa, preparare la cena e cazzi e mazzi, non sarà possibile mettere a nanna il piccolo ad un orario sano, quindi la mia acidità di stomaco viaggia a mille...
Entrando all'iper, vedo il solito buffoncello, su tipica macchinetta da sbruffone, pretenziosa l'auto, palestrato lui, parcheggiati, se così si può dire, in mezzo alla strada, ovviamente con radio a manetta e sigaretta in mano, entro pensando:
Lui sicuramente tutte le mie rogne non le ha...
Compro di corsa quello che mi serve, pago e mi incammino verso l'auto, uscendo ho davanti una donnina, tanto esile quanto trafelata, una mano occupata da una enorme borsa, l'altra sorregge una confezione d'acqua da 12 litri...
Mi offro di aiutare, cortesemente rifiuta, esce e va proprio verso l'auto dell'energumeno visto poco prima...
Questi non scende nemmeno dall'auto, accenna appena ad aprire lo sportello standosene seduto comodamente e, con tono accusatorio, lo sento dire:
Era ora, ma ci vuole un'ora per prendere ste quattro cagate?
Be' avrei voluto essere un energumeno pure io, o che lui lo fosse molto meno, per tirarlo giù dalla macchina e prenderlo a calci nel culo, invece, da pavido qual sono, ho tirato dritto e una volta salito in macchina, mi sono accorto che non ricordavo più perché, pochi minuti prima, ero arrabbiato...

martedì 5 agosto 2014

L'azzurro è il colore della serenità

La dove i pensieri osano far domande,
quando il cuore mette in circolo lacrime,
la dove le emozioni vincono la ragione,
quando nei polmoni si strozzano le grida,
la troverai noi, noi più forti della paura.
                                                         Lorenzo Reschiglian


Ok, ok...
Si è vero, vi ho decisamente trascurati.
Non cerco inutili giustificazioni, non le cerco perché questa mia forzata lontananza ha un nome e un cognome, anzi, un titolo.

Azzurro come il cuore.

Azzurro come il cuore è il titolo del libro che attualmente è in fase di stampa, Azzurro mi ha letteralmente prostrato, scriverlo ed inseguire i pensieri che scaturivano durante la scrittura mi hanno portato più volte al limite estremo delle mie possibilità, sia mentali che fisiche, Azzurro mi ha strappato sentimenti ed emozioni che giacevano nella mia mente, ma non placidamente dormienti, bensì celate alla mia attenzione e pronte ad attaccarmi per far scempio del mio cuore, per ridurre a brandelli la mal costruita normalità in cui mi nascondevo, lasciandomi lì ad agonizzare, affogando nelle mie stesse lacrime.

Azzurro porta agli estremi limiti l'antico detto del bicchiere a metà, Azzurro parla di morte, celebrando la vita o parla di vita, celebrando la morte...
Non lo so, l'ho letto e riletto centinaia di volte, senza trarne un pensiero univoco, quindi lo lascerò al giudizio di chi lo leggerà.
L'abbiamo scritto in tre, a tre mani, mentre con le altre tre, ci tenevamo stretti in un abbraccio di incoraggiamento e consolazione, noi tre, io Alessia e Sara accomunati dalla perdita di un genitore.
Azzurro parla di cancro, in un certo senso fa parlare il cancro stesso, parla per mezzo nostro, delle nostre vite scalfite dal dolore e urla nei racconti che parlano di noi o dei nostri cari persi nell'oblio dell'amore che con loro non vivremo più...
Azzurro contiene le nostre emozioni, quelle negative rese rigogliose dalle lacrime versate, ma anche quelle positive, quelle nutrite dai sorrisi e dalle speranze, quelle che nascono negli abbracci degli amici che ci sostengono, si perché Azzurro è vivo, vitale e c'è un urlo che sovrasta poderoso le grida di dolore; è l'urlo della forza, della speranza e della vita che non si arrende, noi siamo quell'urlo, noi abbiamo deciso di non stare zitti, noi vogliamo essere più forti della paura, noi vogliamo continuare ad avere pensieri azzurri di serenità, noi vogliamo risposte alle nostre domande, vogliamo risposte alle domande di chiunque si trovasse a soffrire.
Ci mettiamo la faccia e il nome, Siamo Lorenzo Reschiglian, Alessia Mariani e Sara Ottini, e vogliamo sapere perché in Italia non c'è libertà di scelta, vogliamo sapere perché non esistono studi sulla reale efficacia delle cure tradizionali, vogliamo sapere perché gli ammalati sono costretti a curarsi con metodi e medicinali vecchi di decenni, perché la ricerca non viene sovvenzionata, perché tutto quello che si discosta dalla farmacopea internazionale viene tacciato di inutilità, se non addirittura di dannoso per la salute?
Perché?
Perché la gente deve morire con la certezza che non si è tentato il tutto per tutto? O perché, chi decidesse in tal senso, non può morire e basta?
Azzurro si fa queste domande, e mille altre, noi andremo avanti alla ricerca di ogni singola risposta.
Con i proventi del libro, andremo ad operare sul territorio, andando dove veramente ve ne sarà bisogno, senza l'insensata necessità di strafare, piccole cose, veri bisogni e tanto cuore.
Questo siamo noi, più forti della paura.

Saluti

venerdì 9 maggio 2014

Mamma Teresa

Non si può rispondere a tutti 
i perché  della vita,  non tutte  
le  domande hanno  lo stesso
peso  nei nostri  pensieri, ma 
forse  è  meglio  se  lasciamo 
che sia così.
                            Lorenzo Reschiglian

Io con Teresa non avevo mai parlato, ma la conoscevo lo stesso.
L'ho conosciuta attraverso i racconti di Sara, attraverso gli occhi di Sara, occhi che sanno parlare.

Quando quegli occhi parlano, si riempiono di storie ed emozioni; le parole che descrivevano Teresa erano parole vive per una donna vitale, una donna a volte non facile persino dura, dura come può esserlo solo una mamma quando da mamma si deve comportare; e mancherà come solo una mamma può mancare.

Indissolubilmente.

Sara non si arrende, la sua famiglia non si arrende, nemmeno la morte potrà farli desistere, la morte non vince sull'amore, i mostri non vincono quando l'amore è vero, totale e sincero, i mostri potranno reclamare un corpo, ma è un benché misero bottino, perché mai avranno l'amore che legava le anime di chi amava l'essenza di quella vita.

Per questo Teresa non morirà mai, per questo lei è stata e sempre sarà, nei cuori di chi ha amato e sempre rimarrà nei cuori di chi l'ha amata.

Sara continuerà a raccontare di quei ricordi e i suoi occhi saranno lo specchio di quelle emozioni, forse qualche lacrima cercherà di velare il ricordo, forse qualche volta la sua voce si scheggerà, incrinata dal dolore, ma Sara non è sola, ha una famiglia alle spalle, una nuova che sta per nascere e l'abbraccio di tanti veri amici; e se anche si dovesse sentire smarrita, le basterà fermarsi, respirare e aspettare, sentirà una carezza sul cuore e mamma Teresa sarà li con lei, sempre.


Un abbraccio

giovedì 8 maggio 2014

Ciao Elena


Negli occhi aveva le creste 
che tanto amava,

nei sorrisi le valli nelle quali 
si riposava.
                                  Lorenzo Reschiglian


Elena era così, con lo sguardo sempre puntato in alto, i suoi occhi si posavano sulle montagne come una carezza sfiora la guancia di un bambino, delicata, controllata e piena d'amore.
I suoi occhi conoscevano le montagne, il suo forte cuore era abituato a vincerle spinto dal bisogno di viverle...
Nelle sue parole l'allegria di chi è abituato ad avere mille amici, nelle sue parole non trovavi mai amarezza, invidia o superficialità, lei ti diceva cosa pensava e te lo diceva così come lo pensava, senza falsi filtri, senza “contarla su”, sempre chiara e sincera, il bianco era bianco il nero era nero, non le importava se faceva male o se ciò che diceva poteva essere brutto, quello che c'è da dire, si dice, quel che c'è da fare, si fa, tutto il resto son chiacchiere inutili.

Elena non c'è più, rubata dalla montagna che tanto amava.

Elena mancherà a chiunque l'abbia conosciuta, vissuta o soltanto sfiorata.

Mancherà perché era un'anima pura, un'anima capace di ascoltare e mondare le anime altrui; mancherà perché ha regalato qualcosa a tutti senza mai voler in cambio nulla, mancherà perché era pura essenza, un distillato di rara realtà.

Ciao Elena, da dove sei ti dovrai abituare che per veder le montagne, dovrai volgere lo sguardo verso il basso e ancor più giù, se vorrai vedere chi ti ha voluto bene, noi guarderemo in su cercando tra le creste delle montagne il luccichio dei tuoi occhi, riposandoci in quell'amaca naturale che era il tuo sorriso.

Dedico a te il mio ultimo brindisi, sollevo questo mio bicchiere, di lacrime e vino in tuo ricordo.

Prosit

domenica 20 aprile 2014

Chi si somiglia, attrae l'opposto...

Vai a dar retta alla saggezza popolare...
                                       Lorenzo Reschiglian

Stasera una frase di mia moglie mi ha messo la mente in movimento...
Si parlottava tra la stanchezza del pre nanna, di amici con rapporti più o meno in crisi (ma chi non lo è?), Odette sull'argomento è quadrata in maniera quasi inumana, il suo modo estremamente lineare di pensare, non permette variazioni di pensiero ne qualsivoglia elasticità in merito, cioè, se c'è un "problema", lo stesso va affrontato a tavolino e risolto, qualunque sia la soluzione...
Effettivamente andrebbe fatto così, almeno, così dovrebbe essere se tutte le persone pensassero nello stesso modo estremamente lineare di mia moglie...
Ma così non è...
Nella realtà, a far gioco sono le insicurezze, le paure e quell'innata necessità, tipica del genere umano, di fare spaventevoli cazzate senza troppo curarsi di quelli che in gergo vengono definiti "danni collaterali"...
Facciamola grezza:
Io sono sposato con Odette, lei si innamora di un altro, quindi, viene da me e mi dice perché se ne sta andando...
Brutalmente perfetto e assolutamente pratico, potrà sembrarvi semplicistico, ma non è così.
Oppure:
Io sono sposato con Odette, io mi innamoro di un'altra, quindi, comincia una serie spaventosa di menate mentali, ma sarò veramente innamorato? O è quello spettacolare paio di chiappe? E se fosse la sindrome di Peter Pan? Forse, comunque io una botta a Wendy gliela darei, anche Trilly se non fosse così microscopica eppoi, vogliamo parlare della figlia del capo indiano? Altro che piume in testa, ti spiumo io! E se fosse la classica crisi del terzo, quinto, settimo anno? Eppoi sicuramente sono io che sbaglio, magari faccio troppo poco in casa, o si lamenta che faccio troppo? Non è che la sto sminuendo nella sua figura di angelo del focolare? (questa è vera! Non di Odette, ma è vera!), e se fosse che ho solo smesso di ricordarmi il perché l'ho "scelta"?, ma poi, perché l'ho scelta??
E via via, con una quantità apocalittica di altre menate...
Forse bisognerebbe essere tutti un pò più lineari...
O no?
Credo che si debba essere incredibilmente sicuri di se stessi per affrontare con efficiente risolutezza determinati argomenti, io non credo di essere così risolutamente efficiente...
Sento già il coro delle puritane che mi da del bastardo pucia biscotto a tradimento, del bieco maschilista fallocrate e del misogino sessuale...
Magari hanno pure ragione...
Ma la realtà è fatta di dubbi, non di certezze, quanto meno di molti dubbi e poche, pochissime certezze...
Almeno è così per me...
Magari con l'età la cosa migliora...
Certo è che mi muoverei con estrema cautela...
Le puritane hanno già imbracciato il mattarello d'ordinanza...
Calme, state calme, ho detto che mi muoverei con estrema cautela, ma non per evitare di far scoprire le mie scappatelle, mi muoverei con estrema cautela, primo per non far accadere le scappatelle, secondo, se qualche bollore mi dovesse colpire, cercherei di capire cos'è che provoca tale bollore, senza necessariamente parlare di tale bollore con la partner ufficiale...
Vi sembra vile? O vagamente opportunistico?
Beh, non me ne frega niente di quello che vi può o no sembrare, magari da quel bollore non scaturisce nulla, magari si realizza che quel bollore null'altro è che un pensiero naturale sfuggito al normale controllo, quindi perché andar a rischiare un rapporto perfettamente funzionante, parlando di ciò che nemmeno noi conosciamo?
Va bene, anzi benissimo, la sincerità nel rapporto, ma prima di andare a spiattellare un qualsivoglia pensiero, forse è meglio elaborarlo con un briciolo di calma senziente, eppoi, potrebbe anche capitare che, nulla sucedendo e realizzato il non nuocere di quel pensiero, si possa arrivare alla conclusione che è superfluo parlarne col proprio partner.
Già, credo sia meglio tacere, piuttosto che instillare un inutile dubbio.
Forse è buon senso o paura fottuta...
Boh!

Saluti

domenica 16 marzo 2014

Codice Deontologico

Il codice  Deontologico è un 
codice   di   comportamento,
generalmente avente efficacia
normativa, cui il professionista
deve attenersi per l'espletamento
della sua professione...
                                            Wikipedia


Ho deciso, la mia decisione non cambierà minimamente lo svolgersi della vita di chiunque, forse nemmeno la mia, ma comunque ho deciso.
Non comprerò mai più un quotidiano, ne presterò più orecchio a qualsivoglia notiziario.
Il perché è presto detto:
Sono stufo di sentire o leggere inutili idiozie e nota bene, non ho fatto nessun riferimento a questa o quella notizia, cioè, c'è la notizia che mi ha fatto prendere la decisione, ma è poco più della classica goccia che fa traboccare il vaso, un vaso che però era già pieno oltre misura, un vaso che si è riempito, goccia dopo goccia e dal quale non è uscita la proverbiale goccia precedentemente citata, no, il vaso stracolmo ha ceduto di schianto sotto l'oramai insostenibile peso del dilettantistico giornalettismo sensazionistico.
I giornalettai hanno perso ogni decenza, decenza che, insieme all'etica e alla sincerità, sono sempre più profondamente seppellite sotto metri di merdoso nulla...
La questione che vede contrapposte la russia e la Crimea, monopolizza l'attenzione di tutti i media, pagine e pagine di giornali, ore e ore di trasmissioni, tutto, e il suo contrario, a continuo uso e consumo di chi si sente ancora di fare del buonismo, a chi si indigna e per chi proprio non ha nulla di meglio da fare, quando basterebbe prendere quel folle guerrafondaio, sbatterlo in galera per poi buttare via le chiavi della cella e finalmente mettere a capo del governo qualcuno che sappia leggere, scrivere e, dio non voglia, far di conto...
Qualcuno che non sia avido, razzista e che, in fin dei conti, non sia completamente folle...
In mezzo a tutto questo guerrafondare, i giornalettai sguazzano come topi nei liquami, abilissimi a spaccare il capello in quattro per racimolare altre notizie, altre novità.
Ma stamattina ho sentito chiaramente il tonfo della serietà professionale che si schiantava esanime al suolo, quando la tanto temuta guerra, ha provocato il tracollo delle borse...
Il tracollo delle borse...
Già, il fatto che una guerra porti morte, dolore e infamia non interessa a nessuno, men che meno a chi la guerra la ordina, però no! Chi se ne frega dei morti, chi se ne frega della sofferenza, l'importante è che le borse "tengano"...
Probabilmente ai Crimeani o ai russi coinvolti interessa moltissimo, probabilmente tutti quelli che abitano in quel buco di culo hanno migliaia di azioni in banca, sicuramente il primo pensiero del Crimeano medio quando si sveglia è rivolto ai rendimenti percentuali delle suddette azioni, mica al rischio di essere bombardato...
Datemi del coglione se vi và, e probabilmente il mio astio è dettato dalla mia non florida situazione economica, forse sono pure invidioso di tutti quei Crimeani ricchi e spensierati, ma concedetemi il lusso di mandare affanculo la quasi totalità dei giornalettai italiotici, lasciatemi mandare affanculo tutta quella massa di mangiapane a tradimento che hanno preferito dar più risalto alla vile pecunia, senza nessun rispetto per le persone che rischiano di perdere la vita...
Svegliatevi dall'orrendo torpore cerebrale nel quale siete caduti e soprattutto, sfilate la testa dal culo del potente di turno e tornate a fare il vostro lavoro.

Saluti

lunedì 10 marzo 2014

Buchi nel cuore

Sono arrivato più volte a d'un passo 
dall'odiarla, e innumerevoli le volte 
che mi ha fatto incazzare, ma inutile 
discutere con lei, inutile sgridarla,
arrabbiarsi o punirla.
Adesso non c'è più.
                                           Lorenzo Reschiglian

Ti ho odiato di quell'odio che è figlio di un grande amore, ma i cani sono lo specchio dei loro padroni, quindi non so quale aspetto del mio carattere avevi assorbito, non so perché eri così perfettamente diversa da me, tu così indipendente e per niente abitudinaria, tu tanto schiva e diffidente da abbaiare alla tua stessa ombra, ma così profondamente affettuosa da strappare lacrime, tanto chioccia e mamma da "adottare" mio figlio e da lasciarti "trattare" come solo un bimbo sa fare, senza che tu battessi ciglio, anzi, guai a chi si avvicinava al "tuo" cucciolo, doveva tremare chi non era della famiglia, del tuo branco, tu così piccola da far tenerezza, ma pronta a donare la vita per difenderci...
Forse eri completamente folle, quella lucida follia che nasce dall'amore incondizionato...
Così amano gli animali, incondizionatamente, o tutto o niente, non hanno le mezze misure, sei loro o sei un nemico, niente falsità...
Fosse così con gli esseri umani...
Vorrei dire che è morta serenamente, ma no, non era da lei, così mentre si spegneva la accarezzavo, piano, contando i suoi respiri che rallentavano, la mia mente vagava nei ricordi di questi ultimi mesi, del suo camminare sempre più lento, di quelle soste con gli occhi persi nel vuoto che la stava ingoiando, anche i cani soffrono di demenza senile, non lo sapevo, ancora un respiro, un altro, ho negli occhi le immagini dell'arrivo di Adriano neonato con lei pazza di gioia che lo deve annusare, un altro respiro, l'infinita tenerezza del suo avvicinarsi a quel batuffolo d'uomo, un altro respiro, lo annusa poi ci guarda, come a dire: Tranquilli, ci penso io, un altro respiro sottile, ho la mano appoggiata al suo fianco, non so se sa che ci sono, mi guarda ma lei vede altrove, la mia mano è ferma, il suo torace è fermo, il suo sguardo è vuoto, piango...
Arriva Odette: Lorenzo ci sei? Chiede...
Rispondo: Io si...
Lei si mette in ginocchio vicino a me, piange...
Decidiamo di portarla su dai nonni, Odette va a prendere una delle sue coperte preferite, la accoccoliamo così come piaceva a lei, avrà un lungo sonno da fare, quindi deve stare comoda, quando arrivo su è già tutto pronto, ora sta bene è in giardino riparata all'ombra di un melo...

Ciao piccola Pulce, la tua difficile vita terrena è finita, ora hai un sacco di nuvole su cui fare pipì...

Saluti

venerdì 21 febbraio 2014

Amo meno

Che poi la vita è strana, l'umanità
per mondarsi dalle colpe cosa fa?
Fa  diventare  Santo uno bruciato
sulla  graticola, e  non contenti di
sifatta  stupidaggine,  lo assurge
a patrono degli innamorati...
Chissà che ne penserebbe lui...
                                         Lorenzo Reschiglian
 

Parlare di San Valentino , una settimana dopo che è passato, potrebbe sembrare strano, un pò lo è, ma c'è un perché...
A me la ricorrenza di San Valentino mi è sempre stata sulle balle, un pò come l'imminente carnevale e alla stessa stregua del natale, tutte "festività" che per me non hanno molto senso e che per certi versi, mi hanno sempre piuttosto infastidito, non è sempre stato così, da qualche anno in qua sono diventato abbastanza refrattario ai cattivi sentimenti, ho un bimbo piccolo al quale non voglio rovinare la felicità e lo stupore che gli riempie la faccia di sorrisi, almeno finché non scoprirà lui la pochezza che si nasconde dietro a quei giorni, voglio lasciarlo libero di sognare, quindi faccio tutto quello che un genitore deve fare, racconto fiabe, faccio scrivere letterine e preparo piattini pieni di biscotti da lasciare al babbo natale di turno, così come mi faccio piacere vedere il piccolo vestito da ninja che gioca con fatine, orchi, spider man e qualunque altro sciagurato costume la follia umana possa aver inventato, vi assicuro che arrivo pure a divertirmi, a ridere ed ad essere felice di giocare in mezzo al quella brulicante selva di urlante vita variopintamente vestita, vi assicuro che mi diverto a giocare con loro e ancor più, visto che io gioco senza paura o limiti, mi diverte tantissimo vedere gli altri genitori, soprattutto le mamme, che invece se ne stanno tutte impettite e ingessate, truccate e agghindate, bloccate nell'assoluta necessità di non fare niente, proprio per non rovinarsi la pettinatura o il trucco e, dio non voglia, sgualcire il vestito da consumata mondanità che spesso indossano, io rido come un matto a vederle lì, chi più e chi ancor più, starsene bloccate come avessero una scopa in culo, a fare finti sorrisi, a far finta di interessarsi alla prole e a far strafinta di divertirsi mentre ciarlano in inconcludenti chiacchiere...
A me rimane pur sempre una certa amarezza, ma è mia, non se la deve smazzare il mio pupetto, quindi gioco, rido, scherzo e soprattutto amo, amo mio figlio ed è per lui che mi faccio piacere anche quella certa amarezza.
San Valentino è diverso, i bimbi non c'entrano, volendo dire non c'entrano nemmeno gli adolescenti, con tutta la loro carica testosteronica e ancor meno c'entrano gli innamorati, tutta quella paccottiglia umana che si è sciolta il cervello (anche se credono sia il cuore), bramando e spasimando dietro questo o quella partner, no, no con tutto questo San Valentino non c'entra nulla, se proprio vogliamo, San Valentino è o dovrebbe essere, una ricorrenza per chi ama, per chi ama in maniera consapevole, niente ormoni, niente brufoli e testosterone, solo amore consapevole, l'amore che si raggiunge dopo aver consumato ogni singola goccia di dopamina, quello che si sente, quello che ci pervade quando il sudore si è asciugato dalle lenzuola, l'amore da cui si parte, non l'amore a cui si arriva, ecco cosa dovrebbe rappresentare San Valentino, l'amore che sta alla fine del fisico e all'inizio del cervello.
Quest'ultimo San Valentino è passato senza lasciarmi niente, ecco perché amo meno, o forse non mi ha lasciato niente perché già amavo meno...
Fa niente, i giorni continuano a passare, la vita anche, io con loro.

Saluti